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1973-2635
il 23 ottobre 2007.
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Massimo Giontella
Leonardo e Antonio
Scarica il volume di 127 pagine in formato PDF (8 megabyte)
Perché Leonardo lasciò Firenze
L’immagine di Leonardo data dalla Critica per il primo periodo fiorentino non è corretta. Il giovane Leonardo fu accompagnato dal padre Piero nella bottega del Verrocchio per apprendere compiutamente la scultura. Fin dall’adolescenza Leonardo si era dedicato al disegno e a sculture in terracotta, facilitato dal fatto che suoi familiari gestivano una fornace a Bacchereto. Il talento dimostrato dal suo figlio naturale indusse Ser Piero a portarlo a Firenze in una celebre bottega di scultura.
Dal Verrocchio Leonardo apprese il modo di scolpire il marmo e la fissione in cera per le sculture bronzee. La famiglia di Leonardo era altresì imparentata con i Lanfredini, molto legati a Lorenzo dé Medici e grandi estimatori di Antonio del Pollaiolo, artista sempre in competizione con il Verrocchio per le commissioni di grande importanza. Iacopo di Orsino Lanfredini fece realizzare ad Antonio del Pollaiolo gli Affreschi dei Nudi Danzanti a Villa della Gallina in Firenze e scrisse di lui che era il più grande artista della città e che probabilmente nessuno nella Storia dell’Arte si era a lui avvicinato.
Leonardo fece nei primi anni degli anni 70’ del Quattrocento opere di scultura che oggi non gli vengono riconosciute; la più importante è la Dama col Mazzolino, dove si riconosce chiaramente lo stile leonardesco e al tempo stesso la lontananza stilistica dal Verrocchio. In un contributo presente in Fogli e Parole d’Arte disquisiamo a lungo sull’argomento. Ma la passione dirompente che stava esplodendo in lui era per la pittura, giudicata in seguito l’unica forma di arte che potesse competere con la filosofia. Verrocchio era essenzialmente uno scultore che, dopo poche esperienze, come asserisce Vasari, abbandonò la pittura.

Leonardo da Vinci, Dama col Mazzolino. Museo Nazionale del Bargello Firenze
Leonardo voleva un grande maestro di pittura e pertanto dovette legarsi al Pollaiolo, l’interprete in Italia del grande maestro fiammingo Van Eyck. La Ginevra Benci, il primo dipinto di Leonardo, è la testimonianza del legame artistico che si era creato con Antonio del Pollaiolo. Nascono qui le difficoltà che spinsero Leonardo a lasciare Firenze; da un lato perdeva il suo ruolo importante nella bottega di Verrocchio, tanto che il dipinto della Madonna di Piazza frutto dei disegno del Vinci, fu poi allocato per la parte pittorica al mediocre Lorenzo di Credi, ovviamente per decisione del Capo-bottega; dall’altro il Pollaiolo non prese Leonardo come primo allievo rimanendo testardamente legato al fratello Piero, artista modesto che finiva per rovinare i dipinti che Antonio aveva brillantemente improntato.
In queste condizioni non era possibile per Leonardo restare a Firenze e con l’aiuto di Lorenzo dé Medici si recò a Milano, alla corte di Ludovico il Moro.
Leonardo e Antonio
Ovvero Antonio e Leonardo
Introduzione
L’intento del volume è quello di evocare i rapporti che vi furono tra Antonio del Pollaiolo e Leonardo. Ho scritto a più riprese che l’aver sempre presentato Leonardo come allievo di un unico maestro, il Verrocchio, oltre che non vero, è anche riduttivo per il Vinci; opere come la Ginevra Benci, che qui sarà trattata compiutamente, non possono essere riferite a un bagaglio personale congenito e tanto meno agli insegnamenti del Verrocchio.
Quando la Repubblica fiorentina, agli inizi degli Anni Settanta del Quattrocento, decise di adornare la Porta della Catena, nel Palazzo della Signoria, con opere dei due più famosi artisti fiorentini, fece realizzare in affresco ad Antonio del Pollaiolo il San Giovanni Battista, Patrono di Firenze, e per contro fece porre nel pianerottolo il David bronzeo del Verrocchio. Leonardo ha seguito, per la sua evoluzione artistica, i due maestri Verrocchio e Pollaiolo; per la scultura ha seguito dapprima l’insegnamento di Verrocchio, ma quasi contemporaneamente ha iniziato a giovarsi dell’influenza del Pollaiolo sia in scultura sia in pittura.
La critica ha presentato Leonardo come qualcuno che negli anni ’70 del Quattrocento si muoveva a pendolo nelle botteghe degli artisti maggiori senza realizzare opere significative e se lo faceva come per l’Annunciazione degli Uffizi, erroneamente a lui attribuita e datata nel periodo 1472/’75, commetteva molte imprecisioni. Leonardo è nato come disegnatore e realizzatore di rilievi e sculture in terracotta perché la sua famiglia aveva una fornace per la terracotta a Bacchereto. Portato nella bottega del Verrocchio da lui apprese le tecniche della scultura lapidea e bronzea. Negli anni ’70 fu eminentemente scultore, spostandosi progressivamente verso la pittura. Il primo grande dipinto di Leonardo è del 1476, la Ginevra Benci per l’appunto, un’opera di chiara ispirazione fiamminga, secondo il modus pingendi che aveva conquistato gli artisti fiorentini negli anni ’70 del Quattrocento.
Vi furono mentori di quell’arte direttamente in Italia come Memling ; Van Eyck ebbe, al contrario, un unico vero interprete e divulgatore: Antonio del Pollaiolo. E’ noto che già dal 1460 Antonio del Pollaiolo, ispirandosi al maestro fiammingo, realizzò insieme a suo fratello le tre grandi tele con le fatiche di Ercole che adornavano la Sala Grande del Palazzo Medici in Via Larga (oggi Via Cavour). L’utilizzazione della tela, al posto della tavola di pioppo o di noce, era una tecnica di derivazione fiamminga, ma soprattutto il verismo e l’impronta miniaturista financo estrema, furono le costanti che accompagnarono sempre l’arte di Antonio del Pollaiolo sostenuta da tre colonne portanti: perfezione, completezza, rapidità di esecuzione.
Leonardo era artista che cercava sempre la sua strada, per cui gli insegnamenti dei due grandi maestri fiorentini venivano filtrati opportunamente dalla sua personalità che poi procedeva a suo modo. L’evoluzione da Verrocchio a Pollaiolo la vedremo per l’appunto nei capitoli riguardanti La Dama col Mazzolino, di cui sarà contestata l’attribuzione a Verrocchio, e il dipinto che ritrae Ginevra Benci; a questo proposito una corretta trattazione dovrebbe prima affrontare la scultura antecedente rispetto al dipinto, ma era d’obbligo partire da un’opera unanimemente assegnata a Leonardo per contestare la paternità consolidata di Verrocchio sulla Dama col Mazzolino.
Negli anni ’80 del Quattrocento, nella vita di Leonardo si inserisce la figura gigantesca di Bramante che seguì scrupolosamente, in architettura, gli insegnamenti di Leon Battista Alberti ,senza aver mai avuto rapporti con lui; gli insegnamenti dell’umanista-architetto gli erano pervenuti direttamente ad Urbino, nella prima metà degli anni ’70, per il tramite di Antonio del Pollaiolo a Urbino Bramante e Leonardo, i due grandi amici, vissero in comunione a Milano per quasi vent’anni; ho dato più volte la lettura di alcuni Rebus leonardeschi in cui il Vinci asserisce, dietro il paravento del rebus, che Antonio del Pollaiolo era il maestro di entrambi; se ne troverà conferma leggendo i capitoli riguardanti il ritratto di Ginevra Benci e i soggiorni a Roma di Leonardo.
Si metterà in risalto nel volume lo stretto legame di un mirabile disegno di Leonardo,” Il Lupo e l’Aquila”, con l’Annunciazione degli Uffizi, ma non per sostenere che le due opere appartengano allo stesso autore. Nel volume è inserito un capitolo riguardante la Belle Ferronière di Leonardo: anche in questo caso si accenderà, inesorabilmente, il faro del Pollaiolo.
Massimo Giontella
Leonardo e Antonio
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