Statistiche dal 2010

Visite agli articoli
4995644

Abbiamo 157 visitatori online

Cerca nel sito

Fogli e Parole d'Arte

Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.

Fogli e Parole d'Arte è diretta da
Andrea Bonavoglia (Vitorchiano)
e distribuita on line dalla società Ergonet di Montefiascone.

Fogli e Parole d'Arte

non ha scopo di lucro, non propone alcuna pubblicità e ha come unico interesse la diffusione della cultura.
Pertanto, le immagini pubblicate si attengono all'a
rticolo 70, comma 1bis della legge sul diritto d’autore, dove si afferma che è possibile la "libera pubblicazione attraverso la rete Internet, a titolo gratuito, di immagini e musiche a bassa risoluzione o degradate, per uso didattico o scientifico e solo nel caso in cui tale utilizzo non sia a scopo di lucro".

 

 - Nuova informativa sui cookie -

 


Fogli freschi di stampa

Il caso Gurlitt - un catalogo

 

Le vicende di Cornelius Gurlitt e di suo padre Hildebrand potrebbero benissimo essere la base di un romanzo fatto di intrighi, segreti, menzogne, ma anche delle passioni maniacali di due uomini sprofondati in modo diversissimo nel mondo dell'arte.

La storia può cominciare dalla sua fine, quando cioè nel 2010 fu scoperto casualmente il tesoro in possesso di Cornelius, ma in realtà deve essere raccontata partendo da molto tempo prima, quando Hildebrand Gurlitt negli anni Trenta riusciva a conquistarsi la fiducia di Adolf Hitler. Hildebrand veniva da una grande famiglia originaria di Amburgo, ricca di soldi e di personaggi illustri, era un grosso esperto d'arte, direttore di musei e funzionario amministrativo, appassionato di pittura moderna, aperto alle nuove ricerche, abilissimo a muoversi non solo tra i musei ma anche sul mercato. Sta di fatto che quando si parla di lui, e ci sono diversi libri che ne raccontano la vita, l'appellativo più leggero è "il mercante d'arte", quello più pesante "il ladro di Hitler".

L'atteggiamento di Hitler merita una precisazione che di fatto serve a confondere più che a spiegare, perché cosa davvero Hitler pensasse dell'arte moderna non è molto chiaro: sino alla presa di potere, infatti, non sembra che il futuro dittatore (notoriamente aspirante artista e autore di quadri lui stesso) avversasse l'espressionismo di inizio secolo o il futurismo o le tendenze astratte, e anzi non gli sarebbe stato difficile trovare assonanze ideologiche - come fece Mussolini con i futuristi - tra l'enfasi nazista e alcune avanguardie. Sembra in effetti che tra i gerarchi nazisti sia Goebbels sia Goehring apprezzassero dapprincipio le forme espressioniste, ma fu Hitler a costringerli a rivedere o a nascondere le proprie preferenze; la scelta fu di Hitler in persona, quindi, che nel 1937, all'apice della sua fortuna politica, decise di far vedere alla nazione tedesca quanto degenerata fosse l'arte "moderna". Un progetto davvero insolito quello di "mostrare" gli errori, ma sta di fatto che la celebre mostra itinerante di "Entartete Kunst" fu molto visitata e paradossalmente molto apprezzata dal pubblico. Hitler, come Stalin e come molti dittatori, aveva deciso che l'arte serve alla propaganda, e deve essere figurativa, didattica e comprensibile a tutti.

Fig. 1

Hildebrand Gurlitt (a sinistra, di profilo)

Fig. 2

Cornelius Gurlitt

Hildebrand Gurlitt si mosse lungo quel solco con incredibile disinvoltura, per quanto la sua cultura e anche in genere la sua preparazione intellettuale (per non dire della nonna materna ebrea) fosse del tutto diversa: nel nome di Hitler ripulì i musei dalle opere degenerate, le andò a cercare nella case dei ricchi ebrei deportati o uccisi, effettuò scambi, compravendite e senza dubbio anche operazioni illegali. Alla fine della guerra, durante la quale erano accadute distruzioni, salvataggi, spostamenti e recuperi di innumerevoli opere in tutta la Germania devastata, Gurlitt dichiarò che nella sua casa di Dresda erano andate perdute, a causa dei bombardamenti alleati, centinaia di pezzi da lui precedentemente sequestrati e salvati; e a questo punto il mercante di Hitler continuò incredibilmente la sua carriera di funzionario statale nella nuova Germania.

Hildebrand era nato nel 1895 e chissà cosa avrebbe fatto ancora negli anni del dopoguerra se non fosse rimasto ucciso in un incidente stradale nel 1956. Da quell'anno, la storia si ribalta sul figlio Cornelius, che per decenni, trasferitosi da Dresda a Monaco, vive nell'oscurità, non si iscrive all'assistenza sociale, non paga le tasse, cerca in qualche modo di scomparire. In realtà, vive più che decentemente grazie alle vendite estemporanee di opere d'arte che considera sue e diretta discendenza della straordinaria attività del padre; ha una casa a Monaco e una a Salisburgo, non ha molti contatti umani, sembra che non faccia entrare nessuno nelle sue case; e a leggere qualche cronaca, potrebbe anche aver avuto qualche problema psichiatrico.

Il 22 settembre del 2010, per motivi che non conosciamo, Cornelius Gurlitt, 78enne, si trova su un treno che viaggia da Zurigo verso Monaco; i doganieri tedeschi ne controllano l'identità, si insospettiscono, scoprono che l'uomo ha con sé 9.000 euro, e da lì nasce il controllo fiscale, la scoperta dei quadri accumulati a centinaia dentro le case, la denuncia, la nascita nel 2013 di un caso Gurlitt che viene enfatizzato e in parte "esagerato", per farne uno scoop, da una rivista tedesca.

Ma non è finita. Cornelius si difende strenuamente, afferma di aver salvato quelle opere cui è morbosamente legato in quanto eredità paterna, e ne resta legittimo padrone per il semplice motivo che nessuno sa dire di chi sono; Cornelius muore nel 2014 e nel testamento nomina suo erede il Kunstmuseum di Berna, in Svizzera. Un parente impugna il testamento, ma nel 2016 il tribunale stabilisce che la proprietà di quelle oltre 1400 opere d'arte è solo e soltanto del Museo di Berna. Secondo qualche testimonianza raccolta dai giornalisti, la scelta di Cornelius di lasciare i suoi quadri (e poche sculture) a un paese straniero, è da collegare al suo risentimento per il modo in cui la Germania avrebbe trattato suo padre - e sarebbe interessante capire a che cosa potesse riferirsi.

Il Kunstmuseum ha promesso di fare ogni sforzo per restituire ai legittimi proprietari le opere ritrovate, ma è un lavoro complicatissimo, che si basa su dati di partenza quasi nulli. Molte famiglie ebree derubate, sempre che esistano ancora membri di queste famiglie, non sanno neppure quali quadri ci fossero in casa ottanta anni fa; e anche molti musei non sono in grado di dimostrare che cosa fosse in loro possesso negli anni Trenta e gli eventuali atti di vendita. Il museo bernese sinora ha restituito appena quattro quadri ai legittimi eredi dei proprietari.

Oltre 1400 opere d'arte dunque hanno trovato fortunosamente casa a Berna, ma un paio di centinaia di esse, per dimostrare e per raccontare un tesoro inaspettato, sono state esposte nel 2018 a Berna e a Bonn, e poi a Berlino. Il museo svizzero ha approntato un bel catalogo relativo all'esposizione, ma anche alla storia del Caso Gurlitt. Il libro è di assoluto valore documentario oltre che artistico, disponibile in tedesco e in inglese a un prezzo modesto vista la sua qualità.

Fig. 3

 Fig. 4

Fig. 5

Ma infine, che cosa è esposto in queste mostre e presentato nel catalogo? Forse non ci sono capolavori assoluti, ma il livello medio è sicuramente alto; ed è da rimarcare che le opere, soprattutto quadri come si è detto, sono in ottime condizioni. Il catalogo (che possiamo immaginare provvisorio) stilato dal museo svizzero propone una lista completa dei quadri, sculture e disegni esposti a Berna, Bonn e Berlino nel corso dell'ultimo anno e li fa precedere da alcuni brevi saggi su Hildebrand, sul tesoro ritrovato e sui principali pezzi o gruppi di opere, per l'esattezza di Max Beckmann, di Ernst Ludwig Kirchner, di August Macke, di Otto Mueller, di Fritz Salo Glaser, di Adolph von Menzel, di Max Liebermann, di Francois Boucher e di uno pseudo-Seurat. Ci sono nel totale anche maestri del passato, Durer, i due Cranach, poi Guardi e Delacroix i realisti Courbet, Corot, Millet, Daumier, impressionisti, Monet, Renoir, Cézanne, Degas, alcuni cubisti, Munch con molti espressionisti francesi e tedeschi, Matisse, Marc, Chagall, Barlach, Corinth, Heckel, Nolde, Grosz, Dix, Liebermann, Klee, Kandinsky, tra gli scultori Rodin e Moore, e poi molti molti altri. Risalgono pertanto a epoche diverse, a stili diversissimi, e confermano l'occhio e l'esperienza di Hildebrand. Il cuore duro della raccolta in esposizione sta peraltro, come si sarà notato, nei quadri della Bruecke, numerosi, forti, in grado di colpire ancora oggi il pubblico borghese che i ragazzi di Dresda volevano scandalizzare, e in generale nelle opere espressioniste tedesche, con una spettacolare rassegna di disegni di George Grosz.

Fig. 6

Fig. 7

Nel Martin-Gropius-Bau di Berlino lo spazio dell'ultimo piano ha faticosamente retto alla quantità di oggetti esposti, con l'effetto di una miscellanea impressionante. Messa in ordine sarà di per sé una collezione varia e molteplice, e naturalmente è difficile non trovarsi a pensare a quello che il museo di Berna potrà e dovrà costruire una volta che, come probabile, sarà dimostrata l'impossibilità di gran parte delle restituzioni: un'architettura nuova? Una vecchia sede riadattata? Un magazzino riveduto e corretto da qualche archi-star? Vedremo ...

 

Didascalie delle immagini

Fig. 1, Hildebrand Gurlitt, fotografia: Gurlitt di profilo a sinistra, accanto a lui Thomas Mann

Fig. 2, Cornelius Gurlitt, fotografia

Fig. 3, Lucas Cranach il giovane, Cristo e san Giovannino, olio e tempera su tavola, 1540

Fig. 4, Edouard Manet, Mare in tempesta, olio su tela, s. d.

Fig. 5, Claude Monet, Waterloo Bridge, olio su tela, 1903

Fig. 6, Emil Nolde, Ampio paesaggio con nuvole, acquarello su carta giapponese, s. d.

Fig. 7, George Grosz, Scena di strada, acquarello e inchiostro su carta, s. d.

 

Scheda tecnica

Kunstmuseum Bern, Alain Berset, Monika Grutters, Gurlitt: Status Report, Hirmer Verlag 2018, in tedesco e inglese, € 29,12
ISBN-13: 978-3777429632

 

 

 

 

 

abbiamo aggiornato l'informativa sui cookie