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Fogli e Parole d'Arte

Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.

Fogli e Parole d'Arte è diretta da
Andrea Bonavoglia (Vitorchiano)
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Spettacoli sulle scene e sugli schermi

Escaped Alone, di Caryl Churchill, al Teatro Valle restaurato

 



C’è un’attesa densa, quasi politica, che accompagna la restituzione del Teatro Valle alla città di Roma e alla mappa dello spettacolo dal vivo. Dopo oltre quindici anni di silenzio e complessi restauri, lo storico palcoscenico settecentesco rialza il sipario inaugurando una nuova identità come Casa della Drammaturgia Contemporanea. Una rinascita necessaria, che tuttavia carica di una responsabilità speculare i primi testi a calcarne le scene. È in questo contesto di celebrazione che debutta Escaped Alone della drammaturga britannica Caryll Churchill, un progetto firmato da lacasadargilla con la regia di Lisa Ferlazzo Natoli e Alessandro Ferroni.

Una messinscena che si presenta come un’operazione di indiscutibile buona fattura, ma che finisce per inciampare nel paradosso più insidioso: tradire la ferocia parossistica e l’intrinseca comicità del testo originale a favore di una fredda astrazione intellettuale.

Basta una seconda lettura della pagina scritta per vedere emergere una cifra stilistica troppo spesso sacrificata dalle regie nostrane: una forte, radicale componente ironica che sconfina deliberatamente nel comico, se non addirittura nel grottesco. Il teatro di Churchill non è solo una partitura di traumi privati e di fobie globali, ma un raffinato e implacabile meccanismo dell’assurdo.



La struttura drammaturgica della commedia vive di una polarità geometrica. Da un lato, tre amiche di lungo corso che, nel perimetro rassicurante di un giardino estivo, consumano il rito del tè pomeridiano. Il loro non è un dialogo, ma una coazione a ripetere: una partitura di battute iterate, micro-ossessioni e ridondanze in cui le signore spiegano e ribadiscono l’una all’altra ciò che è stato detto a uso e consumo della quarta ospite, la signora Jarrett. Dall’altro lato c’è proprio quest’ultima che, estraniandosi dal salotto en plein air, squarcia il tessuto della quotidianità con monologhi catastrofici: visioni apocalittiche e iperboliche di una fine del mondo imminente, orchestrata da un capitalismo cieco e ottuso.

Il potenziale esilarante del testo risiede proprio nel contrasto stridente tra il dettaglio domestico e l’orrore cosmico, ma soprattutto nell’anagrafe delle protagoniste. Nel testo originale, Sally, Vi e Lena sono tre settantenni. È la loro senilità, quell’essere argutamente rincitrullite dalle fobie e dal tempo, a rendere le loro dinamiche ferocemente comiche. C’è Lena, agorafobica che tenta di auto-convincersi di una normalità impossibile; c’è Sally paralizzata dal terrore dei gatti; e c’è Vi che si meraviglia dell’allontanamento del figlio, rimuovendo il piccolo dettaglio di avergli ammazzato il padre che l’aveva aggredita (non sappiamo quanto e in che modo), solo perché casualmente “si trovava in cucina con un coltello in mano”. Battute di un assurdo ridicolo che dovrebbero muovere alla risata amara.

La messinscena di Ferlazzo Natoli e Ferroni compie però una scelta di cast che depotenzia il dispositivo satirico. Affidando i ruoli a interpreti eccellenti ma anagraficamente distanti dalla senilità della pagina scritta - Caterina Carpio, Tania Garribba, Arianna Gaudio e Alice Palazzi - la comicità involontaria sfuma. Se le nevrosi e i cortocircuiti logici sono pronunciati da donne di mezza età, lo spettacolo scivola verso un registro drammatico più convenzionale, dove il parossismo churchilliano viene istituzionalizzato e ripulito.



Questo scollamento tra l’arguzia del testo e la gravità della messinscena si riflette in modo emblematico nelle soluzioni sceniche. Il classico cortile sul retro (backyard) pensato dalla Churchill, diventa un giardino sintetico, finto e postapocalittico. Sotto l’erba si muovono talpe o forse le creature che prenderanno il posto degli umani in via di estinzione. Il taglio fantascientifico della scena, viene rafforzato dalla presenza di un maxi schermo a LED ad alta definizione posizionato dul fondo della scena, sorretto da tralicci metallici. Mostra lo scorrere del tempo attraverso cieli illuminati dalla luce del giorno e tramonti rosseggianti, ma essendo semitrasparente e pixellato, svela continuamente la sua natura di schermo, suggerendo che il giardino in cui si trovano le donne sia una finzione ipertecnologica. La scenografia, oltre ad essere un po' troppo avveniristica rispetto alla concretezza domestica dell’ora del tè, distrae il pubblico dal meccanismo a orologeria della scrittura della Churchill. Escaped Alone procede per ellissi, frasi spezzate e violente accelerazioni, affidando la deflagrazione della catastrofe unicamente alla forza della parola nuda, che della Churchill è l’arma più affilata.

Ci si trova così davanti a uno spettacolo ben fatto, guidato da interpreti generose, che tuttavia tradisce la natura profonda dell’opera. Smussando gli spigoli del ridicolo e l’estremismo della farsa tragica a favore di una atmosfera più sospesa e intellettuale, lacasadargilla ci priva di quel senso dell’assurdo raffinato e disturbante che rende Caryl Churchill una delle voci più radicali del nostro tempo.

 

Scheda tecnica

Escaped Alone di Caryl Churchill.
Traduzione di Monica Capuani; un progetto de lacasadargilla; regia di Lisa Ferlazzo Natoli e Alessandro Ferroni; dramaturg Margherita Mauro;
con Caterina Carpio, Tania Garribba, Arianna Gaudio, Alice Palazzi;
scene Marco Rossi e Francesco Sgariboldi; ambienti visivi Maddalena Parise; drammaturgia delle luci Luigi Biondi; costumi Anna Missaglia; accompagnamento alla ricerca Marco D’Agostin; assistente alla regia Matteo Finamore.
Produzione Piccolo Teatro di Milano-Teatro d’Europa, Teatro di Roma - Teatro Nazionale.

Foto di scena di Masiar Pasquali.

Visto al Teatro Valle di Roma il 23 ottobre 2026.

 

 

 

 

 

 

 

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