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il 23 ottobre 2007.
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Sul sito web dei musei San Domenico di Forlì1 si legge:
La mostra forlivese è stato un evento unico. Con oltre 300 opere è stata l’esposizione dedicata ai Preraffaelliti più grande mai realizzata. Essa ha ricostruito, attraverso prestiti eccezionali dai principali musei del mondo, l’intera vicenda delle tre generazioni di artisti che andarono direttamente sotto il nome, o si richiamarono allo spirito, dei Preraffaelliti.
Non avendo trovato modo e tempo per visitare la mostra forlivese Preraffaelliti. Rinascimento Moderno (ma è tuttora possibile scorrere l'ottimo sito web dedicato), svolta nella primavera di quest’anno 2024, ne ho acquistato in rete il catalogo a un prezzo più che ragionevole e ne sono rimasto colpito e affascinato. Forse dovrò cambiare opinione sul celebre gruppo inglese, visto che sinora non avevo mai del tutto apprezzato la loro produzione artistica.
A mio parere la qualità delle mostre organizzate in Italia, in particolare in provincia, è di rado eccelsa e difetta quasi sempre di un elemento essenziale, il catalogo appunto. Lo scopo di un libro specialistico che spieghi i motivi e le caratteristiche di una esposizione, e ne costituisca l’aspetto storico-critico, è sia di mantenere memoria dell’evento sia di costruire uno scenario letterario in grado di approfondire la conoscenza di quanto esposto.
Se quindi capita di rintracciare cataloghi preziosissimi per la conoscenza di un artista a mostra conclusa, è un evento da festeggiare. I saggi di studiosi e specialisti raccolti in un testo illustrato sono effettivamente uno strumento senza rivali in questo campo. Va poi sottolineato che ovviamente ben pochi possono recarsi dappertutto e in ogni momento per visitare le mostre … e quindi un buon catalogo diventa anche un utile sostituto della mancata visita.
Il catalogo della mostra Preraffaelliti. Rinascimento Moderno è a tutti gli effetti un gioiello. Di grande formato, poderoso nelle sue 600 pagine come un volume di enciclopedia, stampato perfettamente su carta pesante, anche solo alla vista si presenta come il perfetto testimone di un grande evento artistico. 
Veniamo quindi a sapere che la mostra era allestita in sedici spazi nel complesso dell’ex-convento di San Domenico a Forlì, illustrati e presentati nella seconda parte del catalogo, denominata “Tavole”. Sono sedici temi in grado di definire la storia della Pre-Raphaelite Brotherhood attraverso i richiami al passato, i predecessori, i protagonisti, il rapporto con il Rinascimento italiano in particolare con Botticelli, l’eredità del gruppo e le connessioni con il Gothic Revival e con il movimento Arts & Crafts di William Morris.
La presenza di numerose opere italiane del periodo prediletto da Dante Gabriel Rossetti e dai suoi confratelli serviva a dimostrare l’ispirazione diretta che il gruppo aveva trovato in maestri come Cimabue, Beato Angelico, Filippo Lippi, Luca Signorelli e naturalmente Botticelli. Un’attenzione particolare è poi rivolta a Edward Burne-Jones, grande affrescatore, che dopo l’esperienza con la Confraternita dedicò la sua attenzione a Michelangelo. E non mancano in ultimo le opere di quanti ai Pre-Raffaelliti si ispirarono, come il gruppo che espose nel 1877 alla Grosvenor Gallery e come vari pittori italiani rientranti nello stile detto Liberty.
Nel catalogo, prima delle “Tavole” sono presenti una dozzina di saggi di autori soprattutto inglesi, che anticipano e rispecchiano le scelte della mostra e le approfondiscono con spirito storico-critico. Gli autori sono anche per buona parte i curatori dell’esposizione forlivese, e i loro contributi confermano l’alta qualità dell’insieme.
Leggo tra l’altro una bella spiegazione di Elizabeth Prettejohn (che mi sembra esser stata l’anima di questa notevole esperienza forlivese) nel merito della scelta originale di Rossetti e dei suoi primi sei colleghi, per una volta decisi a studiare l’arte non del grande Raffaello e dei suoi epigoni, ma di chi veniva prima di loro. Scrive Prettejohn nel suo testo “L’arte britannica e il Rinascimento italiano”:
Questi avvenimenti contribuiscono a spiegare un fenomeno che altrimenti potrebbe sembrare sorprendente o addirittura paradossale: l’entusiasmo degli artisti più giovani e avventurosi per l’arte italiana del periodo precedente Raffaello, o più esattamente quella prodotta prima che allievi ed epigoni di Raffaello ne irrigidissero lo stile in un formalismo accademico di monotona regolarità. Si trattava di una visione della storia dell’arte eccessivamente semplificata e forse anche romantica nella sua ammirazione incondizionata per gli antichi maestri, ma rappresentò un’idea fortemente aggregante per i giovani artisti che decisero di chiamarsi Preraffaelliti.
La presentazione del gruppo di Peter Trippi nel suo “La rivolta preraffaellita” è ugualmente efficace:
Sin dall’inizio, dunque, i Confratelli scelsero soggetti che avevano direttamente a che fare con temi morali, religiosi, sociali e politici, di pressante interesse per loro ma poco familiari o sconcertanti per la maggior parte del pubblico, adottando composizioni e tecniche che erano al tempo stesso storicamente fondate e sperimentali.
I sette giovani presenti a quella prima riunione dell’autunno 1848 provenivano da vari ambienti della borghesia e avevano abilità artistiche molto diverse. Millais, Hunt e Dante Gabriel Rossetti studiavano alle Royal Academy Schools; Rossetti frequentava solo saltuariamente e stentava nell’esecuzione, mentre Millais era un talento precoce, straordinariamente ammesso all’età di undici anni, e quindi era più avanti dei suoi amici. A queste tre figure di spicco si unirono lo scultore Thomas Woolner, due pittori di minor talento, James Collinson e Frederic George Stephens, e il fratello minore di Gabriel, William Michael; in seguito questi ultimi due si dedicarono alla critica d’arte e divennero i principali cronisti della Confraternita.
Ma davvero questo gruppo di giovani pittori è stato importante nella storia della pittura ottocentesca? Se si guarda all’aspetto tecnico e all’immediatezza delle scelte nei soggetti, non si possono avere dubbi, sono stati ottimi pittori e narratori. Certamente stavano dalla parte figurativa, narrativa e in fondo tradizionale della pittura tardo-romantica, e se si volesse scavare nel fondo della loro produzione resterebbe difficile scindere l’aspetto meramente decorativo e illustrativo da quello artistico. Se si pensa che in quegli stessi anni Gustave Courbet costruiva le radici dell’arte moderna, è difficile consegnare ai pre-raffaelliti un qualche ruolo nell’evoluzione storica della pittura.
Restano la bellezza colorata e struggente dei loro quadri, l’eleganza delle composizioni, la delicata sensualità di tanti soggetti; certamente non è poco, e può diventare, come in quella mostra e in questo catalogo, moltissimo.
Note al testo
1 Si legge sul comunicato stampa: “Il complesso di San Domenico collocato ai margini del nucleo medievale della città con la sua imponente mole (circa 7500 mq. di superficie utile su un’area di quasi due ettari) costituisce, anche in termini dimensionali, una parte fondamentale del centro storico di Forlì. Il convento, secondo la tradizione locale fondato dallo stesso San Domenico, fu edificato a partire dal 1229 in una zona ancora non urbanizzata della città e si sviluppò progressivamente per cinque secoli, fino a raggiungere l’attuale configurazione con edifici disposti su due chiostri e una grande chiesa ad aula unica dedicata a San Giacomo Apostolo.”
Scheda tecnica
Francesco Parisi, Elizabeth Prettejohn, Peter Trippi (a cura di), Preraffelliti. Rinascimento Moderno, Dario Cimorelli Editore, 600 pp. rilegate, EAN 9791255610526, € 39.
La mostra era stata ideata e realizzata dalla Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì in collaborazione con il Comune di Forlì, diretta da Gianfranco Brunelli e curata da Elizabeth Prettejohn, Peter Trippi, Cristina Acidini e Francesco Parisi, con Tim Barringer, Stephen Calloway, Charlotte Gere, Véronique Gerard Powell e Paola Refice.