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Fogli e Parole d'Arte

Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.

Fogli e Parole d'Arte è diretta da
Andrea Bonavoglia (Vitorchiano)
e distribuita on line dalla società Ergonet di Viterbo.

Fogli e Parole d'Arte

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La figura femminile nella Creazione di Adamo di Michelangelo

 

La Creazione di Adamo è centrale tra i riquadri della Volta, per molti aspetti. Michelangelo la esegue nel 1511, verso la fine dell’anno, alla ripresa del lavoro dopo una lunga interruzione che ha certo favorito il ripensamento, l’elaborazione e l’ideazione del tema da trattare e anche una diversa e più intensa cura stilistica.

Con il primo uomo nasce e inizia la storia dell’umanità, che per Dio onnisciente è già nota nella sua interezza. L’autore, nel rappresentare il momento cruciale della storia umana, avrà forse voluto ricordare l’avvenimento decisivo e più importante per il cristianesimo: l’incarnazione del Figlio, Dio medesimo, con la sua prefigurazione in uno dei putti posti in rilievo rispetto agli altri, “indicato” con la mano sinistra del Creatore, quale nuovo Adamo, come a stabilire un contatto tra i due.

Naturalmente non possiamo esserne certi: non è mancato chi, per fare un esempio, nel putto ha visto l’anima di Adamo (da infondere nel corpo appena formato) congettura meno verosimile e che trova pochi sostenitori.

Se appare invece più convincente che il numero dei putti, dodici, non sia casuale e possa simboleggiare l’Umanità nella sua interezza, restano da spiegare due figure che si distinguono oltre quella appena rammentata: un’adolescente (pochi ne mettono in dubbio la femminilità e solo a favore di un’androginia angelica) e un adulto (preso in esame nell’articolo Una figura misteriosa nella “Creazione di Adamo” di Michelangelo).

Non deve destare dubbi che nella storia sacra momenti e personaggi diversi, non accostabili cronologicamente, siano compresenti. Qualche perplessità invece può suscitare la coesistenza di più simbologie apparentemente in contraddizione e che devono spiegarsi logicamente, ma nell’opera di Michelangelo (artista, tra l’altro, poco propenso a far conoscere la genesi dei modi di elaborazione dei soggetti e della loro trattazione, a detta di Ludovico Dolce) ciò si verifica come ha sostenuto l'insigne studioso André Chastel, nel suo “capolavoro”, Arte e umanesimo a Firenze al tempo di Lorenzo il Magnifico. Egli ricorda, oltre all’affermazione di Ludovico Dolce, avvalorata dalla distruzione di molti disegni preparatori, che Michelangelo amava restare oscuro: Vasari e Condivi, autori delle sue biografie più importanti, e a lui contemporanee, ne sono testimoni diretti (e anche indiretti con le diverse letture delle opere).

Per un’opera di tale importanza con un vasto e complesso programma teologico e iconografico dobbiamo considerare la richiesta della committenza seguita o dettata da teologi “vaticani” (il cardinale Alidosi? il frate domenicano Giovanni Rafanelli? ecc.) e ipotizzarne la collaborazione, o il suggerimento di uno di loro in particolare (Egidio da Viterbo, priore dell’ordine agostiniano)? Tutto ciò nella libertà della scelta di un artista colto e risoluto della sua indipendenza, che di sicuro si è preso “libertà” oltre che formali anche di contenuto.

Per la figura femminile, più notata delle altre due e oggetto di vari tentativi d’interpretazione, sono state avanzate ipotesi disparate e anche fantasiose fino alla Beatrice dantesca. Non stiamo a ripercorrerle tutte: da Eva (o la sua idea), allo Spirito Santo. Ma ad Eva Michelangelo dà un volto diverso nel riquadro vicino e alla terza persona della Trinità molto di rado è dato aspetto umano. La Sapienza, personificazione di un’emanazione divina, sarebbe giustificata dalla Sacra Scrittura: “Essa custodì il primo uomo, il padre del mondo, che Dio plasmò quando fu creato solo…” (Sap. 10,1). È plausibile che nel progetto teologico complessivo fosse assegnato un ruolo alla presenza della Divina Sapienza. Infine, la Madonna, anche perché non è mancata una sovrapposizione tra queste ultime due figure in quella che è considerata la “componente” femminile del divino.

All’ipotesi Maria è stata forse accordata una preferenza condivisibile (da H. Pfeiffer, ad esempio, La Sistina Svelata, che ha tentato un’interpretazione globale e sistematica, teologica e simbolica, di tutte le pitture della Sistina).

Perché Michelangelo ritrae un’adolescente (o una giovane donna)?

Si può pensare fosse indispensabile per individuarne l’appartenenza al genere femminile: l’unico modo per rendere distinguibile una giovane senza ricorrere alla nudità totale che l’autore usa nei putti monocromi, e nello stesso tempo porre una differenza d’età rispetto al Bambino a cui s’avvince per alludere così a una maternità, sia pure virginale.

Un telo verde svolazzante è trascinato dal gruppo celeste ma appartiene alla fanciulla: è appoggiato sulla gamba sollevata. È un particolare decorativo? Qual è la sua funzione? È un velo che copre la nudità della giovinetta? Esso cinge i suoi fianchi? Il seno è ancora infantile, il corpo ed il viso invece sono più maturi; l’addome è nascosto alla vista trovandosi dietro Dio, ma sappiamo che sarebbe nuda senza quel velo. Se fosse la Vergine, anche il solo pensiero di quella inaccettabile nudità desterebbe turbamento o sconcerto.

Michelangelo raffigura i suoi personaggi nudi, sia pure santi o eroi biblici, mai però avrebbe potuto rappresentare la Madonna col ventre e il pube esposti allo sguardo, necessariamente irriverente o addirittura sacrilego, e alla possibilità di suscitare un pensiero inverecondo.

Michelangelo soprattutto adopra veli simili, per forma e tonalità, e con la stessa funzione nell’Ebbrezza di Noè e nel Giudizio Universale, e anche Daniele da Volterra, grande ammiratore del sommo artista, farà così quando svolgerà l’ingrato compito di “censurare” l’opera della parete dietro l’altare, guadagnandosi il poco encomiabile epiteto di “Braghettone”.

Il ruolo privilegiato assegnato alla madre di Cristo dalla fede cattolica è pure dimostrato dalle dedicazioni ricevute, per numero e rilievo, tra le tante quelle “prossime” all’artista del quale si tratta: il Duomo e S. M. Novella a Firenze e all’Assunta, in particolare, la cattedrale di Pisa e la stessa Cappella Sistina.

Francesco della Rovere, Papa Sisto IV, committente della Sistina, da cui prende il nome (zio di Giulio II committente degli affreschi michelangioleschi), teologo e francescano “inaugura” una particolare dedizione al culto della Vergine e scrive un elogio e un’apologia dell’Immacolata Concezione, secoli prima della sanzione in dogma del 1854 del concetto.

È L’orazione della Immacolata nella quale con riferimento alla Madonna si legge: “Tutte le generazioni mi diranno beata (Luca I cap.) “…e la gloriosa signora Santa Maria è davvero la via dei peccatori e madre pia ausiliatrice di tutti coloro che in lei sperano…”, “Infatti è stata esaltata sopra tutti i cori degli angeli ai regni celesti e fu posta con premi e onore sopra tutte le creature nel trono della Divina Maestà.”, “…a lei fu concessa la grazia della misericordia…”,

A proposito di Maria i teologi ricordano i profeti Geremia, Isaia, Daniele, Ezechiele, Zaccaria che l’hanno annunciata, tutti immortalati nella Volta della Sistina e altresì come Ella sia prefigurata dalle eroine salvatrici d’Israele, Giuditta ed Ester, pure presenti nell’opera.

Michelangelo unisce fervore erudito e devozione popolare, sicuramente pure memore del ruolo di assoluta preminenza della Vergine nel Paradiso dantesco, da esperto della Commedia (e del commento di Cristoforo Landino, col quale ebbe in comune la frequentazione della corte di Lorenzo). Egli torna continuamente sul tema di Maria madre che diviene soggetto michelangiolesco per eccellenza con le molteplici Pietà e a partire dalla giovanile Madonna della scala poi si ritrova nei tondi in rilievo, nel Tondo Doni, nella Madonna di Bruges e quella delle Cappelle Medicee, fino al Giudizio Universale, dove La Madonna è Colei che Michelangelo mostra nel ruolo di advocata nostra, raccolta sul proprio seno, umile nell’attitudine e nell’espressione, nel contegno dell’ancella del Signore.

Maria rappresenta l’idea della madre, è modello di virtù e santità, intermediaria presso il Padre, pronta ad intercedere per le umane debolezze, rifugio e salvezza dei peccatori. L’idealizzazione dell’immagine della madre che ognuno tende a costruire. Un’idealizzazione “particolare” per i grandissimi come Leonardo, figlio illegittimo rimasto col padre, Raffaello e Michelangelo, rimasti orfani di madre in tenera età. Venata di rimpianto e bisogno negato.

È curioso e forse non indifferente alla loro straordinaria vita questa sorte comune di essere cresciuti senza la presenza della madre. Leonardo la “sdoppia” in Sant’Anna,la Vergine e il Bambino. Raffaello poi, perfezionando il modello peruginesco, ha dato il volto e l’attitudine dei sentimenti a questa figura destinata a restare impressa nell’immaginario collettivo per secoli modello tradizionale della purezza, della modestia, della dolce e angelica bellezza.

È ovvio che si tratta di ipotesi: l’identità (Maria? La Sapienza?) del personaggio in questione non può essere individuata con certezza con i mezzi al momento (e forse anche futuri) disponibili. La discussione è aperta e le osservazioni e i nuovi contributi dovranno essere improntati alla prudenza critica (basta considerare che alcuni studiosi non sono nemmeno disposti ad ammetterne l’appartenenza al genere femminile).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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