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Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.
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Dalla storia alla musica, percorsi di didattica musicale con le fonti storiche

Partendo dal titolo, il primo slittamento proposto è fatto di preposizioni: solitamente il rapporto tra la storia e la musica si misura nella specificazione cui ogni volta si intrattiene per statuto singolare – si pensi alla storia dell'arte rigorosamente prima in ordine alfabetico cui seguono tutte le altre unitamente al primato efficacemente assegnato al testo, alla storia della letteratura, a capitanare il campo dell'offerta formativa scolastica. Licei artistici ce ne sono da decenni, solo da qualche lustro compaiono i licei coreutico-musicali a fare da cerniera tra la formazione primaria e l'alta formazione artistica. Nel frattempo sono ancora attivi, ad esaurimento, i diplomi del vecchio ordinamento da privatisti: gli stessi prevedono, per l'esame di storia della musica, l'estrazione di quesiti piuttosto storicizzati cui si propone al lettore premuroso la ricerca sui motori dedicati. Ecco, questo particolare momento storico, sospeso com'è tra vecchi ordinamenti, licei musicali e alta formazione musicale favorisce una maggiore presa di coscienza sulla necessità di dedicare ulteriore attenzione alla musica non soltanto come storia per l'ascolto di un pubblico, bensì rigenerazione e riconoscenza nei confronti della storia, anche personale.
Sfogliando le pagine di questo volume raccolto, la pagina estesa si accompagna a un testo ben formattato in accordo a tutti quei criteri che fanno alcune pubblicazioni scientifiche; si presenta rigoroso, steso tra contributi in inglese e in italiano, efficacemente messo in campo da Giovanna Carugno per le N(u)ove Muse, una collana di studi e ricerche in sulle arti e lo spettacolo edita da Piemme (prolungamento ideale della Rivista di diritto delle arti e dello spettacolo): affiancare una recensione a tali premesse permette di misurare la formalizzazione di un testo quale impegno comune per definire l'elaborazione di strategie didattiche dedicate alla storia della musica, o meglio, dalla storia alla musica.
Veniamo alla divisione del testo: in tre parti, ognuna documenta una proposta di ricerca rapportandosi in prima istanza alle indicazioni suggerite dall'apposito curricolo cui queste attività sono finalizzate. I processi didattici raccolti intrecciano dunque uditori diversi, tra l'Italia e gli States, motivando anche una differenza di grado nelle pratiche proposte nonché nella composizione delle classi di riferimento. La prima (Le fonti storiche a scuola: quale didattica, quali obiettivi?), più articolata delle altre, propone davvero una indicazione di metodo già nel saggio della curatrice, Giovanna Carugno, la cui proposta si riferisce direttamente alla scuola dell'infanzia mettendo insieme Leonardo da Vinci e Domenico Scarlatti: in questo modo l'autrice direziona senza indugi l'azione sul dato educativo concentrandosi sulla particolare predisposizione dei bambini tanto alla musica, certo, quanto alla storia! Il punto sarebbe propriamente nel permettere al bambino una personale ricreazione di processi di rielaborazione dei percorsi educativi proposti attraverso una loro condivisione.
Potrebbe apparire un po' tecnico il taglio assicurato da questa pubblicazione, specie sostenendosi attraverso la documentazione proposta attraverso le note: un carattere tematico sta nella presa di coscienza sui modelli cui si rifanno le strategie educative di volta in volta adottate dalla formatrice, dal formatore di turno. La prima operazione proposta, nel cui solco si muoveranno anche le altre, prevede un confronto tra la musica e la storia, non la sospensione della musica in una dimensione astratta, bensì l'affiancamento di questi percorsi, così da disciplinare una più consapevole presa di coscienza sulle forme artistiche.
Non solo parole e testi: riferendosi a percorsi interdisciplinari, si fanno spazio anche riproduzioni di immagini, documentazione dei laboratori così da riflettere anche su quel che resta di queste attività. In alcuni casi, come ben raccolto in altra esperienza da Emanuele Pappalardo nel suo testo dedicato all'informatica musicale per la scuola primaria, l'acquisizione della documentazione risulta propedeutica alla comprensione dei contenuti espressi così da rinnovare la corrispondenza d'emotivi sensi tra teoria e prassi.
Grande attenzione viene dedicata ad alcuni repertori che lamentano scarsa diffusione in rapporto al grande pubblico: ben vengano allora studentesse e studenti della scuola primaria a fare i conti con Ecco la primavera di Francesco Landini, nella proposta di un approccio multimodale alle fonti storico-musicali (Sandra Fortuna, Ilia Camerlingo). Lo svolgimento di queste attività deve prestarsi all'esercitazione da laboratorio: solo nel tempo è possibile strutturare anche una maggiore complicità, ed è per questo che tali progetti si affiancano con sufficienza alla proposta didattica mattutina, ritmando solitamente l'ambito di attività extra-curriculari. L'apprendimento deriverebbe dal fare esperienza di certi contenuti, meno dalla riproduzione di quanto ascoltato, dunque da ripetere: anche la partecipazione dei docenti stessi, moderatori dei processi innescati, non più controllori addetti alla verifica di una conoscenza, si raccorda al diverso indirizzo didattico proposto.
L'indice è impostato gradualmente, assecondando la curva di apprendimento anagrafica: con la partecipazione delle scuole medie un attimo prima dei licei musicali completiamo tutti i gradi di istruzione ognuno dei quali destina uno spazio, ancora piccolo, alle attività musicali. La scuola media assegna all'educazione musicale addirittura un educatore ad hoc da diverse generazioni: il flauto dolce, strumento dalla tradizione così nobile, è spesso piegato a riprodurre temini recenti ignorando, in tanti casi, la sua letteratura. Giulia Amatruda propone un percorso di avvicinamento all'opera, una proposta davvero sensata per studentesse e studenti che si trovano a dover maturare una scelta professionalizzante di lì a breve, con l'iscrizione alla scuola superiore: se l'autrice insiste (con merito) sui dati culturali derivabili da questa operazione, si può parimenti insistere sul grado di complementarietà dei ruoli della messa in scena operistica.
Importante assolo dedicato ai rapporti tra la storia della musica e la storia della letteratura è proposto da Isabella Maurizio, un testo idealmente posto a dividere questi primi tre testi dedicati agli studenti in formazione primaria e media prima di svilupparsi con rinnovata maturità verso i licei musicali. Questo contributo, la lauda e la poetica lirico-religiosa del Duecento: un approccio interdisciplinare alle fonti, prevede la revisione delle abituali consuetudini legate all'apprendimento della letteratura italiana. Superato il biennio, alle superiori iniziamo a impostare un rapporto con la letteratura, solitamente solitario, giocato sulla parafrasi, affidato al primato del testo sul resto: nel caso della lauda, il residuo di una tradizione orale viene individuato nella pratica personalizzata di una prosa ritmica da sviluppare anche in gruppo, ritrovando così il piacere di mettersi in gioco insieme agli altri.
Superato questa partizione ideale, si arriva all'impiego diretto delle nuove tecnologie sulle fonti e sulla documentazione: il rapporto biunivoco innestato della riproduzione ha conosciuto nella moltiplicazione degli accessi e nella proliferazione degli scambi il contrappunto ideale alla svalutazione di senso dell'opera scambiata. Se nel caso delle immagini i processi di banalizzazione restano preponderanti, in rapporto alle fonti musicali le competenze da guadagnare sono così diverse da richiedere una specifica cassetta degli attrezzi: con tempismo inaugurato dalla pandemia, il saggio della Piras si confronta ad un tempo con le solite indicazioni ministeriali, archetipo cui ogni educatore è solito rifarsi pur di sviluppare una dialettica minima con la storia comune, dall'altro si riflette operativamente nelle condizioni di lavoro impostate a distanza, definendo più volte uno scambio di ruoli tra docenti e studenti elaborando un processo di verifica e validazione dei contenuti ricercati. Spostandoci nell'ambito della teoria, analisi e composizioni, siamo guidati da Paolo Sullo verso una proposta in grado di poter coniugare idealmente i buoni propositi ministeriali con prassi educative ad uso nei conservatori napoletani del Settecento: a muovere tale proposta è una lungimirante pratica sui materiali della composizione, sugli esercizi ad oggi rivelatori di una competenza antica quanto esemplare. Tale prospettiva si accorda poi alle importanti ricerche definite negli ultimi decenni in ragione delle tecniche compositive elaborate presso i diversi conservatori della città di Napoli. La prima parte si chiude con un percorso dedicato alla didattica museale, ed ancora ci troviamo nell'articolata descrizione delle fasi di un laboratorio composito la cui ragione si rischiata nell'impostazione dell'arte in quanto esperienza, facendo appello alla lezione di Dewey al fine di ripresentare un modello sociale dell'arte che non si presti esclusivamente alla disamina dell'artista, piuttosto renda evidente le connessioni implicite col suo "pubblico".
Una prima parte particolarmente entusiasmante, dedicata alla definizione della pedagogia musicale come disciplina in grado di riformare il sapere musicale dall'interno, agendo processi educativi i cui risultati non si limitano alla conoscenza a tappe ma definiscono l'apprendimento come percorso di partecipazione graduale. La forza dei contenuti proposti risulta dalla fragilità cui hanno retto il confronto durante tutto il percorso agito: si tratta evidentemente di riformare la didattica al punto da lasciare in sospeso i programmi stereotipati per concentrarsi ogni volta su un aspetto diverso, insistendo semmai con diversi gruppi, eppure cambiando di tanto in tanto il focus.
Emerge, nelle esperienze definite dalla seconda parte (Esperienze e proposte didattiche per i conservatori di musica e le università), una maturità altra dei pubblici cui sono rivolti questi percorsi di formazione al punto da lasciare emergere meno indefinitamente il livello di produzione e comunicazione musicale esito di tale processi: in questo senso l'alleanza con la comunicazione di massa permette di bilanciare il rapporto con le fonti a favore dell'utente al fine di personalizzare la propria ricerca. Anche la possibilità di confrontarsi con contesti educativi diversi da quelli italiani significa basarsi su una più ampia condivisione di un repertorio in espansione, magari lontano dal concetto di tradizione. A questo proposito il contributo di Cinzia Merletti può servire per instradare anche uno studente di musicologia verso una prima definizione delle fonti attraverso cui prendere in considerazione la prossimità del mondo Islamico: a tal proposito, è importante osservare come tali competenze vadano riconosciute esclusivamente a quanti vogliamo specializzarsi in tali repertori eppure sfugge una più generale configurazione di musiche così distanti. Tale sarebbe la curiosità di iniziare un discorso comparato che non è possibile quasi mai svilupparlo. Una più coerente definizione antropologica della musica permetterebbe piuttosto di guadagnare una dimensione più completa: un invito ancora oggi molto difficile. Chiude la seconda parte, dedicata all'alta formazione musicale, un contributo a quattro mani a firma di Maurizio Giannella e Antonello Mercurio, in due parti: si tratta di una proposta dal piglio analitico estremamente articolata su diversi piani (filosofico, teorico, linguistico), uno studio sul kyriale mantovano da un lato e l'utilizzo dei canti fermi nelle messe mantovane di Giovanni Pierluigi da Palestrina così da analizzarne le matrici secondo un modello quasi di reverse engineering. La seconda parte di questo contributo completa insomma quanto proposto ad antefatto integrando, al solito, con il quadro normativo di riferimento prima di compiere le dovute conclusioni, evidenziando le strategie di pianificazione del canone riferendosi all'applicazione della tabula mirifica. Maria Birbili chiude evidenziando la necessità di impostare lo studio dell'opera italiana dell'Ottocento lasciandosi guidare dalle fonti originali: a forza di riproduzione, l'interprete può facilmente astrarsi dal dato contesto pur di rivendicare un'assolutezza della pratica artistica cui mal si addice ogni tentativo di presa di coscienza sull'azione in atto. Il passaggio verso la formazione è ormai compiuto, dunque la terza parte si riferisce all'importanza delle fonti storiche nella formazione pianistica e vocale: in pratica, questi metodi ben storicizzati avrebbero il grande vantaggio di ispirarsi ad una conoscenza dell'uomo modulata sull'umano, meno sulle pratiche ad oggi in uso nelle scienze, suggerendo in questo caso un rapporto di confronto educato ai limiti dell'azione performativa stessa. Ci troviamo di fronte a testi che propongono una singolare partecipazione dei processi educativi già a contatto con la proposta dell’autore in virtù del suo coinvolgimento in prima persona: ennesima circonvoluzione sul posto a dimostrazione della stretta cogenza delle parti nel tutto riferito all’educazione musicale.
In copertina siamo accolti da un dettaglio tratto da 'Il suonatore di Liuto' di Caravaggio: si tratta di una immagine riconciliante posta a custodia di una missione rinnovata dalla disponibilità di risorse come animato dalle buone intenzioni della curatrice, Giovanna Carugno, in grado di raccogliere una ampia sinossi di pratiche didattiche differenziate per rendere autocosciente una impostazione dialogante sul passaggio, ormai consumato, dalla storia alla musica.
Scheda tecnica
Dalla storia alla musica. percorsi di didattica musicale con le fonti storiche
a cura di Giovanna Carugno, PM edizioni, 2021. EAN: 9788831222310, € 32