Fogli e Parole d'Arte

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Spettacoli sulle scene e sugli schermi

Scannasurice di Enzo Moscato

 


E' approdato anche a Roma, al Piccolo Eliseo Patroni Griffi, l'applaudito Scannasurice di Enzo Moscato (Premio della critica 2015 come miglior spettacolo), per la sapiente regia di Carlo Cerciello.

Scritto all'indomani del terremoto che mise in ginocchio Napoli e dintorni nel 1980 , il dramma si è modificato nel tempo , sia sul piano testuale che su quello della performance, intensificando  la sua forza drammatica attraverso variazioni testuali (il monologo ha due finali), sceniche e interpretative, legate ai mutamenti del tempo e del sentire di attori e registi sempre diversi.

 Dopo la prima versione interpretata e diretta dallo stesso Moscato nel 1982 e quella curata da Annibale Ruccello due anni dopo, questa di Cerciello è di scottante attualità .

L'impianto scenico di Roberto Crea, fortemente simbolico nella sua sintetica essenzialità,  e la straordinaria interpretazione dell'androgina Imma Villa contribuiscono a trasmettere la desolazione e il tragico senso di non appartenenza dei numerosi senza tetto e né legge che affollano non soltanto i bassifondi di Napoli . 

Scannasurice (scanna topi) è un povero travestito che vive nel ventre di una città ridotta in macerie. Il suo monologo interiore è un viaggio negli inferi di una Napoli antisolare, profonda e insondabile.

La scena è occupata da una struttura a tre piani suddivisa in tanti loculi cimiteriali da tre muri verticali. E' un antro oscuro, sudicio e cadente che rappresenta un ipogeo di Napoli, ma che , allo stesso tempo, evoca gli scheletri di tutte le case in abbandono dove trovano rifugio i reietti di ogni luogo. La struttura impervia costringe l'attrice a movimenti lenti e faticosi, mentre sgattaiola da un piano all'altro  attraverso botole e pertugi di ogni genere. Il flusso inarrestabile del suo monologo interiore denso,  materico e irto di consonanti allitterate, è in piena sintonia ritmica con i movimenti di lei che striscia lungo i muri scorticati e si accovaccia negli angusti spazi a sua disposizione.

All'inizio Scannasurice sta in mutande e canottiera, gli occhi pittati, e una retina nera sulla testa glabra . Poi indossa una pelliccia maculata e  apre un vezzoso ombrellino per parlare dello studente invisibile che ha scelto come oggetto d'amore. Alla fine una vistosa pelliccia rossa , tacchi alti , e bigiotteria sgargiante per andare a battere. Perfettamente androgina, l'attrice non scivola mai nel caricaturale ed evita con destrezza qualsiasi eccesso o luogo comune che possa distrarre dalla tragedia esistenziale di Scannasurice.

Un disgraziato alla ricerca della propria identità, che possiede soltanto la memoria e un mazzo di tarocchi. Un derelitto che vive in compagnia dei topi che, come lui e come tanti altri poveracci, cercano riparo dove possono.  A volte li chiama per nome, quasi con affetto,  ma in fondo li detesta  perché gli rubano spazio. "Siamo troppi , simm'a ssaie", ripete di continuo.  

Rapsodo del disagio sociale e del drammatico senso di non appartenenza, Scannasurice racconta storie di vita vissuta  nei vicoli dei Quartieri Spagnoli, parla di re, sfollati e di pezzenti, di palazzi crollati, di case fatiscenti occupate da una colonia di "marrucchine, d'abbissine, d'egiziane" . Dicerie e maldicenze si intrecciano a superstizioni di case infestate dallo spirito del "munaciello" e dei malevoli poteri della "Bella 'Mbriana", la maga folletto, signora delle mura di casa.


La lingua sconquassata e sfaccettata di Moscato, più narrativa che drammatica, viene riplasmata  dalle infinite variazioni vocali e dai cambi tonali di una Imma Villa al massimo delle sue potenzialità espressive. La sua interpretazione è intensissima, nonostante le difficoltà della respirazione e dei movimenti. Ogni parola in dialetto napoletano viene perfettamente pronunciata anche per favorire la comprensione di un pubblico non partenopeo.

La dirompente drammaticità del testo, tuttavia, arriva comunque agli spettatori, grazie alla sua eloquente partitura performativa. Efficacissima  l'immagine votiva creata da Cerciello in un" loculo "con tanti lumicini accesi lungo il suo perimetro. Al centro vi appare il femminiello con il manto della Vergine sul capo. Una Madonna diabolica che  parla del potere del curaro, un potente veleno che, ben dosato e versato nelle condutture dell'acqua, potrebbe liberare topi e cristiani dalla condanna di vivere.

Arie tratte dalla Bohème e da Madama Butterfly, insieme alle melodie di Paolo Coletta e al tessuto sonoro Ubert Westkemper, contribuiscono ad amalgamare  l'inquietante polisemia di un capolavoro assoluto.

                                                                          

Scheda tecnica

SCANNASURICEdi Enzo Moscato. 
Scene: Roberto Crea. Suono: Ubert Westkemper. Musiche originali: Paolo Coletta. Costumi: Daniela Ciancio. Disegno luci: Cesare Accetta. 
Con Imma Villa . Regia di Carlo Cerciello. Aiuto regia: Aniello Mallardo. Assistenti alla regia: Tonia Persico e Serena Mazzei. Produzione: Teatro Elicantropo Anonima Romanzi e Prospet.

Visto al Teatro Piccolo Eliseo Patroni Griffi nel marzo 2017.

 

 

 

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