Fogli e Parole d'Arte

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il 23 ottobre 2007.

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Spettacoli sulle scene e sugli schermi

Il caso della famiglia Coleman, di Claudio Tolcachir

 


Dopo il successo di Emilia con Giulia Lazzarini, il regista e drammaturgo Claudio Tolcachir ritorna al Teatro Argentina di Roma con il suo primo lavoro Il caso della famiglia Coleman, interpretato in lingua originale dagli straordinari attori della sua compagnia. Lo spettacolo debuttò nel lontano 2005 nella casa-teatro Timbre4 a Buenos Aires e da allora ha continuato a calcare i palcoscenici di tutto il mondo mietendo continui successi.

Il testo ha preso forma prima sul palcoscenico casalingo Timbre4, sviluppandosi sulle improvvisazioni degli attori e sugli esercizi di composizione su input legati ai personaggi. Priva di una struttura predeterminata coerente, la pièce è stata scritta in un secondo momento dopo mesi di lavoro sulla scena e offre una tranche de vie realistica e assurda allo stesso tempo. La storia non ha una struttura coerente ma assembla momenti di vita domestica di una famiglia dissestata.

La scena è invasa da mobili sgangherati e polverosi e letteralmente ammassati l'uno sull'altro. Nel disordine più totale, troneggia al centro un divano scucito e sfondato ma sempre occupato da qualcuno. E' il correlativo oggettivo della rassegnata immobilità dei Coleman.

La vicenda si svolge nell'arco di quattro giorni raggruppati nel secondo atto e preceduti da una introduzione in cui vengono presentati tutti i membri della famiglia. Nonna Leonarda è il punto di riferimento e la forza centripeta del gruppo, quella che stabilisce le regole, che spartisce i compiti e che si sforza di dare un ordine alla vita della figlia Memé e dei figli di lei avuti da padri diversi. Impresa molto ardua perché la famiglia, indigente e priva della ben che minima volontà di riscatto sociale e morale, è perennemente sull'orlo della dissoluzione.

Memé è una donna inerme e una madre incosciente, morbosamente legata al figlio semi-autistico Marietto. I due dormono nello stesso letto, uniti da un rapporto edipico che contribuisce a rallentare la crescita di un ragazzo che non vuole lavarsi e che quando viene costretto a farsi una doccia, la fa vestito. Suo fratello Damiàn è un ladruncolo semi alcolizzato, un inguaribile perdigiorno, vagamente anaffettivo e incapace, come tutti gli altri, di sollevarsi da un assoluto torpore esistenziale. La sorella gemella Gabriela è l' unica che cerca di raggranellare un po' di soldi con piccoli lavori di sartoria. La visita della sorellastra Veronica, sposata con due figli e accompagnata dallo chauffeur Hernàn, serve a dare un po' di movimento alla scena e a rimarcare ulteriormente la povertà e l'indolenza dei Coleman.

La pièce è un meccanismo teatrale perfetto, caratterizzato da un dialogo veloce ed essenziale. Le battute sono brevi e si rincorrono a un ritmo mozzafiato. Tra un lancio di oggetti e l'altro, i personaggi danno vita a situazioni che oscillano tra il tragico e l'assurdo. Il dramma è corale e privilegia i meccanismi relazionali pur definendo a tutto tondo la personalità di ciascuno. Accade ben poco. I personaggi perdono tempo facendosi piccoli dispetti o piantando delle grane. Nonna e Marietto nascondono i fiammiferi a Memè in procinto di preparare la colazione, Gabriela fa la lagna perché la madre non si decide a darle la biancheria da portare in lavanderia, Marietto sbatte una bottiglia in testa a Gabriela e prende a botte il fratello. Si accapigliano e si prendono in giro ma appaiono tutti legati da sentimenti contrastanti. 

Quando la nonna va in ospedale tutti si spostano nella sua stanza, usano il bagno per lavarsi e ordinano pasti alla mensa. Insomma, finché la nonna è viva, i componenti della famiglia non possono fare a meno di vivere uno sull'altro e di mantenere le stesse dinamiche interne. Non a caso la scena rimane la stessa anche nella seconda parte, quando un letto di ospedale viene sistemato al posto del divano. Dopo la morte della nonna ci sarà la diaspora e Marietto, malato di leucemia, rimarrà da solo nella vecchia casa di ringhiera. Gli altri continueranno a fare i parassiti altrove.

Nonostante l'aspra comicità , il dramma è un'analisi atroce e tragica della lotta per la sopravvivenza dei "fuori casta"dell'Argentina post-dittatoriale e dei diseredati del mondo intero.

 

Scheda tecnica

IL CASO DELLA FAMIGLIA COLEMAN - (La omisión de la familia Coleman ), di Claudio Tolcachir. 
Luci: Ricardo Sica. Con Cristina Maresca, Miriam Odorico,Inda Lavalle, Fernando Sala, Tamara Kiper, Diego Faturos, Gonzalo Ruiz, George Castaño. 
Aiuto regia: Marachena Trigo.
Regia di Claudio Tolcachir.
Produzione: TEATROTIMBRe4 // MaximeSeugé y Jonatan Zak.
In lingua originale con sopratitoli in Italiano.
Visto al Teatro Argentina di Roma nell'ottobre 2017.                     

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