Fogli e Parole d'Arte

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Voce del verbo smartizzare



«Non è quel che vien fatto, ma come vien fatto, con quali mezzi di lavoro, ciò che distingue le epoche economiche. I mezzi di lavoro non servono soltanto a misurare i gradi dello sviluppo della forza lavorativa umana, ma sono anche indici dei rapporti sociali nel cui quadro vien compiuto il lavoro»
1

(K. Marx, Il Capitale)

 

Tre le ultime frontiere della progettazione urbanistica rientra la trasformazione che stanno affrontando città grandi e piccole di tutto il mondo, quelle che le porta a diventare smart, assumendo caratteristiche che rendano più “intelligenti” - di quell’intelligenza che rende più fluidi e rapidi. Se negli smartphone ciò avviene mediante continui aggiornamenti delle applicazioni, anche le città si prestano ad ogni modernizzazione possibile dei propri mezzi. Si tratta di operazioni favorite dalla tecnologia attuale le cui radici affondano in teorie economiche, sociologiche e urbanistiche di oltre un secolo fa. Ad esempio, per aggiudicarsi lo status di smart, una città necessita di una rete di trasporti che funzioni e possibilmente progettata a misura del territorio. È una tematica in discussione dalla Rivoluzione Industriale, momento in cui si è avvertito il bisogno di pensare reti che favorissero un tipo di coesistenza tra singoli nella collettività più fluida e funzionale ai ritmi di vita imposti dalla vita moderna. In quel momento «il vapore, poi l’elettricità e il motore a scoppio, accrescendo a dismisura la forza del braccio e dell’animale da tiro, hanno generato la civiltà delle macchine […] Interessi materiali o spirituali si sono impadroniti delle invenzioni grandi e piccole: risucchi d’industriose fabbricazioni, o esitazioni d’una clientela sempre riluttante»2 costituendo quell’esplosivo che ha generato una significativa rottura tra vita sociale e cornice geografica3. I trasporti hanno infatti giocato un ruolo importante nel prolungamento della giornata lavorativa, come ricorda Marx - «Con il prolungamento della giornata lavorativa la scala della produzione si estende»4.

La progettazione di una città richiede la volontà di proporre, se non un’utopia, almeno “la migliore di quelle possibili”, riecheggiando quella dimensione ideale fondamentale nella considerazione hegeliana del concetto di lavoro. Tale riflessione si colloca da un lato guardando alla polis greca e alla res publica romana, dall’altro alla scissione che caratterizza il mondo moderno. Precisando che il rapporto col passato non intende essere un’antistorica restauratio quanto un orientamento per il futuro, per Hegel la disgregazione della polis è avvenuta con il sorgere della società civile, con lo svilupparsi e poi il predominare del Privatleben: «Oggi la moltitudine che non ha più nessuna virtù pubblica, che è precipitata in uno stato di soggezione, ha bisogno di altri sostegni e di un altro conforto per aver un compenso alla propria miseria che non ha il coraggio di diminuire. L’intima certezza della fede in Dio e nell’immortalità deve essere sostituita da rassicurazioni esterne, dalla fede in coloro che più sono consapevoli di essere in grado di produrre da sé il proprio modo di pensare. […] Di qui l’accoglienza aperta e cordiale della religione cristiana nei tempi in cui la virtù pubblica dei romani stava sparendo ed era in decadenza la grandezza esterna. Perciò quando dopo secoli l’umanità è di nuovo in grado di avere idee, […] la dottrina della abiezione dell’uomo va scomparendo, e ciò che ci rendeva interessante l’individuo affiora esso stesso come idea nella sua bellezza e, pensato da noi, diviene nostra proprietà»5.


- un'immagine della città del futuro disegnata da Tony Garnier -

Il tredicesimo capitolo de Il Capitale rappresenta un’attenta analisi di come le macchine e la rivoluzione industriale abbiano influito sul lavoro dell’uomo. A partire da come tali strumenti entrino totalmente nel processo lavorativo e parzialmente in quello di valorizzazione del prodotto alla differenza tra prezzo delle macchine e prezzo della forza lavoro; senza tralasciare le indagini sugli effetti dell’industria sull’operaio, sulla necessità di coinvolgere donne e bambini e sul prolungamento della giornata lavorativa che ha sconvolto del tutto la quotidianità.

Ricercando una definizione di Smart City nel testo dedicato all’argomento dello studioso Giuliano Dall’Ò si evince che «parlare oggi di smart city vuol dire riferirsi a un modello di città nel quale […] si modificano i rapporti tra i cittadini e le istituzioni, tra i cittadini e il mondo dell’economia e, ovviamente, tra i cittadini stessi»6. Nonostante sembri che l’attenzione sia soprattutto sul rapporto dei singoli tra i singoli nella collettività, Dall’Ò sottolinea che al primo posto tra le componenti del cambiamento c’è prima quella economica, poi quella sociale e successivamente quella ambientale. In tale cambiamento l’agire dell’uomo è basilare, soprattutto per quanto concerne il linguaggio e il lavoro. Facendo riferimento alla Filosofia dello Spirito di Hegel, il linguaggio è strumento per organizzare il materiale e il lavoro è concreto farsi cosa dell’Io. Il lavoro umano crea lo strumento; è l’uomo che ha la capacità di creare artefatti. Gli strumenti creati dall’uomo sono messi a disposizione della collettività e non sono sottoposti alla brama ma al desiderio di dare corpo a un atto creativo che è orientato a dare un contributo alla collettività. Oltre ad essere fortemente connesso alla cultura – alla Bildung - il lavoro è la possibilità dell’uomo di elevarsi all’universale. Il tutto è inoltre un modo per realizzare la praxis di più alto registro, quello politico.

La questione della sovrapposizione dei livelli di linguaggio e lavoro è stata trattata anche da postmarxisti come Rossi-Landi e Virno. Per il primo, il lavoro vivo è più che mai descrivibile in termini di atti comunicativi, sempre più in termini di praxis e meno in termini di poiesis. Il concetto marxiano di forza lavoro, che racchiude insieme capacità fisiche e intellettuali, si manifesta in completezza negli studi sociali nei quali il linguaggio viene perlopiù descritto come strumento di produzione di messaggi. Il passaggio è dalla poesis verso la praxis: quest’ultima diventa sempre più simile alla poesis - l’agire linguistico diventa sempre più simile a quello strumentale. Più estrema è la posizione di Virno, che in Convenzione e materialismo: l’unicità senza aura, afferma che è il lavoro che parla e si verifica il divenire praxis della poesis, secondo un concetto largo di produzione che include in sé i tratti salienti dell’agire senza opera. Il lavoro sembra sempre più un agire senza opera, senza teleologia.

Tali riflessioni sono necessarie e complementari alla comprensione della rivoluzione urbanistica le cui radici sono da ricercare nel periodo che va dal 1760 al 1830: «Sono le macchine le vere protagoniste, […] si tratta di un’evoluzione tecnologica»7 - della Technologie8. Bisogna precisare che non bisogna parlare tanto di tecnica quanto di Technologie, la scienza del governo che attraverso l’organizzazione dei burocrati organizza i processi di lavoro tanto nelle miniere quanto nell’agricoltura. Il tutto porta a una dimensione scientifica in cui l’essere umano diventa cosa tra le cose, ben lontano dalla tecnica che invece si riferisce all’agire dell’uomo. Quanto è affermato è riscontrabile anche nelle parole scritte da Marx nei Grundgrisse, a proposito del general intellect: «Le forze produttive e le relazioni sociali – entrambi lati diversi dello sviluppo dell’individuo sociale – figurano per il capitale solo come mezzi, e sono per esso solo mezzi per produrre sulla sua base limitata. Ma in realtà essi sono le condizioni per far saltare in aria questa base. La natura non costruisce macchine, non costruisce locomotive, ferrovie, telegrafi elettrici, filatoi automatici ecc. Essi sono prodotti dell’industria umana: materiale naturale, trasformato in organi della volontà umana sulla natura o della sua esplicazione nella natura. Sono organi del cervello umano creati dalla mano umana: capacità scientifica oggettivata. Lo sviluppo del capitale fisso mostra fino a quale grado il sapere sociale generale, knowledge, è diventato forza produttiva immediata, e quindi le condizioni del processo vitale stesso sono passate sotto il controllo del general intellect, e rimodellate in conformità a esso. Fino a quale grado le forze produttive sociali sono prodotte, non solo nella forma del sapere, ma come organi immediati della prassi sociale, del processo di vita reale»9.

Studiare alcuni brani de Il Capitale, oggi, porta luce su quelle che sono le motivazioni alla base della smartizzazione delle città. Nel quinto e tredicesimo capitolo del testo marxiano, si trovano tutti i presupposti che hanno plasmato la teoria economica cui ci si riferisce attualmente. Ogni cambiamento spaziale è connesso all’utile: «L’attività dei trasporti […] si risolve in un processo di trasformazione spaziale, in quanto, in particolari circostanze, il medesimo bene economico, in un luogo diverso, dispiega una utilità maggiore»10. Tutto, purché si renda quanto più efficiente l’organizzazione «intesa come capacità di coordinamento dei fattori»11, qualcosa che «entra in ogni processo produttivo»12, un processo in cui «i capitali, la terra e il lavoro umano sono fattori di produzione originari o irriducibili»13. Seguendo Marx, per un’efficace analisi bisogna adeguare il proprio lessico distinguendo accuratamente processo lavorativo, prodotto e valore d’uso - «nel processo lavorativo l'attività dell'uomo opera, attraverso il mezzo di lavoro, un cambiamento dell'oggetto di lavoro che fin da principio era posto come scopo. Il processo si estingue nel prodotto. Il suo prodotto è un valore d'uso, materiale naturale appropriato a bisogni umani mediante cambiamento di forma»14 - e comprendere che la considerazione degli spazi rientra nello stesso campo di analisi del processo lavorativo: «Oltre le cose che trasmettono l'efficacia del lavoro al suo oggetto, e quindi in un modo o nell'altro servono come conduttori dell'attività, il processo lavorativo annovera fra i suoi mezzi, in un senso più ampio, anche tutte le condizioni oggettive che in genere sono richieste affinché esso abbia luogo. Queste condizioni non rientrano direttamente nel processo lavorativo, il quale però senza di esse può non verificarsi affatto, o si verifica solo incompletamente. Il mezzo universale di lavoro di questo tipo è ancora una volta la terra stessa, poiché essa dà al lavoratore il locus standi e al processo lavorativo dà il suo campo d'azione (field of employment). Mezzi di lavoro di questo genere già procurati mediante il lavoro sono per esempio edifici di lavoro, canali, strade, ecc.»15.

Diventa dunque sempre più evidente come le trasformazioni urbanistiche siano ben lontane dall’essere realmente giustificate dalla volontà di garantire benessere di singoli, collettività e territorio e molto più a che fare con il mutamento della vita lavorativa dall’epoca pre-moderna a quella attuale, nonostante la teoria della smartizzazione affermi tutt’altro.


 - il disegno è tratto dal blog IoT -


Nel bando del 2012
Smart Cities and Communities, il MIUR ha posto come obiettivo lo sviluppo di progetti innovativi mettendo al primo posto la sicurezza del territorio, avallando progetti di cura della popolazione anziana, tecnologie welfare ed inclusive insieme a maggiore attenzione per la domotica e aggiornamenti delle strutture scolastiche e su cloud computing technologies. Fondamentale anche l’abbattimento del digital divide: quella distanza tra chi sa utilizzare consapevolmente le tecnologie e chi no. Nello stesso bando è possibile leggere dell’invito a pensare a progetti sulla gestione dei rifiuti, sulla salute in generale, sull’architettura sostenibile, su conservazione di beni culturali (cultural heritage)16. Fin qui, sembrerebbe quasi che la priorità di una smart city sia il miglioramento del rapporto intersoggettivo tra i singoli nella collettività, comprendendo anche l’altro assunto fondamentale della smartizzazione – quello secondo cui in una smart city abitano degli smart citizen, cittadini che partecipano attivamente alle città intelligenti formando una rete sia online che offline e condividendo interessi e rispettive conoscenze.

All’atto pratico, la smartizzazione delle città avviene soprattutto e quasi esclusivamente sul piano della connessione dei dati, poiché «nella smart city allo spazio fisico se ne sovrappone uno virtuale»17. Tra gli esempi delle città europee più smart spicca Manchester - eppure, guardando al motivo di tale riconoscimento risulta che al primo posto c’è l’aver portato la connessione ad Internet wireless al di fuori delle mura domestiche e il miglioramento dei supporti telematici.

Nel contesto italiano, lo Smart City Index misura il livello di smartizzazione delle città misurando il livello di energie rinnovabili e l’attenzione a tale tema; il consumo di energia elettrica (smart building); il trasporto pubblico locale, il trasporto privato e la mobilità alternativa (smart mobility) e, a pari merito con gli altri aspetti prioritari figura il broad band, il conto della diffusione della banda larga e ultralarga fissa e mobile (ADSL, fibra ottica, HSPDA, LTE)18. Insomma, prima di tutto ci si assicura che gli utenti possano avere accesso a Internet, il mezzo tramite cui oggi si raccolgono la maggioranza dei dati di mercato19 dando vita a un rapporto di servizi pubblici con tornaconto per i privati di cui David Harvey scriveva alla fine degli anni ’80 in opere come From Managerialism to Entrepreneurialism: The Transformation in Urban Governance in Late Capitalism, un testo in cui analizza come le città siano passate da essere manager a imprenditori, competendo tra loro e trasformando gli spazi in capitali in cui investire, in luoghi dove fare business. In un altro testo del geografo, Spaces of global capitalism. Towards a theory of uneven geographical development, si prende atto di un altro dato significativo nel cambiamento delle città dovuto al lavoro che nell’ultimo sessantennio è più che mai diventato merce: l’appropriazione da parte delle imprese del mercato liberista di luoghi in cui poter sfruttare risorse e manodopera a basso costo20; considerazioni che si accordano con quanto affermato da Harvey sul postmodernismo per quanto concerne la mancanza di una progettualità che sia politica oltre che economica. Il compito della città non è più quello di fornire servizi essenziali ma consegnare i dati raccolti per consegnarli al miglior offerente – che può essere tanto chi governa la città quanto un attore privato. I big data si configurano come quei dati che sono il germe quanto il mezzo per realizzare la smartizzazione delle città21, un’operazione che è spinta dall’obiettivo di incoraggiare politiche di sviluppo economico, a prescindere dal fatto che «la correlazione tra crescita economica e benessere non è necessariamente positiva»22.

 

 

Riferimenti bibliografici:

  • Dall’Ò G., Smart City, Bologna, Il Mulino, 2014.

  • Forte C.; De Rossi B., Principi di economia ed estimo, Milano, Etas, 1977

  • Harvey D., From Managerialism to Entrepreneurialism: The Transformation in Urban Governance in Late Capitalism in Geografiska Annaler, Series B, Human Geography, Volume 71, UK, 1989.

  • Harvey D., Spaces of Global Capitalism: A Theory of Uneven Geographical Development in Hettner Lecturer, Stoccarda, Franz Steiner Verlag, 2005.

  • Harvey D., The Condition of Postmodernity, Cambridge, Blackwell, 1989.

  • Hegel G.W.F., Fenomenologia dello spirito, Torino, Einaudi, 1807.

  • Hegel G.W.F., Scritti teologici giovanili, Napoli, Guida, 1989.

  • Le Corbusier, Maniera di pensare l’urbanistica, Bari, Laterza, 1997.

  • Marx K., Il Capitale, Roma, Newton Compton, 1970.

  • Marx K. Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica, Venezia, La Nuova Italia,1968-70.

  • Shelton T., M. Zook M., Wiig A., The ‘actually existing smart city’ in Cambridge Journal of Regions, Economy and Society, Oxford University Press, 2014.

  • Townsed A.M. in Smart Cities, Big Data, Civic Hackers, and the Quest for a New Utopia, New York, Norton, 2013.

     

     

Note con rimando automatico al testo

1 K. Marx, Il Capitale, a cura di E. Sbardella, Newton Compton, Roma, 1970, p.100.

2 Le Corbusier, Maniera di pensare l’urbanistica, trad it. a cura di G. Scattone, Laterza, Bari, 1997, p. 13.

3 «Con una violenta rottura, unica negli annali della storia, tutta la vita sociale dell’Occidente s’è staccata in questi ultimi tre quarti di secolo dalla sua cornice relativamente tradizionale e ben armonizzata con la geografia. L’esplosivo che ha prodotto questa rottura è costituito dall’improvviso irrompere – in una vita fino allora scandita dal passo del cavallo – della velocità nella produzione e nei trasporti delle persone e delle cose», Ivi, p. 5.

4 K. Marx, Il Capitale, op. cit., p.223.

5 G. W. F. Hegel, Scritti teologici giovanili, trad it. a cura di N. Vaccaro e E. Mirri , Guida, Napoli, 1989, pp. 125-126

6 G. Dall’Ò, Smart City, Bologna, Il Mulino, 2014, p. 12.

7 Ivi, p. 12

8 «Come ogni altro sviluppo della forza produttiva del lavoro, il macchinario ha il compito di ridurre le merci più a buon mercato ed abbreviare quella parte della giornata lavorativa che l’operaio usa per se stesso, per prolungare quell’altra parte della giornata lavorativa che l’operaio dà gratuitamente al capitalista e un mezzo per la produzione di plusvalore». K. Marx, Il Capitale, op. cit, p.206; Si consideri anche il paragrafo 3 del capitolo 13 intitolato Effetti immediati dell’industria meccanica sull’operaio.

9 K. Marx, Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica, Venezia, La Nuova Italia,1968-70, II vol.p. 390.

10 C. Forte e B. De Rossi, Principi di economia ed estimo, Milano, Etas, 1977, p.11.

11 Ivi, p. 12.

12 Ibidem.

13 Ibidem.

14 K. Marx, Il Capitale, op. cit, p. 100.

15 Ibidem.

16 Ivi, p.126 oppure hubmiur.pubblica.istruzione.it

17 Ivi, p. 66.

18 Ivi, p. 104.

19 Sull’argomento ha scritto A. M. Townsed in Smart Cities, Big Data, Civic Hackers, and the Quest for a New Utopia, New York, Norton, 2013.

20 Le conseguenze sono illustrate da Mike Davis in Planet of Slums, 2006.

21 T. Shelton, M. Zook e A. Wiig, The ‘actually existing smart city’ in Cambridge Journal of Regions, Economy and Society, Oxford University Press, 2014, p. 4.

22 G. Dall’Ò, Smart City, op. cit., p. 25.

 

 

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