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Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.
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Indice
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- Un muratore che ha studiato il latino
- Loos nel suo tempo
- Casa Rufer
- Che cos’è l’architettura
- Sulla soglia del XX secolo
- Parole nel vuoto
- Adolf Loos privato
- Il contributo di Christopher Long
- Una breve nota biografica
- Una minima nota bibliografica
ADOLF LOOS
Un muratore che ha studiato il latino

Sappiamo dunque che l’architetto del futuro dovrà avere un’impronta e una formazione classica. Ma per venire incontro alle esigenze del suo tempo, l’architetto dovrà essere anche un uomo moderno. (1898)1
Così scrive Adolf Loos nel 1898 in un articolo dal titolo significativo: Vecchi e nuovi orientamenti nell’architettura. Il ventottenne Loos propone due temi fondamentali della propria architettura, il rispetto della tradizione e l’esigenza della modernità. Nel corso della sua vita ripeterà all’infinito questi due concetti, mantenendosi coerente ad essi con il coraggio di chi “sa di avere ragione”.
Scorrendo i suoi scritti cronologicamente troviamo ulteriori riflessioni su questo argomento:
Il presente si costruisce nel passato così come il passato si è costruito sui tempi che lo hanno preceduto. Le cose non sono mai andate diversamente e mai andranno diversamente. Quella che io insegno è la verità. (1913)2
La nostra educazione poggia sulla cultura classica. L’architetto è un muratore che ha studiato il latino. Ma gli architetti moderni sembrano piuttosto degli esperantisti. (1924)3
A questo argomento, tradizione-modernità, se ne affiancano altri due non meno importanti: la lotta contro l’ornamento e la questione del ruolo etico-sociale dell’architetto.
In me e in tutti gli uomini civili l’ornamento non suscita affatto una più grande gioia di vivere […] L’ornamento non soltanto è opera di delinquenti, ma è esso stesso un delitto (1908)4
L’architettura suscita nell’uomo degli stati d’animo. Il compito dell’architetto è dunque di precisare lo stato d’animo, la stanza deve essere accogliente, la casa abitabile (1910)5
Queste citazioni tratte dalla vasta mole dei suoi scritti si accompagnano, ovviamente, alle opere architettoniche che contemporaneamente Loos andava progettando o realizzando; è infatti necessario non perdere mai di vista la stretta relazione che in questo architetto esiste tra teoria e progetto, tra parola e immagine. Senza aver scritto trattati organici, Loos ci ha comunque lasciato una serie di idee, possiamo dire “una teoria”, non meno importante dei progetti; e nel suo caso, in quello cioè di un architetto che fu costretto a lavorare poco, gli scritti assumono ulteriore rilievo, a partire naturalmente dal celeberrimo Ornament und Verbrechen (Ornamento e delitto).
L’attività di Adolf Loos si colloca temporalmente nei primi tre decenni del ventesimo secolo, subito dopo gli anni dell’eclettismo ottocentesco e durante il fiorire dell’Art Nouveau, e si colloca spazialmente nel cuore della vecchia Europa, a Vienna soprattutto, ma anche a Parigi e nella sua terra natale, la Cecoslovacchia.
Il periodo e il luogo hanno quindi un’importanza particolare, soprattutto se visti come elementi di contrasto nella formazione di Loos, in qualche modo dialettici.

Copertina di Das Andere
La decadenza della vecchia Europa si oppone allo spirito del nuovo mondo. Loos si trova in difficoltà volendo introdurre la civiltà occidentale in un paese che usciva dal “primo periodo di inciviltà nella storia umana”6, come egli stesso scrisse, un paese inoltre fortemente orgoglioso del proprio passato e ben lontano dall’accettare un modello esotico come quello americano. Non a caso la rivista Das Andere (L’altro)che Loos redasse interamente di suo pugno nel 1903 per un totale di appena due numeri, reca come sottotitolo un esplicito programma:
EIN BLATT ZUR EINFUEHRUNG ABENDLAENDISCHER KULTUR IN OESTERREICH. GESCHRIEBEN VON ADOLF LOOS
(Una rivista per l’introduzione della civiltà occidentale in Austria: scritta da Adolf Loos).7
Paradossalmente, la chiarezza e la perentorietà dello stile letterario e architettonico di Loos, personaggio proverbialmente ostile a qualunque compromesso e che non si negò mai a battaglie di costume in nome della civiltà, hanno generato una serie di equivoci e di fraintendimenti, sia prima sia dopo la sua morte nel 1933. A questo ha contribuito sicuramente anche la scarsa conoscenza della sua vita e dei suoi progetti che, fino al 1982, era di fatto limitata a due incomplete monografie dovute a suoi amici e collaboratori: la prima del 1931 di Heinrich Kulka, la seconda del 1964 di Ludwig Münz e Gustav Künstler. Soltanto la pubblicazione nel 1982 di un grande volume a firma di Burkhardt Rukschcio e Roland Schachel ha coperto infine in modo esauriente tutta l’opera di Loos, con preziose indicazioni anche sulla sua vita.
Dal 1982 si sono succedute due diverse tendenze critiche nei riguardi di Loos; gli uni hanno investigato opere o scritti singoli, producendo quindi monografie di maggiore o minore profondità, ma quasi sempre utili per la costruzione del mosaico totale, mentre altri hanno cercato di rivedere i caratteri generali del personaggio, per fornirne una lettura nuova o comunque rivisitata. A questo secondo filone ambisce di unirsi il mio lavoro di oggi, che in realtà ha origine molti, molti anni fa.
Nel 1983, infatti, mi laureavo in Architettura a Roma discutendo una tesi non progettuale ma storica, insolita per quella Facoltà, dal titolo Teoria e progetti di Adolf Loos. La casa Rufer e le case popolari nel contesto della formazione culturale di Adolf Loos. La tesi, che fu molto ben accolta dalla commissione di laurea e in particolare da Filiberto Menna, consisteva di tre volumi faticosamente dattiloscritti, di cui ero piuttosto fiero e che oggi mi appaiono incredibilmente ineleganti. Insieme al materiale scritto, corredato da tantissime immagini inserite con le forbici e la colla nei fogli di battitura, avevo costruito due modelli smontabili in legno, uno molto grande della casa Rufer e uno minore per le case popolari.
In seguito, in particolare dal 1999 in poi, sono tornato spesso su Loos nelle riviste online cui ho partecipato come collaboratore, redattore, o direttore. Nel frattempo davo un’occhiata, a volte attenta a volte distratta, alle nuove ricerche sul mio prediletto, restando molto spesso stupito per la superficialità delle analisi e degli studi. La non-traduzione in italiano e in inglese del volume di Rukschcio, troppo presto fuori commercio, comportava e comporta tuttora una non-conoscenza del complesso della produzione loosiana da parte di molti studiosi, rendendo fragili se non incoerenti molte delle loro intuizioni. D’altro canto, i notevoli saggi di Aldo Rossi8, di Massimo Cacciari9 e poi di Benedetto Gravagnuolo10, avevano posto le basi per approfondimenti e studi specialistici in Italia tanto sul versante architettonico quanto su quello filosofico, con esiti purtroppo spesso scarsi di contenuto (a eccezione forse dei testi di Robert Trevisiol11 e di Stefano Velotti12). Oggi, a quanto vedo, i migliori specialisti sono – tanto per cambiare – americani13, la cui ricerca è soprattutto basata più sulle fonti che sulle opinioni.
A prescindere dalla conoscenza informata o meno dell’opera di Loos, la letteratura critica architettonica anche negli ultimi 40 anni si è dispersa interpretandolo nei modi più disparati. Quello che scrivevo nella mia tesi può ritornare in gran parte oggi, quasi con le stesse parole, e se da un lato mi può inorgoglire dall’altro non può non stupirmi.
In questo volume ho raccolto una parte del mio lavoro di allora e tutti gli articoli che ho scritto su Loos nel contempo della mia vita professionale di docente e storico dell’arte.
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Note al testo
1 Adolf Loos, La civiltà occidentale e altri scritti, Zanichelli 1981, p. 66
2 Adolf Loos, Parole nel vuoto, Adelphi 1972, pp. 262-263
3 Adolf Loos, Parole nel vuoto, Adelphi 1972, p. 330
4 Adolf Loos, Parole nel vuoto, Adelphi 1972, pp.220-222
5 Adolf Loos, Parole nel vuoto, Adelphi 1972, p. 255
6 Adolf Loos, Parole nel vuoto, Adelphi 1972, p. 243
7 Di Das Andere uscirono solo due numeri. In italiano sono state pubblicate tradizioni parziali nelle raccolte dei suoi saggi e un facsimile nel 1981.
8 Aldo Rossi, Adolf Loos 1870-1933, in Casabella continuità, n. 233, anno 1959
9 Due sono gli interventi principali di Cacciari su Loos: Loos-Wien contenuto in Oikos. Da Loos a Wittgenstein scritto con F. Amendolagine (1975, Officina Edizioni) e Adolf Loos e il suo Angelo, nella riedizione di Das Andere (1981, Electa).
10 Il contributo di Benedetto Gravagnuolo è notevolissimo tanto a livello quantitativo quanto qualitativo; tra molti articoli e saggi, il testo di riferimento è B. Gravagnuolo, Adolf Loos. Teoria e opere, Idea Books 1982.
11 Robert Trevisiol, Adolf Loos, Laterza 1995
12 Stefano Velotti, Lo stile del paradosso, De Donato 1988
13 Tra i nuovi studiosi di Loos, Christopher Long appare il più informato e perspicace. I suoi lavori principali sono gli Essays on Adolf Loos (1920), Adolf Loos on trial (1918), The last houses (1921), tutti pubblicati dall’editore praghese Kant. Ha anche avuto il coraggio di analizzare, in A.L. on trial, gli atti del processo a Loos per pedofilia, di cui si tende ipocritamente a non parlare.