Fogli e Parole d'Arte

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il 23 ottobre 2007.

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Spettacoli sulle scene e sugli schermi

Scende giù per Toledo secondo Arturo Cirillo

 

 

Rosalinda Sprint è la protagonista assoluta del romanzo breve (o del racconto lungo) Scende giù per Toledo che Giuseppe Patroni Griffi pubblicò nel 1975, introducendo per la prima volta nel panorama letterario italiano di allora, la figura di un travestito, o meglio di un femminiello dei bassi di Napoli.

Il bravo Arturo Cirillo ne ha tratto uno spettacolo teatrale monologante che, oltre a rispettare l'alternanza della prima e terza persona, riesce a tradurre in gestualità e immagine scenica il ricchissimo linguaggio flessuoso e visionario del testo. In veste di dramaturg, Cirillo ha ovviamente operato dei tagli senza tuttavia svilire lo spessore drammatico e teneramente comico del racconto.

Come attore e regista di se stesso incarna i sogni e gli affanni di un giovane transessuale che batte cercando l'amore assoluto. Con i suoi boccoli biondi grazie alla camomilla Shultz, la casacchina azzurra con scintillanti paillettes, la minigonna inguinale e le lunghe gambe arrampicate su vertiginosi tacchi, la Rosalinda di Cirillo non scivola mai nel grottesco e non risulta mai volgare. L'attore sembra danzare l'ingenuità del femminiello violato e violentato che non smette di confondere il piano della realtà da quello dell'immaginazione. A tratti può sembrare un po' patetico, ma non perde mai la sua dignità. Cirillo si cala intensamente nel personaggio alternando racconti registrati in terza persona a stralci di monologo interiore dal vivo e, come se non bastasse dà voce a tutti gli altri personaggi maschili, femminili e transessuali.


 

Gli basta indossare una vestaglia leopardata per diventare Marlene Dietrich, esperta maitresse di una casa d 'appuntamenti, e un mazzo di collane multicolore per trasformarsi nella Baronessa, una barbona che muore sul molo tra i fetidi liquami del suo corpo. Il coro di voci e la lista di nomi stravaganti si infoltiscono con il procedere della storia. Eppure la scena di Dario Gessati è fissa, un ambiente ristretto, quasi claustrofobico, con arredi di pessimo gusto. Un letto circolare variopinto con cuscini in tono, un grande paravento bordeaux, un tavolo con specchio e una lampada a forma di palma che quando si accende diventa rossa. I cambi di luci di Mario Marasà modificano come possono la funzione della stanza che ora è la casa del sarto, ora quella della Dietrich, ora i vicoli e gli angoli del mercimonio violento, e infine le scogliere di Dover dove fugge o sogna di fuggire la povera Rosalinda delusa dagli amori.

Lo spazio, in realtà, è quello interiore del personaggio, come lo è il tempo che saltella avanti e indietro tra passato e futuro e che spesso si inceppa nell'atemporalità del sogno.

Corale e frammentario, il racconto lascia emergere a tutto tondo la fragile figura di Rosalinda ripudiata dal padre che odia i ricchioni, stuprata dal cugino Gennaro nel giorno del funerale del padre e abusata anche da Gaetano, l'uomo che lei aveva scambiato per il vero amore. La Rosalida con piccole manie di grandezza che si precipita dal sarto per farsi cucire una vestaglia con il collo alla Maria Stuarda. La Rosalinda con il corpo da uomo e l'anima da donna, che bisticcia con le amiche e colleghe Maria Callàs, Viacolvento e Rossidrago. Che trova solidarietà nei bassi ma sogna di fuggire in America e poi a Londra (non è chiaro se ci arrivi davvero a Dover) per poi ritornare a Napoli e ridipingere di celeste la sua stanzetta.

La prosa dura e proteiforme di Patroni Griffi conserva la sua poeticità nella superba interpretazione di Cirillo che dà vita al concerto di stati d'animo del femminiello e alle contraddizioni di una Napoli reinventata, senza mai cadere nel luogo comune.

 

 

Scheda tecnica

Scende giù per Toledo, di Giuseppe Patroni Griffi. 
Diretto e interpretato da Arturo Cirillo. Scene: Dario Gessati. Costumi: Gianluca Falaschi. Musiche originali: Francesco De Melis. Luci: Mauro Marasà. Regista assistente : Roberto Capasso. Produzione Marche Teatro

Al Piccolo Eliseo di Roma fino al 29 aprile.

 

 

 

 

 

 

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