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Fogli e Parole d'Arte

Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.

Fogli e Parole d'Arte è diretta da
Andrea Bonavoglia (Roma)
e distribuita on line dalla società Ergonet di Montefiascone (Vt).

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Signac, Bonnard, Redon e i loro contemporanei a Venezia

Fig. 1
Parigi. Fine dell’Ottocento. Un momento ricco di fermenti non solamente politici, ma soprattutto culturali, un’epoca caratterizzata da una forte crisi economica e sociale che vede la formazione di gruppi con tendenze anarchiche e alle conseguenti reazioni dei conservatori: un periodo in bilico, dove le certezze lasciano spazio alle instabilità esteriori come interiori, individuali come collettive. In questo clima fatto di inquietudini e di divisioni, trovano terreno fertile nuovi movimenti artistici, le cosiddette avanguardie di fin de siècle: postimpressionisti, nabis, simbolisti.
Chi sono i protagonisti di queste avanguardie? Artisti con il medesimo repertorio tematico degli impressionisti, fatto di paesaggi, vedute, attimi privati, ma con una dose massiccia di fantasia e interiorità; artisti che parlano del proprio oggi utilizzando cromie e tecniche diverse; artisti che al fuggevole preferiscono l’analisi, attente costruzioni antinaturalistiche, con una forte propensione per la cultura nipponica delle stampe, quasi fosse un modo per allontanarsi dalla mutevolezza che li circonda. Combattere la crisi nazionale, e di conseguenza personale con la razionalità, la ricerca scientifica con la certezza: e se fuori questa non c’è, essa va cercata in noi e nell’arte.

La mostra Le avanguardie parigine fin de siècle: Signac, Bonnard, Redon e i loro contemporanei, chesi terràfino al 6 gennaio 2014 presso la Peggy Guggenheim Collection di Venezia, paradossalmente nel parlare dell’Ottocento sembra parlare dell’oggi e dimostra come l’arte, ancora una volta, non abbia per sua stessa natura tempo e spazio, ma racconti, volontà, espressioni condivisibili.

Fig. 2Il visitatore inizierà il suo percorso con la sala dedicata all’Impressionismo, una scelta che può sembrare incoerente ma che in realtà permette di poterci orientare con maggior abilità sull’asse temporale in questione, consentendoci di considerare razionalmente quel periodo storico ed il concetto di avanguardia ad esso correlato. La suddivisione in stanze o categorie è, infatti, solo una questione di allestimento e di semplificazione per il pubblico, un metodo per far cogliere appieno la fertilità dell’epoca, un incendio intellettuale fatto di sovrapposizioni, di ripensamenti, di cambi di direzione, di evoluzioni stilistiche quanto umane.

La curatrice della mostra, Vivien Greene, Senior Curator per l'arte del XIX e del XX secolo del Solomon R. Guggenheim Museum di New York, crea con le opere presenti una vera e propria mostra-ricerca, utile anche agli addetti ai lavori: più di un centinaio di opere tra dipinti, disegni e stampe provenienti da alcune collezioni private europee che regalano ai visitatori un’occasione unica di studio e di riflessione.

La natura impressionista, il Paesaggio di Sisley del 1880, il fluttuante cromatismo blu e viola delle Ninfee (1914) di Monet, alcune vedute marine di Signac databili 1885-1886, lasciano il posto, nella seconda sala, alla quotidianità; ecco, allora, gli scorci di pura derivazione fotografica di Degas (Le Lavandaie, 1902), le pennellate decise e distinte del neo-impressionista Angrand, I fantini di Toulouse Lautrec, dove la pennellata morbida combacia con dolci ricordi infantili, le macchie sensuali di Renoir nel Busto di ragazza reclinata, le lunghe ore della vita domestica trascritte dalla Morisot in pennellate liquide e allungate, quasi acquarellate. Fig. 3

Lo spazio espositivo seguente è dedicato, nonostante la piccola parentesi simbolista creata da alcuni lavori di Redon (Fig. 2), ai Nabis; protagonista assoluto è Denis, fondatore, teorico e promotore della nuova avanguardia creata insieme ad alcuni compagni di studi dell’Accademia: evidente nella sua opera Aprile (1891, Fig. 1) il desiderio di distaccarsi dal descrittivismo per dedicarsi ad una sfera più emotiva ed immateriale, sfuggire dal concreto per risvegliarsi attraverso un sintetismo quasi medioevale rimarcato da campiture piatte (si veda a tal proposito Filinger con Notations chromatiques). 

Succedono, poi, sale che testimoniano con chiarezza i diversi linguaggi utilizzati dalle nuove espressioni artistiche, che non abbandonano totalmente il passato ma lo rielaborano accentuando all’eccesso alcuni aspetti precedenti, primo fra tutti il fascino per le stampe giapponesi.

Dal puntinismo di Valtat in Le rocce rosse (1906), che rivisita la linea e il colore di Van Gogh, e da quello di Retitjean, che in Pini marittimi (1892) mixa le tecniche puntiniste con arabeschi dal sapore Art Nouveau, si passa ai tocchi ampi di Cross e ai colori sinuosi ed antinaturalistici (chiaro richiamo al sintetismo di Gauguin) di Ranson, fino a giungere alle vedute urbane parigine di Bonnard, (Fig. 3) debitrici delle stampe ukiyo-e.

Fig. 4In ultimo, ma sicuramente non per importanza, il visitatore potrà godere di Signac e di Luce; il primo dimostra le sue doti di puntinista nelle meravigliose vedute di Saint Tropez o di Mont Saint Michel, luogo spiritualmente incantato, e nei lavori con tema Venezia, dove l’acquarello elaborato di fretta diviene, poi, con cautela, tela (Fig. 4); il secondo immortala il processo di urbanizzazione ed industrializzazione di Parigi, proponendo un’atmosfera che in tutto è per tutto diviene oggetto di critica sociale, documentazione visiva del cambiamento esteriore ed interiore, della luce e dell’ombra (Fig. 5).

La mostra, pur non tralasciando la differenziazione estetica e filosofica del periodo, permette di notare la coerenza di intenti insita nelle avanguardie di fine secolo, artisti che pur parlando molteplici linguaggi si ritrovano ad avere un indissolubile punto in comune: l’arte come espressione privilegiata per ritrarre con sentimento il passaggio di un’epoca, per superare crisi che sembravano insuperabili, per rinascere.

Fig. 5

 

Didascalie delle immagini

Fig. 1, Maurice Denis, Aprile(Gli Anemoni) 1891, olio su tela, 65 x 78 cm, collezione privata.
Fig. 2, Odilon Redon,
E colui che vi era sopra ha nome la Morte (da L’apocalisse di San Giovanni), 1899, litografia su chine applique, 31x22,5 cm, collezione privata.
Fig. 3, Pierre Bonnard,
Gente per strada, c.1894, olio su carta montato su pannello, 24 x 25 cm, collezione privata.
Fig. 4, Paul Signac,
L’arcobaleno a Venezia, 1905, olio su tela, 73 x 92 cm, collezione privata.
Fig. 5, Maximilien Luce,
Quai de l’Ecole, Parigi, sera, 1889, olio su tela, 50,9x70 cm, collezione privata.

 

Scheda tecnica

Le avanguardie parigine fin de siècle: Signac, Bonnard, Redon e i loro contemporanei, fino al 6 gennaio 2014, Collezione Peggy Guggenheim, Palazzo Venier dei leoni, Dorsoduro 701, 30123 Venezia. Orario: 10.00 – 18.00; chiuso martedì e il 25 Dicembre. Biglietti: intero € 14; seniors (oltre 65 anni) € 11; studenti (entro i 26 anni) € 8; bambini (0-10 anni) ingresso gratuito; soci ingresso gratuito.