Fogli e Parole d'Arte

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Spettacoli sulle scene e sugli schermi

Il Re Lear nella versione di Giorgio Barberio Corsetti

 


Il Re Lear di Corsetti, in scena al Teatro Argentina di Roma, per molti versi assomiglia più a un reality che non a quella che Agostino Lombardo definisce "la prima tragedia moderna". Lo spettacolo, costruito sulla pregevole traduzione di Cesare Garboli, viene calato in una contemporaneità inconsistente. Non bastano costumi moderni, scene strizzate ed essenziali e un bombardamento di musica rock suonata dal vivo, per avvicinare un dramma universale ai nostri tempi. Oggi il potere, quello vero, è nelle mani della finanza e delle multinazionali. Ma Corsetti ribadisce che " Lear è adesso ", e non osa più di tanto. Preferisce effettuare tagli e alleggerire le scene, concentrando l'interesse sul potere e sull'erotismo.

Il ritmo dell'azione è dinamico e incalzante, e le scene si susseguono agilmente, chiarendo i legami e i passaggi tra la trama centrale di Lear e la sottotrama speculare di Gloucester. I vari luoghi vengono indicati da scritte proiettate sullo sfondo,producendo un effetto straniante che si accompagna a una generica riduzione dello spessore tragico del testo originale.

Il totale sovvertimento di valori e sentimenti e la cecità che impedisce di vedere al di là delle apparenze, sono i temi chiave di Re Lear, ma Corsetti evita di approfondirli, allentando il coinvolgimento emotivo nelle vicende rappresentate.

Uno schermo gigante con l'immagine di una tavola apparecchiata di flute e bottiglie di champagne preannuncia la festa in onore dell'abdicazione di Lear e della suddivisione del suo regno tra le tre figlie, in proporzione all'affetto che esprimeranno nei suoi confronti. Goneril (Francesca Ciocchetti) e Regan (Sara Putignano) mentono spudoratamente, mentre Cordelia (Alice Giroldini) non regge adeguatamente la parte di colei che ha il coraggio di dire la verità.

Il Lear di Fantastichini è un uomo ancora in gamba e, diversamente dal suo doppio, rinuncia alla corona per darsi ai bagordi e godersi la vita. La scena è priva di solennità e le false dichiarazioni d'amore da parte delle figlie maggiori vengono cantilenate a turno in un'atmosfera di gioviale leggerezza. L'allegria viene esaltata dai colori sgargianti dei costumi di Francesco Esposito. Si brinda, si danza e si fumano sigarette finché non giunge il turno di Cordelia, la figlia più giovane e più amata da Lear. Si fa avanti vestita di nero e tutta scapigliata per rimarcare la sua diversità, ma la sua sincera dichiarazione di amore filiale e la scena del suo ripudio non sono d'impatto, come non lo sono altre a seguire. Del resto, la recitazione è genericamente un po' piatta e non contribuisce a definire a tutto tondo i personaggi. Anche un attore di livello come Michele De Mauro spinge alle estreme conseguenze il personaggio di Gloucester che, nella sua insistita ingenuità, appare quasi comico. Allo stesso modo, l'Edmund di Francesco Villano appare piuttosto monocorde nella parte del figlio bastardo. Lo stesso vale per l''Edgar di Gabriele Portoghese che risulta scontato nella parte del figlio buono.

 

Il centro dello spettacolo contiene i momenti più alti della tragedia. Il monologo rabbioso e disperato di Lear, scacciato dalle figlie nella tormenta, attenua volutamente la sua portata metaforica e universale. Il re pazzo è solo con il suo Matto (un convincente Andrea Di Casa) ma il suo dolore per l'ingratitudine filiale assume al massimo i colori sbiaditi del patetico. Soprattutto quando incontra Gloucester accompagnato in incognito da Edgar. Corsetti riduce la straordinaria potenza teatrale delle scene dei derelitti, ai quali si aggiunge anche l'assennato Conte di Kent (Roberto Rustioni) che Lear aveva esiliato dal suo regno quando ancora indossava la corona.

La violenta guerra tra i Duchi d'Albany e Cornovaglia e le trame di Goneril e Regan, mettono in secondo piano il cammino iniziatico attraverso la follia che porta i più deboli a prendere coscienza della verità. Corsetti preferisce dar risalto alla ingordigia e alla lascivia di Goneril e di Regan. Un'immagine enorme che le mostra in reggiseno e a gambe nude campeggia sulla scena, preannunciando gli intrighi che le sorelle cattive metteranno in atto per contendersi i favori di un Edmund ormai trionfante.

Il quinto atto è troppo veloce, scheletrico come le due strutture in ferro che compaiono nel finale. C'è troppo poco tempo per la scena in cui Lear rivede Cordelia per l'ultima volta e le chiede perdono. Troppo poco tempo per inscenare la violenza del dolore che spezza le corde della vita.

La potenza della parola poetica, la sua ambiguità e la sua qualità materica che la trasforma in scena non emergono in tutta la loro pienezza. Corsetti lascia tutto in superficie, semplifica e, così facendo, ridimensiona la polisemia del capolavoro scespiriano.

 

Scheda tecnica

RE LEAR di William Shakespeare. Traduzione di Cesare Garboli. Scene e costumi: Francesco Esposito. Luci: Gianluca Cappelletti. Musiche composte ed eseguite dal vivo: Luca Nostro. Ideazioni e realizzazioni video: Igor Renzetti e Lorenzo Bruno.  
Con Ennio Fantastichini, Michele di Mauro, Roberto Rustioni, Francesco Villano, Francesca Ciocchetti, Sara Putignano, Alice Giroldini, Mariano Pirrello, Pierluigi Corallo, Gabriele Portoghese, Andrea di casa, Antonio Bannò, Zoe Zolferino.
Adattamento e regia di Giorgio Barberio Corsetti.
Una produzione Teatro di Roma- Teatro Nazionale, Teatro Biondo di Palermo.
Prima rappresentazione il 21 novembre 2017 al Teatro Argentina di Roma.

 

 

 

 

 

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