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Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.
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Insieme allo sfavillare dell'oro, all'uso spettacolare del rilievo a pastiglia, al linearismo e alla precisione del disegno, un elemento davvero singolare attira lo sguardo su molti quadri di Carlo Crivelli: la presenza massiccia o semplicemente vistosa di frutta e ortaggi disposti sui bordi delle opere, in alto come ghirlande, in basso a ornare le balaustre. Se ne accorse a suo tempo un illustre scrittore e saggista come Carlo Emilio Gadda, che nello scrivere la recensione a una mostra su Crivelli e i crivelleschi del 1961 a Venezia, centrò con la sua ricchissima scrittura un insolito bersaglio.
Curiosi la pera o mela di destra, e, più, il cetriolo pèndulo a sinistra: quel cetriolo ch’è un poco una idea fissa del grande pittore: una costante insistita della minuzia realistica d’un pittore di genere, come taluno ha ritenuto di poter dire: imagine ovunque sorda all’idea «frutto», all’idea «ghirlanda», all’idea «trono della Madonna ad altare», eppur zucchescamente significativa d’un’umile campestre offerta esornante l’altare, per un addobbo amorosamente recato dalla campagna padovana o comunque irrigua e solare: e serenamente, pacatamente zucchifera. Cucùrbite a pezzi, a novembre dicembre, nella delicata povertà delle minestre paesane, cetrioli di insalate estive, dono adeguato di poveri, d’infaticati ortolani, che inghirlandi a lato o sopra il fasto de’ broccati e la preziosa lucidezza de’ marmi lo schienale del trono della Madonna: e vi rechi i lumi gialli e dorati del settembre che matura colocinte, ossia zucche.
[L'opera in questione è la Pala Ottoni, ovvero la Madonna della rondine, conservata a Londra. NdA]
Non a caso, l'articolo di Gadda si intitolava Il cetriolo del Crivelli e i cetrioli sembrano in effetti una specie di firma del maestro, un ortaggio certamente né frequente né apprezzato dalla media dei pittori. Torna su questo argomento, nel volume Opus Karoli Crivelli, anche Thomas Golsenne, disposto apparentemente a darci qualche nuova lettura dei sorprendenti cetrioli, ma in realtà ancorato a quell'idea di firma del pittore già proposta, a modo suo, da Gadda. Il possibile simbolismo fallico dell'ortaggio viene comunque a cadere, e resta la bizzarria della scelta, forse legata al mondo contadino come scrive Gadda, forse a qualche altro oscuro gioco simbolico. Pare invece che le mele e le pere, presenti forse anche più spesso nei quadri del maestro, non destino sorpresa.

Carlo Crivelli, La Pala Ottoni, 1492 Londra
Crivelli ha conosciuto alti e bassi nella valutazione critica, a partire dalla sua sorprendente esclusione dalle Vite di Giorgio Vasari, ma forse - come accadde anche a fine Ottocento -. negli ultimi anni la sua popolarità potrebbe aver ritrovato slancio e fortuna. (La pubblicazione di un dossier Giunti dedicato infine a Crivelli e la presenza online di tour turistici nella Marche sulle orme del pittore sembra avvalorare questa impressione).
Nel mio personalissimo caso, mi capitò di fare la sua sorprendente scoperta parecchi anni fa nella National Gallery di Londra; conoscevo appena quel nome e non ne avevo una precisa definizione nella memoria. I quadri inglesi di Crivelli, in particolare il polittico che a suo tempo aveva potuto ammirare Gadda, mi apparvero straordinari, lucidi, sfolgoranti quasi, magicamente definiti per prospettiva e anatomia, pur legati ancora alla tradizione gotica, soprattutto per la presenza massiccia dell'oro e per il generale effetto decorativo dell'insieme; certamente mi colpì anche la presenza di frutta e ortaggi, per non dire delle architetture sacre che i santi portano nelle mani, anche queste una firma del pittore.
Avrei scoperto in seguito che le opere di Crivelli, nato nel 1434 e forse allievo dello Squarcione, veneziano ma marchigiano di adozione, sono sparse in tutto il mondo, in particolare in Inghilterra, in Germania, negli Stati Uniti, in Francia, in Italia (nelle Marche e a Brera in particolare). I molti polittici di Crivelli, infatti, hanno subito il tipico destino di essere smembrati e venduti, dispersi in varie collezioni, e i tentativi di ricostruirne gli aspetti originali ancora comportano difficoltà e dubbi. Curiosamente, il pittore si firmava con la dicitura ben visibile Opus Caroli Crivelli (o Karoli), che ha dato titolo al convegno di Ascoli nel 2021.
Non ci sono molti testi dedicati al pittore e quindi gli Atti di quel convegno sono di per sé importanti, e ancor più preziosi vista la qualità dei contributi, la bontà della stampa dell'editore Capponi e la scelta di dedicare una sezione ad argomenti tecnici. Infatti, Crivelli non fu soltanto un ottimo disegnatore e pittore, ma anche un artigiano provetto, in grado di ottenere eccellenti risultati decorativi nelle cornici, nelle strutture lignee, nei rilievi dorati.
Carlo Crivelli, Madonna col bambino , 1480 Ancona

Carlo Crivelli, Pala di Sant'Emidio, 1473 Ascoli Piceno
Negli Atti troviamo quindi interventi di varia natura, tali da fornire dati e notizie di grande interesse sul pittore. Dopo una dotta introduzione di Claudio Strinati, Stefano Papetti aggiunge un'opera al catalogo di Crivelli, giustificando l'attribuzione al maestro di un San Bernardino da Siena in possesso della Pinacoteca di Ascoli. Seguono poi l'Autoritratto da cetriolo di Golsenne, uno studio sulle immagini sacre condotto da Francesco De Carolis e uno sui polittici domenicani sempre di Ascoli condotto da Amanda Hilliam. Due saggi femminili si soffermano poi, originalmente, sui vestiti e sui gioielli che Crivelli dipingeva meticolosamente per le sue sante, conseguendo risultati che rivelano una conoscenza approfondita delle mode del tempo e una rara capacità di attrazione; i saggi sono di Maria Giuseppina Muzzarelli e Benedetta Montevecchi. Ancora documentari e geografici i tre saggi di Alessandro Delpriori, Francesca Coltrinari e Massimo Moretti, che chiudono la prima parte del volume.
La seconda parte consiste di sei contributi tecnici, dedicati sia ai restauri di alcune opere sia ad analisi dei materiali usati dal maestro. Insieme a molti dati che descrivono e scandagliano il modus operandi di Crivelli, sono di estremo interesse i dettagli presentati con immagini dal vero di ottima qualità e con l'ausilio parallelo di immagini agli infrarossi, tali da rivelarci per così dire lo scheletro dei dipinti, ovvero il disegno preparatorio che sta sotto alla pittura. Anche alcune stratigrafie eseguite sui pannelli rivelano le raffinate tecniche usate. Sono indagini visive che ci forniscono elementi straordinari per comprendere la nascita di un quadro e la preparazione professionale necessaria al suo artefice.
Descritti e fotografati, sono davvero impressionanti alcuni rilievi eseguiti da Crivelli a pastiglia (come dire, in rilievo grazie all'uso del gesso) e altri spunti originali, tra cui ad esempio l'uso di una vera corda incollata sul pannello ligneo laddove serve per reggere le chiavi di San Pietro e l'attenzione quasi maniacale alle aureole dei santi, agli sfondi dorati e ai gioielli, preziosi non solo da vedere ma anche agli occhi di chi spesso li ha smontati per intascarne il valore in soldoni. Questa modernissima commistione tra oggetti veri, oggetti rilevati in tre dimensioni e oggetti dipinti fa di Crivelli, pittore e decoratore, una figura decisamente anomala nel panorama rinascimentale; forse, è stata anche causa della sua alterna fortuna critica.
I saggi tecnici del volume sono firmati da Daphne De Luca, Giovanni Valagussa, Delfina Fagnani, Andrea Carini, Barbara Ferriani, Stefano Volpin, Gianfranco Pocobene, Ciro Castelli.
Scheda tecnica
Daphne De Luca, Stefano Papetti, Graziella Roselli, Giuseppe Di Girolami, Opus Karoli Crivelli. Le opere e la materia. Nuove letture su Carlo Crivelli, Capponi Editore, 2023, 300 p., EAN 979128091940350,00, € 50
Da leggere
Carlo Emilio Gadda Il cetriolo del Crivelli https://docplayer.it/42230903-Carlo-emilio-gadda-il-cetriolo-del-crivelli.html