abbiamo aggiornato l'informativa sui cookie

Fogli e Parole d'Arte

Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.

Fogli e Parole d'Arte è diretta da
Andrea Bonavoglia (Roma)
e distribuita on line dalla società Ergonet di Montefiascone (Vt).

-Nuova informativa sui cookie-

Statistiche dal 2010

Visite agli articoli
1829632

Abbiamo 364 visitatori online

La prima versione on line di Fogli e Parole d'Arte, definitivamente chiusa all'inizio del  2012, aveva raccolto oltre 600mila contatti tra il 2007 e il 2012.

Cerca nel sito


Antonio del Pollaiolo Maestro di Leonardo e di Bramante

 Antonio del Pollaiolo Maestro di Leonardo e di Bramante

Lo suggerisce la lettura di alcuni rebus leonardeschi

Leon Battista Alberti codificava il celarsi dell’umanista e dell’artista; fece firmare ad altri suoi scritti ed elaborò anche un alfabeto cifrato seguendo il principio del “vivi nascosto” letterario e artistico tanto caro ai vituperati epicurei. Antonio del Pollaiolo fu il seguace artistico di Alberti e ne ereditò gli insegnamenti di architettura ma anche il modus agendi; il linguaggio cifrato fu quindi ritrasmesso a Leonardo e a Bramante. E’ noto che Leonardo dopo l’insegnamento avuto nella bottega del Verrocchio passò al magistero di Antonio del Pollaiolo, l’artista con cui perfezionò il suo genio pittorico. A nostro avviso Bramante fu introdotto alla architettura albertiana proprio dal Pollaiolo nei soggiorni urbinati di quest’ultimo negli anni ’70 del Quattrocento; non si potrebbe spiegare altrimenti come in quegli anni Bramante sviluppasse la sua grande conoscenza dell’architettura così come era stata codificata da Alberti, con il quale non vi furono rapporti diretti. Ritengo di portare conferma a quanto da me sostenuto, offrendo la lettura dei rebus leonardeschi 61-62-63-64-55 del foglio 12692r. R. L. Windsor, scritti nel primo periodo milanese dell’artista; il gruppo di rebus elencati costituisce a mio avviso un preciso riferimento dei criptici scambi di messaggi tra il Vinci e il suo intimo amico Bramante.

Figura 1

In alto, il foglio 12692r nell'originale vinciano,  "a rovescio".
In basso, "al dritto", ingrandimento dei rebus 61, 62, 63, 64, con il rebus 55 inserito alla fine da un tratto di penna.

 

Procedendo nelle lettura del foglio rilevo quanto segue:

Figura 1


innanzi tutto Leonardo stesso dà l’interpretazione dei Rebus; al numero 61, un pollo e un occhio con la scritta” Po l’ochio”.
Il rebus viene interpretato come l’occhio del Pollaiolo: si può anche vedere il volto dell’artista seguendo la continuità tra il profilo posteriore del corpo del pollo e il sopracciglio dell’occhio.

 

  

Figura 1

 

 

Rebus 62: E, due rape, tua = Era pe tua (nella lettura leonardesca) = era per le tue opere.

  

 

Figura 1

 

 

Rebus 63: Idel, due fichi = I del fichi (nella lettura leonardesca)= i fichi di el = i fichi di lui (del Pollaiolo) = la sua arte.

 

 

Figura 1

 

 

Rebus 64: Leone tra le fiamme, due tavoli = Lionardeschi (Lettura leonardesca)= leonardeschi = la mia arte.

 

 

Figura 1

 

Rebus 55: Una casa, due pere, pentagramma con note musicali (sol-fa-re) = c’a sapere (Lettura leonardesca) sol fare = che suol far sapere= colui che suole insegnare le arti ai suoi adepti. Il rebus 55. che secondo la mia lettura conclude il messaggio, è posto in realtà sopra agli altri menzionati ma Leonardo con un tratto di penna molto ben visibile lo traspone in sequenza al rebus 64.

 

La lettura finale di tutto il gruppo di rebus può essere la seguente. Leonardo è a Milano; si rivolge al suo amico Donato Bramante con le seguenti parole:

«Il Pollaiolo è venuto a Milano e ha ammirato le tue opere. La sua arte è il fondamento della mia arte. Antonio del Pollaiolo è il maestro di tutti noi».
Nella stesura dei rebus Leonardo dapprima aveva pensato alla grande generosità del Pollaiolo nel trasmettere agli allievi le sue immense conoscenze di scienziato dell’arte; quindi comunicava i positivi giudizi di Antonio sulle opere fatte da Bramante a Milano, puntualizzando, con il tratto di penna tra il rebus 55 e il rebus 64, che il Pollaiolo era il maestro di entrambi. Il tutto conforta quanto da tempo sostengo: Antonio del Pollaiolo è stato il grande maestro di pittura di Leonardo, molto di più del Verrocchio che fu principalmente uno scultore; senza il magistero di Antonio del Pollaiolo Leonardo non avrebbe mai fatto quello che a mio avviso è da ritenersi il suo capolavoro pittorico: la Ginevra Benci.
Antonio del Pollaiolo, contrariamente a quanto sostenuto negli ultimi anni, è stato maestro di pittura di Leonardo, Botticelli, Botticini, Antonello da Messina, Fra Carnevale; maestro di scultura di Andrea Sansovino; maestro di architettura albertiana di Bramante.

Il riferimento ai fichi deriva dal fatto che Antonio del Pollaiolo si riconosceva in quei frutti e più specificatamente nella varietà denominata badaloni: fichi flosci dal lungo picciolo. Il tutto può sembrare risibile, ma è giustificato da un importante supporto filosofico: i neoplatonici, Ficino in prima persona, specie se saturnini, cadevano in uno stato di profonda prostrazione prima di essere folgorati dalla intuizione filosofica. Lo stesso si verificava agli artisti del circolo neoplatonico: uno stato di profonda prostrazione era preliminare all’esplosione della ideazione artistica. Il momento della prostrazione era lo stadio principale del processo creativo ed era adeguatamente rappresentato dal fico floscio, di cui Antonio del Pollaiolo fece per l’appunto l’elemento essenziale del suo stemma che è presente sulla tomba di San Pietro in Vincoli.

Figura 2 

Figura 3

 

Didascalie delle immagini

Fig 1) Rebus Leonardeschi 61-62-63-64-55. Evidenziazione del volto del Pollaiolo estrapolato dall’immagine del rebus N°61. R. L. Windsor. Foglio 12692r.
Fig. 2) Stemma di Antonio del Pollaiolo presente sulla sua tomba caricato sullo scudo di una ghirlanda con frutti e foglie di fico.
Fig. 3 ) Fregio con putti alati reggenti l’impresa di Federico di Montefeltro che rappresentava la fronte del portale della Cappella di Rusciano in Firenze. Sono presenti dei piccoli fichi ai lati dello stemma in basso a mò di firma. Collezione privata.