Testuali parole

Diligite iustitiam. Qui iudicatis terram

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“Diligite iustitiam. Qui iudicatis terram”
Enigmatiche evoluzioni nel sesto Cielo di Giove.


Soffermarsi su figure di spicco come quella di Durante di Alighiero degli Alighieri, comunemente noto come Dante Alighieri (1265-1321) o la sua Comedia, comporta prendersi qualche rischio. Detto in altre parole, parlare di Dante è come scherzare col fuoco. La sua sconfinata fama, lo sanno gli addetti ai lavori, rende quasi anacronistico ogni tentativo di stabilire nuovi contatti con il suo mondo.


Roberto Benigni, nel libro Il mio Dante (Ed. Einaudi, 2008) a pagina 21, scrive:


«Quando si parla di Dante, mi si rigirano subito il corpo e l’anima; è un poeta eterno, che ho sempre sentito come un amico. Il mio vuole essere solo un omaggio: quello che dico non ha carattere scientifico ma personale. Del resto, qualsiasi cosa si dica su Dante va sempre bene, perché è un contributo che diamo alla poesia, alla bellezza e alla gioia del vivere.»


Facciamo nostre le opinioni del noto personaggio pubblico, pur consapevoli di
toccare aspetti che agli occhi di alcuni potranno apparire ambigui se rapportati alle
abituali formalità interpretative. Teniamo inoltre a precisare che le ipotesi qui
sollevate, restano confinate all’ambito della sfera personale e non intendono, in alcun modo, interferirsi o contraddire le versioni ufficiali già date.


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