Fogli e Parole d'Arte

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il 23 ottobre 2007.

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Spettacoli sulle scene e sugli schermi

La signora dello zoo di Varsavia

 

 



La signora dello zoo di Varsavia
(The Zookeeper's wife)

Regia: Niki Caro

 

Cast: Jessica Chastain, Daniel Brühl,
Johan Heldenbergh

 

 

Distribuzione: M2 Pictures

 

 

 

 

 



Arrivato all'anteprima stampa per ammirare principalmente la performance di Jessica Chastain, ho trovato, invece, un film garbato e convincente, dotato di una buona originalità e di un'ottima trama drammatica. Il rischio evidente che The Zookeeper's wife avrebbe potuto correre riguardava il tema, che tornava a descrivere - così come già avevano tentato egregiamente opere come Il pianista di Polanski, I dannati di Varsavia di Wayda, Jakob il bugiardo di Peter Kassovitz... - i lunghi mesi (dal 1939 al 1945) che corrono dalle schermaglie diplomatiche prebelliche alla brutale occupazione nazista di Varsavia, dalla cattività degli ebrei nel ghetto alla liberazione della città da parte dell'Armata Rossa.


La capitale polacca, o meglio, l'ampia estensione di macerie provocata dai bombardamenti, costituisce lo spazio scenico irreale di altrettante, e più dolorose, macerie umane. Le enormi restrizioni, cui a breve seguiranno la reclusione e l'oppressione in un quartiere debitamente recintato, il brutale rastrellamento e la successiva deportazione nei lager della numerosa popolazione ebraica di nazionalità polacca, compongono, invece, le sequenze che scandiscono il climax delle vicende, tra le quali si ricorda quella, realmente avvenuta, del giardino zoologico della capitale. Difatti, La signora dello zoo di Varsavia è tratto dal best-seller di Diane Ackerman, edito in Italia da Sperling & Kupfer e basato, a sua volta, sui diari di Antonina Żabińska, etologa competente e sensibile, e custode assieme al marito, il dottor Jan Żabiński, dello zoo in questione.

Antonina (Jessica Chastain) e Jan (il bravissimo Johan Heldenbergh) sono una coppia veramente affiatata, nel privato quanto nella vita professionale. La donna, madre di un ragazzino curioso e intelligente, si dedica interamente al benessere familiare e a quello delle rinomate specie animali presenti nel giardino. La sua vita quotidiana è piena e appagante: ora una pacca di saluto al vivacissimo dromedario che scorazza per i giardini, due coccole di conforto ai leoncini, e qualche carezza a un coniglietto; poi un controllo alle voliere, una spazzolata alla pelliccia dei bisonti e il coraggioso intervento per soccorrere un cucciolo di elefante in asfissia per un boccone incastratosi in gola. E la soddisfazione, ogni mattina, di accogliere il pubblico con un sorriso.  


Ma la furia nazista si abbatte anche sullo zoo provocando la distruzione degli alloggi e delle gabbie degli animali, nonché la fuga e l'uccisione di diverse specie rare. E come se non bastasse, l'ufficiale tedesco, e nuovo capo zoologo, Lutz Heck (Daniel Brühl), promotore di una selezione razziale anche tra gli animali, trasferisce in Germania alcuni degli esemplari più preziosi spopolando oltremodo il parco zoologico di Varsavia. Antonina, allora, consapevole delle attenzioni malcelate del militare, utilizzerà tali simpatie per vanificarne i progetti di allevamento selettivo. Con il tempo, però, la donna, stimolata dal marito, già attivo nella Resistenza, si convincerà che non dovrà proteggere solo gli animali, ma anche gli ebrei, oggetto della feroce persecuzione degli occupanti.

Così, i coniugi Żabiński inizieranno a nascondere nelle gabbie e nelle gallerie sotterranee dello zoo decine e decine di ebrei (uomini e donne, anziani e bambini) prelevati astutamente dal ghetto e aiutati a trasferirsi fuori dalla città. L'azione umanitaria non sarà priva di rischi, visto che il generale Heck si mostrerà sempre più prodigo di morbose attenzioni verso la bella Antonina, e sospettoso nei confronti di Jan. Il culmine della storia coincide con la sollevazione del ghetto (19 aprile - 16 maggio 1943), prima, e con la successiva Rivolta di Varsavia operata dall'Esercito Nazionale (1° agosto - 2 ottobre 1944), entrambe soffocate nel sangue dai soldati della croce uncinata, anche per il mancato intervento delle truppe sovietiche, ormai alle porte della capitale.


Mentre la situazione sembra precipitare, Antonina diverrà ancora più spregiudicata, intensificando il soccorso e arrivando a salvare alcune centinaia di perseguitati. A questo punto anche la sua famiglia vive nel pericolo, ma la donna è instancabile: accudisce con religioso fervore i pochi animali rimasti e i suoi rifugiati sotterranei, allietandoli con mille cure e con le note amorevoli del suo pianoforte, utilizzato pure come una sorta di segnale di allarme dalle sempre possibili irruzioni in casa dei soldati nazisti, pericolosi seppur allo sbando, e che non si faranno attendere molto...

In uscita sugli schermi cinematografici a partire dal 16 novembre, La signora dello zoo di Varsavia è destinato, a parer nostro, a incontrare i favori del pubblico poiché si distingue dalle numerose altre opere sul secondo conflitto mondiale e sulla Shoah. Oltre a mostrare le sofferenze provocate dalla guerra e le efferatezze compiute dai nazisti specialmente ai danni degli ebrei, il film diretto da Niki Caro (La ragazza delle balene, North Country...) e sceneggiato da Angela Workman, narra nel contempo la vicenda intima di un uomo e una donna che si amano, e lottano fino all'estremo per salvaguardare la propria famiglia, la propria patria e la propria dignità. A questi valori si aggiunge il grande rispetto per tutte le creature viventi, in qualunque forma, razza e credo esse si manifestino. Non è un caso, dunque, che alcuni anni dopo gli eventi descritti dalla pellicola in esame, lo stato di Israele abbia onorato Antonina e Jan Żabiński nominandoli "Giusti tra le Nazioni".  


I due sposi hanno accettato con modestia il riconoscimento, smorzandone l'enfasi e ribadendo la normalità del loro impegno. Noi, invece, abbiamo il dovere di alimentarne la memoria sottolineando l'eroismo della protagonista, interpretata da una Jessica Chastain (The Help, Zero Dark Thirty, Interstellar...) in stato di grazia. La regista neozelandese, difatti, piuttosto orientata alle "storie al femminile", ha saputo disegnarle addosso un personaggio coraggioso, di rara sensibilità e compassione, una femminista archetipa che pratica cortesia e umanità verso animali e persone. È proprio grazie a questa peculiarità della sua indole che riuscirà a domare il controverso ufficiale nazista, ben recitato da Daniel Brühl, piuttosto a suo agio nella divisa della Gestapo già indossata in Bastardi senza gloria e Lettere da Berlino.

La misericordia e l'eroismo di Antonina (nata e cresciuta in Russia) si specchiano in un passato di paura, violenza e sopraffazione, ma gli anni presso lo zoo di Varsavia l'hanno sanata interiormente, e specialmente le influenze terapeutiche degli animali l'hanno orientata verso l'amore e l'altruismo. Ecco perché stavolta è confortante conservare il messaggio di speranza comunicato dal film - particolarmente consigliabile agli studenti di ogni ordine e grado per il pregio del dialogo didattico ed educativo - affinchè i valori umani vengano ancora una volta ricordati e recuperati dal pericolo dell'estinzione, così come è nostro dovere proteggere le specie animali che oggigiorno vivono costantemente questo rischio.

 

 

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