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Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.
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Andrea Bonavoglia (Vitorchiano)
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Identificato spesso erroneamente con un segno esclusivo della nobiltà, lo stemma araldico è, senza ombra di dubbio, uno degli elementi distintivi della cultura e della società del Medioevo.
Se è vero che non soltanto i membri di un gruppo aristocratico, ma quelli di qualsiasi famiglia hanno sempre avuto la possibilità di adottare uno stemma di riconoscimento, non ci si deve stupire del fatto che, alla fine del Medioevo, l’intera Europa era caratterizzata da stemmi araldici, dotati di una molteplicità di funzioni, compresa quella puramente decorativa; la funzione principale, però, era indicare il senso di identità, l’appartenenza a una famiglia o il possesso di un bene materiale.

Il bellissimo libro di Michel Pastoureau, uscito in lingua originale nel 2009 (L’Art héraldique au Moyen Âge, Paris, Éditions du Seuil) e appena pubblicato da Einaudi nella traduzione italiana di Anna Delfina Arcostanzo, si presenta come un meraviglioso viaggio nel mondo medievale; lo scopo dell’autore è sia delineare con chiarezza le numerose valenze assunte dagli stemmi, dissipando dubbi o fraintendimenti in materia, sia proporre una sintesi della moltitudine di studi recenti sull’argomento. Tale viaggio ha un inizio ben preciso: la prima apparizione degli stemmi, che si verifica in contesti prevalentemente militari e segna una svolta sociale di grande rilievo.
L’Introduzione si apre, infatti, con queste considerazioni: «Intorno alla metà del XII secolo, nel cuore dell’epoca feudale – quella dei cavalieri e dei tornei, dei castelli e delle Crociate, delle avventure di re Artù e dei primi romanzi della Tavola rotonda –, un nuovo emblema fa la sua comparsa in diverse regioni dell’Europa occidentale, un emblema destinato a trasformare profondamente tutte le pratiche simboliche della società medievale: lo stemma. Infatti, dallo stemma e dal codice che ne costituisce la grammatica – il blasone – emersero abitudini figurative, sistemi di valore e sensibilità che vanno ben oltre il campo dell’araldica. A partire dal XII secolo e per oltre mezzo millennio tutti i codici visivi relativi all’identità, alla parentela, alle immagini o ai simboli sembrano essere influenzati, più o meno direttamente, dallo stemma» (cfr. p. 3). Si riscontrano qui i motivi essenziali dell’opera: l’attenzione alla dimensione storico-sociale, l’interazione fra araldica e produzione artistica, la volontà di definire termini e ambiti di pertinenza, a cominciare dal sostantivo “blasone”, che indica appunto «l’insieme delle figure, dei colori e delle regole araldiche» (cfr. p. 6). In questa prospettiva, risulta estremamente utile il Glossario dei principali termini del blasone con cui si conclude il libro. Doverosa è, per esempio, la distinzione fra “emblema” e “simbolo”: mentre il primo è un segno che esprime l’identità di un individuo o di un gruppo (il nome, lo stemma, l’uniforme sono emblemi), il secondo rimanda a un’entità astratta, come un’idea o un concetto (l’amore, la giustizia, ecc.).
Il primo capitolo, intitolato L’uso degli stemmi, è dedicato alle origini dell’arte araldica e alla sua progressiva diffusione; alcune teorie, come l’ipotesi di un’origine orientale derivata dall’adozione, da parte degli Occidentali, di abitudini musulmane o bizantine nel corso della prima Crociata (1096-1099), sono state ormai abbandonate, ed è emerso un dato significativo: il forte legame con le trasformazioni della società. Nel momento in cui nasce un nuovo ordinamento, suddiviso in classi e categorie, ogni individuo ha bisogno di mostrare la propria identità o l’appartenenza a un gruppo; gli stemmi soddisfano questo tipo di esigenze, analogamente ai nomi patronimici, più o meno coevi. Gli stemmi si diffondono rapidamente, poiché contraddistinguono non soltanto principi, signori e cavalieri, ma anche chierici, donne e città; per esempio, si data alla fine del XIII secolo lo stemma con un giglio della città di Lille, usato ancora oggi.

Il secondo capitolo (Gli elementi del blasone), più tecnico, verte sui due aspetti fondamentali degli stemmi: i colori e le figure. Le combinazioni potrebbero essere innumerevoli, ma esistono autentiche regole da rispettare. L’araldica medievale usa soltanto sei colori, così definiti nella lingua francese del blasone: rosso (gueules), bianco (argent), giallo (or), blu-azzurro (azur), nero (sable) e verde (sinople). Il colore più antico e diffuso è certamente il rosso; si conoscono, infatti, vari casi di individui, famiglie o comunità che adottano uno scudo interamente rosso, privo di qualsiasi figura: dai visconti di Narbonne al lignaggio fiorentino dei Rossi, dal vescovado di Liegi a numerosi cavalieri della Tavola rotonda, in primo luogo il giovane Percival. Tali colori, ripartiti in due gruppi, possono essere accostati a soggetti di vario genere, come animali e figure geometriche. Tra gli animali spicca il leone, diffuso soprattutto in alcune zone (Fiandre, Brabante, Paesi Bassi), come mostra un arazzo in cui sono accostati gli stemmi dei principali possedimenti del duca Carlo il Temerario: i ducati di Borgogna, di Brabante e di Limburgo e la contea delle Fiandre. Il leone è protagonista anche dei trattati di blasone, realizzati a partire dalla metà del XIV secolo; a tale proposito l’autore scrive: «Tutti concordano sul fatto che è il re degli animali e la figura araldica per eccellenza. Come i bestiari latini e le grandi enciclopedie, i trattati lo investono di tutte le virtù del capo (forza, coraggio, orgoglio, generosità, giustizia), a cui talvolta si aggiunge una certa dimensione cristologica» (cfr. p. 95).
Nel terzo capitolo (L’arte araldica) lo sguardo si amplia a considerare i rapporti dell’arte araldica con altre forme di creazione artistica che da essa appaiono influenzate, a partire dall’arte di corte; per esempio, quando nel 1230 i sovrani di Castiglia diventano anche re di León, uniscono nello stesso scudo le armi dei due regni. Si ricordi poi che gli stemmi possono essere inseriti in miniature, vetrate e arazzi e contribuire alla decorazione di oggetti artigianali; è il caso di una scatola-reliquiario a forma di foglia d’edera, che reca su un lato un albero circondato da uccelli e sull’altro gli stemmi di Tamara Comneno, moglie di Filippo principe di Taranto, figlio del re di Napoli Carlo II d’Angiò (Fig. 1).
L’importanza dell’arte araldica riguarda non soltanto l’ambito artistico, ma anche altri settori, come la storia genealogica e familiare. Il quarto capitolo (La simbologia araldica) rivela che conoscere gli stemmi e il loro significato consente di comprendere le vicissitudini di una famiglia, i legami di parentela fra i vari membri, le funzioni da essi rivestite, la rete di alleanze che riescono a instaurare nel tempo. Di grande interesse sono i cosiddetti stemmi parlanti, cioè «quegli stemmi in cui il nome di certi elementi – il più delle volte il nome della figura principale – forma un gioco di parole o stabilisce un rapporto sonoro con il nome del possessore dello stemma» (cfr. p. 179). Un caso significativo si trova sull’anta di una grande pala d’altare, in parte proveniente dalla bottega di Dürer, che raffigura un gambero di fiume rosso, figura parlante di Katharina Melem, moglie di Jakob Heller, un ricco patrizio di Francoforte (Fig. 2). L’associazione è data dal fatto che il cognome Melem è una parola palindroma, può cioè essere letto in entrambe le direzioni senza cambiamenti di significato, analogamente ai gamberi che possono camminare sia in avanti sia all’indietro.

Gli esempi proponibili sarebbero moltissimi, come l’autore dichiara già nell’Introduzione, affermando che le centotrentasei immagini contenute nel volume sono il frutto di un’accurata selezione all’interno di un materiale potenzialmente sterminato. Tra i vari pregi di questo libro vi è, infatti, la capacità di offrire un percorso di lettura lucido e coerente, dove il rigore metodologico è abbinato alla necessità di mettere in relazione ambiti diversi (in primo luogo la storia e la storia dell’arte), come è inevitabile quando si esamina quel periodo ricco di fascino che è il Medioevo.
Didascalie delle immagini
Fig. 1, Scatola-reliquiario a forma di foglia d’edera, Parigi (?), 1300 circa, Museo civico, Cividale del Friuli.
Fig. 2, Stemma al gambero di fiume, da Mathias Grünewald e Albrecht Dürer, Altare Heller, 1507-1509 circa, Historisches Museum, Francoforte.
Scheda tecnica
Michel Pastoureau, L’arte araldica nel Medioevo, Giulio Einaudi editore (Saggi), Torino 2019, pp. 256, ISBN 978-88-06-24214-5, 38,00 €.