Abbiamo 179 visitatori online
Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.
Fogli e Parole d'Arte è diretta da
Andrea Bonavoglia (Vitorchiano)
e distribuita on line dalla società Ergonet di Montefiascone.
Fogli e Parole d'Arte
non ha scopo di lucro, non propone alcuna pubblicità e ha come unico interesse la diffusione della cultura.
Pertanto, le immagini pubblicate si attengono all'articolo 70, comma 1bis della legge sul diritto d’autore, dove si afferma che è possibile la "libera pubblicazione attraverso la rete Internet, a titolo gratuito, di immagini e musiche a bassa risoluzione o degradate, per uso didattico o scientifico e solo nel caso in cui tale utilizzo non sia a scopo di lucro".
- Nuova informativa sui cookie -
Figura 1
In una delle pagine più celebri del suo romanzo epistolare Ultime lettere di Jacopo Ortis(1802), Ugo Foscolo dà voce alle speranze storico-politiche deluse del protagonista all’indomani del Trattato di Campoformio (1797), con cui Napoleone Bonaparte ha ceduto all’Austria la Repubblica di Venezia, descrivendo il suo incontro con l’ormai anziano Giuseppe Parini, considerato rappresentante di una poesia dall’alto valore educativo, all’insegna dell’impegno civile e morale. Durante una passeggiata sotto il boschetto dei tigli di Porta Orientale a Milano, la conversazione si rivolge a temi patriottici (la difficile condizione dell’Italia del tempo, l’auspicabile lotta per la libertà della patria) e personali (l’amore per Teresa, l’importanza degli affetti familiari), e Jacopo illustra in questo modo l’impossibilità di vedere realizzati i suoi sogni: «Allora io guardai nel passato – allora io mi volgeva avidamente al futuro, ma io errava sempre nel vano e le mie braccia tornavano deluse senza pur poter mai stringere nulla e conobbi tutta la disperazione del mio stato» (Milano, 4 dicembre 1798).
Il carattere ingannevole delle speranze trova qui espressione nell’immagine dell’abbraccio mancato di chiara ascendenza virgiliana (basti ricordare gli incontri di Enea con la sposa Creusa e il padre Anchise, entrambi defunti, rispettivamente nei libri II e VI dell’Eneide), ma reiterata da Dante nel canto II del Purgatorio in occasione del suo incontro con il cantore Casella, che si stacca dal gruppo di anime appena scese dal vascello guidato dall’angelo celeste. Lo stretto legame che intercorre tra i due amici è affidato proprio al reciproco desiderio di instaurare un contatto fisico, precluso dalla natura incorporea delle anime, eppure quasi più intenso per contrasto, poiché destinato a rimanere inappagato (vv. 76-81: «Io vidi una di lor trarresi avante / per abbracciarmi, con sì grande affetto, / che mosse me a far lo somigliante. / Ohi ombre vane, fuor che ne l’aspetto! / tre volte dietro a lei le mani avvinsi, / e tante mi tornai con esse al petto»). Alla luce del rilievo di queste terzine, nonché del significato assunto dagli abbracci nell’intero poema (su cui si ricorra a uno studio del 2006 di Manuele Gragnolati: Corporeità e identità: a proposito degli abbracci nella «Commedia» di Dante), non ci si deve stupire di fronte alla centralità degli abbracci nella cultura non soltanto letteraria, ma anche artistica del Medioevo, a cui è dedicato l’ultimo bellissimo libro di Virtus Zallot, storica dell’arte e docente di Storia dell’Arte medievale presso l’Accademia di Belle Arti Santa Giulia di Brescia, e già autrice per la casa editrice Il Mulino dei volumi Con i piedi nel Medioevo. Gesti e calzature nell’arte e nell’immaginario (2018) e Sulle teste nel Medioevo. Storie e immagini di capelli (2021).
Accompagnando o sostituendo le parole, gli abbracci implicano la volontà di creare una connessione dal punto di vista corporeo e quindi relazionale, e ricorrono in diversi contesti, assumendo di volta in volta il ruolo di «gesti che accolgono, congedano, proteggono, consolano, aggrediscono, sostengono il corpo e l’anima», come si legge nella quarta di copertina. Manifestandosi nel mondo maschile come in quello femminile, nella sfera umana come in quella divina, diventano veicolo di una pluralità di sentimenti, in virtù dell’identità dei soggetti coinvolti. Ecco dunque che il volume, arricchito di illustrazioni e corredato di note e indice dei nomi e personaggi, sviluppa il tema in nove capitoli che dimostrano gli attributi di polivalenza e pervasività di tale gesto (I: Abbracci d’amore; II: Abbracciare un bambino; III: Accogliersi; IV: Lasciarsi; V: Abbracci di pace, soccorso e conforto; VI: Con le braccia; VII: Gambe e piedi; VIII: Non solo tra persone; IX: Abbracci metaforici e virtuali).

Figura 2
Un’essenziale forma di abbraccio, declinata in una moltitudine di varianti, è quella tra la Madonna e Gesù Bambino. Talvolta, si incontrano vari esempi negli edifici sacri situati nello stesso territorio, come quelli della Valcamonica; è il caso della Madonna della Misericordia nella Chiesa di Santa Maria della Consolazione a Prestine e della Madonna della Tenerezza nella Chiesa di Santa Maria Assunta a Esine, realizzata da Giovanni Pietro da Cemmo nell’ultimo decennio del XV secolo (Fig. 1). Coperti entrambi da vesti dai colori caldi, nelle tonalità del giallo, dell’oro e del rosso, la Vergine e il Bambino hanno i volti vicini, a indicare che la contiguità dell’abbraccio si estende a tutta la fisionomia delle figure dipinte. Diviene così possibile riscoprire gioielli dell’arte che rischierebbero di restare ignoti, come quelli nascosti in questi splendidi borghi medievali delle valli della Lombardia.
Come è prevedibile, un ruolo chiave è assegnato agli abbracci tra innamorati, simbolo di conquista e passione. Contraddistinta da un’ampia ricognizione sul significato attribuito a tale gesto in passi tratti da testi di spicco della letteratura medievale (ivi compresi il trattato De Amore di Andrea Cappellano, il poemetto Il Fiore, e il Decameron di Boccaccio), questa sezione menziona opere di rilievo come la Fontana della Giovinezza (Fig. 2) nella Sala Baronale del Castello della Manta, adagiato sulle colline vicino a Saluzzo in provincia di Cuneo, nella splendida cornice montuosa delle Alpi Cozie. In questo affresco, che appartiene a un ciclo firmato poco dopo il 1420 da un ignoto pittore conosciuto come Maestro della Manta, ed è una delle testimonianze più famose del Gotico Internazionale, l’intreccio tra corpi maschili e femminili avviene all’interno della vasca stessa, come se l’acqua rigeneratrice, oltre a conferire nuova forza, avesse il potere di intensificare il desiderio amoroso; meta ambita da figure appartenenti ai più disparati gruppi sociali (sovrani e popolani, laici ed ecclesiastici), la fontana è emblema dell’acquisizione di giovinezza e vigore, con relativa propensione agli incontri erotici.
Come si è già avuto modo di osservare, l’abbraccio accomuna uomini e dèi, figure reali e immaginarie, storia e mito; proprio a quest’ultimo ambito afferisce uno degli abbracci più dinamici della storia dell’arte, nella misura in cui evoca una sorta di rapimento: quello tra Zefiro e Clori (Fig. 3) inserito da Sandro Botticelli nella sua Primavera (1480 ca.). Se si esamina da destra a sinistra questa tempera su tavola conservata agli Uffizi, il cui setting è costituito da un giardino con una rigogliosa vegetazione e alberi di arancio, si scorge appunto come primo personaggio Zefiro, vento che soffia da Ovest e avvolge in un sensuale abbraccio la ninfa Clori. Da tale unione Clori stessa rinasce, ossia subisce una sorta di metamorfosi tramutandosi in Flora, la Primavera; segno della trasformazione è il ramo di fiori che fuoriesce dalla sua bocca, a cui si somma l’insieme di fiori che la Primavera tiene in grembo, in quanto còlta nell’atto di spargerli intorno. Questo abbraccio particolare, frutto del tentativo di Zefiro di trattenere a sé Clori, assume così una valenza metaforica, e rinvia all’immagine della natura in piena fioritura tipica della stagione primaverile. Si comprende, inoltre, come il percorso iconografico delineato nel libro attraversi il Medioevo per giungere sino al Rinascimento, di cui l’opera di Botticelli è un indiscusso capolavoro.

Figura 3
Spaziando dall’ambito sacro a quello profano, la lettura delle immagini offerta dall’autrice appare fondata su una rigorosa indagine delle fonti, ascrivibili a una moltitudine di generi, da testi sacri come la Bibbia, i Vangeli e scritture agiografiche a opere letterarie come novelle, poemetti e romanzi cavallereschi. L’approccio adottato, che arricchisce la disamina degli esempi visivi con documenti, materiali e testi che di norma non riguardano la storia dell’arte in senso stretto, mostra come sia possibile un superamento dei rigidi confini tra discipline; d’altra parte, un’analisi accurata di qualsiasi tipo di creazione artistica non può prescindere dalla ricostruzione delle circostanze storiche e culturali in cui essa ha avuto origine. Soffermandosi sull’abbraccio, che esprime l’intensità delle emozioni umane tramite il contatto dei corpi, questo volume si configura come un testo di grande interesse sulla cultura medievale nel suo complesso, a lungo tacciata di oscurità e invece capace di rivelare ancora oggi aspetti inediti e pienamente degni di nota.
Didascalie delle immagini
Fig. 1: Giovanni Pietro da Cemmo, Madonna della Tenerezza, 1491-93, affresco, Chiesa di Santa Maria Assunta, Esine (BS).
Fig. 2: Maestro della Manta, Fontana della Giovinezza, 1420 ca., affresco, Sala Baronale, Castello della Manta, Saluzzo (CN).
Fig. 3: Sandro Botticelli, Primavera (Zefiro e Clori), 1480ca., tempera su tavola, Galleria degli Uffizi, Firenze.
Scheda tecnica
Virtus Zallot, Un Medioevo di abbracci. Non solo d’amore, non solo umani, Il Mulino (Biblioteca storica), Bologna 2024, pp. 240, ISBN 978-88-15-38880-3, 26,00 €.