Fogli e Parole d'Arte

Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.

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Fogli freschi di stampa

Fabio Isman, L' Italia dell'arte venduta.

 


Fabio Isman è un giornalista e uno scrittore, ma è anche un esperto d’arte più informato di molti professionisti del settore. Si occupa da anni di argomenti molto poco popolari e, per così dire, non particolarmente amati dai politici, dagli amministratori e dal pubblico stesso: furti di opere d’arte, in particolare antica, e svendite o transazioni illecite di manufatti che dovrebbero essere proprietà pubblica e invece finiscono nei patrimoni privati. Le indagini di Isman sono minuziose, attentissime, e spesso sorprendenti; in un libro di pochi anni fa, I predatori dell’arte perduta, il soggetto era centrato sul nostro patrimonio archeologico e sulla dispersione illecita che ha subito e subisce, tra tombaroli, antiquari e milionari collezionisti.

Oggi un nuovo libro dello studioso è dedicato alle vendite regolari, vale a dire a tutto quell’immenso collezionismo d’arte delle storiche famiglie italiane coltivato in secoli lontani e passato di mano in secoli vicini.

Si tratta di dati impressionanti, certamente non conosciuti da molti, umilianti e quasi incredibili; la quantità delle opere che l’aristocrazia italiana ha ceduto negli ultimi due secoli pressappoco è di molto superiore a quello che resta, che pure ci sembra tanto. Guidati dall’autore, siamo portati davvero a chiederci come sia stato possibile che nello stesso sangue, nello stesso DNA, si siano espressi un tempo personaggi tanto immersi nella valorizzazione dell’arte e, in seguito, personaggi opposti, per nulla interessati se non alla monetizzazione della merce.

Isman costruisce un fittissimo racconto, suddiviso per aree geografiche, che poi coincidono in gran parte con le aristocrazie locali. Ci sono naturalmente Venezia, Roma, Firenze, Ferrara, Mantova, e tutte quelle città d’arte che di arte si sono arricchite grazie all’operato di notabili collezionisti, mecenati, o semplicemente signori cui l’arte serviva per prestigio e potenza da dimostrare.

C’è davvero da inorridire nel leggere le vicende di centinaia di collezioni, per un totale di centinaia di migliaia di manufatti, smembrate, vendute, razziate in qualche caso, ma comunque di fatto trasferite letteralmente da una città a un paese lontano. Il tono del narratore non è malinconico, ma disincantato, e sin dalla premessa Isman scrive che “troppi si riempiono la bocca con il tantissimo che è rimasto, ed è vero, senza però riflettere minimamente al moltissimo che è invece sparito.”

Il libro è quindi prezioso, ma ha anche a mio parere almeno due pecche che non inficiano certo l’eccellente risultato finale, ma ne incrinano un poco la precisione. La prima pecca è che il libro è di lettura troppo densa; ci sono nomi su nomi su nomi, incisi su incisi, che denotano una ricerca meticolosa e approfondita sul materiale, ma riducono il lettore a una sorta di incapacità nel seguire il discorso, che pure è scritto in un ottimo ed elegante italiano. Ogni due o tre pagine si finisce probabilmente per dimenticare gran parte dei nomi letti, per il semplice motivo che sono troppi: e resta solo la sensazione che mille cose preziose siano state svendute o smembrate o buttate via. Questo vale per tutte le sezioni del libro, che non possiede. e questa è la seconda pecca, uno strumento fondamentale: il registro analitico. Muoversi, infatti, tra oltre duecento pagine fitte di dati richiede giocoforza un indice, un qualche strumento analitico che ci consenta di ritrovare notizie su un'opera vuoi per nome del proprietario, vuoi per quello dell'autore, vuoi per il periodo storico.  

 

Indice del volume:

Premessa. Il museo della cattiva coscienza

I. Le prime collezioni e le prime aste

II. Vendo, per armare due reggimenti

III. «Sistemiamo in anticipo un'eredità»

IV. Lo "scappamento" dei Van Dyck

V. Due "Prigioni" per un golpe?

VI. Tutto ceduto: comprava con i soldi degli altri

VII. Liquido ogni cosa, però che non si sappia

VIII. Ambasciator non porta pena; ma prende quadri

IX. «Quella famiglia, disonorata in eterno»

X. Intermezzo. Ambasciatori all'estero?

XI. Il Giro d'Italia di quanto non c'è più

XII. Una certa Roma che non ce l'ha fatta

XIII. Quattro raccolte? No, Coventry

XIV. Del "Cavaliere" resta un albergo

XV. Archeologia: un milione di furti rivenduti

XVI. Le guerre, Napoleone, i nazisti

XVII. E non è ancora finita: spariti anche da poco

Bibliografia

Indice dei nomi

 

Scheda tecnica
Fabio Isman, L' Italia dell'arte venduta. Collezioni disperse, capolavori fuggiti, Il Mulino, Bologna, 2017, ISBN 9788815270412, € 16

 

 

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