Fogli e Parole d'Arte

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il 23 ottobre 2007.

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Spettacoli sulle scene e sugli schermi

Un quaderno per l'inverno, di Civica e Pirozzi

 

Impossibile trovare un difetto formale, una parola di troppo o un segno scenico fuori posto nell'ultimo spettacolo scritto da Armando Pirozzi e diretto quasi in punta di piedi da Massimiliano Civica. Andato in scena al Teatro India di Roma, Un quaderno per l'inverno è caratterizzato da un linguaggio limpido e incisivo e da una direzione minimalista, tesa ad esaltare l'operato dell'attore. I due interpreti, Luca Zacchini e Alberto Astorri, sono impeccabili e in assoluta sintonia, e riescono a infondere umanità e introspezione ai loro disparati personaggi.

La breve pièce,suddivisa in tre scene, contrae otto anni in cinquanta minuti e racconta l'improbabile incontro tra un ladro (Zacchini) e un docente universitario di letteratura (Astorri).

Lo spazio è quasi deserto come la vita dei due personaggi e contiene lo stretto necessario per l'azione scenica: un lungo tavolo da cucina bianco e due sedie rosse.

L'attacco sembra quello di un thriller. Armato di coltello, il ladro Nino aggredisce il professor Veronà di ritorno a casa. Ogni gesto è calibrato per accrescere la tensione, ma l'oggetto del contendere non è altro che una poesia che il docente dovrebbe scrivere seduta stante per salvare la vita di Anita, la moglie del ladro che è in coma all'ospedale. Nella borsa per il computer già trafugata al docente, Nino ha trovato un quaderno contenente una manciata di poesie, le ha lette alla moglie priva di sensi e la donna ha in qualche modo reagito al suono di quelle parole. Ora, se vuole salva la vita, il professore deve scriverne un'altra. Ma quelle ingenue poesie d'amore appartengono ormai a un passato lontano, quando l'uomo credeva ancora nei sentimenti e nel valore supremo della poesia che ora insegna stancamente a studenti immotivati. Messo alle strette, riesce a buttare giù solo tre righe che il ladro non farà in tempo a leggere alla moglie passata, nel frattempo, a miglior vita.

Quelle parole scritte controvoglia,tuttavia, aprono un varco comunicativo tra i due uomini che si rincontrano tre ore dopo, come scandisce Astorri citando la didascalia. Il luogo è lo stesso ma il loro rapporto è in qualche modo cambiato. Nino è lacerato dall'abisso del lutto, il professore forse prova compassione per quel furfante che crede nel potere salvifico di una bellezza che è incapace di creare. Difficile nominare la vasta gamma di sentimenti e stati d'animo che agitano i due personaggi e che si intuiscono più dagli sguardi, dai gesti e dai silenzi, che non dalle battute essenziali che si scambiano. Comprensione, accettazione dell'altro, rispetto, empatia e altro ancora. La poesia ha creato un'inaspettata alleanza tra i due che viene celebrata attraverso un semplice rito teatrale. Nino ora utilizza il coltello per tagliare delle succose arance estratte da una busta di plastica. Veronà tira fuori un vecchio spremiagrumi dal cassetto e insieme si preparano una fragrante spremuta. I gesti sono lenti e misurati come quelli di una cerimonia che attenua il dolore della perdita e restituisce dignità umana ai due emarginati. E' un momento di intenso teatro che crea un forte legame di condivisione tra i due personaggi e tra questi e il pubblico.

Dopo la bevuta i due continuano a parlare del più e del meno, del quotidiano altalenare della vita.

Si rincontrano otto anni dopo (questa volta la didascalia la dice Zacchini) e ognuno conserva il ricordo di quella nottata trascorsa insieme. Il professore è ancora solo mentre Nino si è risposato e ha con sé una poesia del figlio ormai diciottenne. Si intitola Un quaderno per l'inverno ed è molto acerba, ma trasmette una qualche speranza per il futuro. Il sorriso sulle labbra di Nino e di Veronà ci inducono a credere nella possibilità di un cambiamento. Scrivere significa sempre voltare pagina e la scrittura ha il grande potere di incidere sulla realtà, di creare legami, di riempire solitudini. Lo dimostra lo stesso spettacolo che chiama in causa il pubblico facendogli dimenticare di essere a teatro.

Il coinvolgimento nelle vicende rappresentate è un fenomeno sempre più raro nel teatro di oggi che sembra aver perso il gusto del racconto. Il teatro di sperimentazione fa più spesso sfoggio di se stesso o delle proprie difficoltà rappresentative. Il punto di vista del regista tende a prevalere su quello dei personaggi.

Civica e Pirozzi vanno in controtendenza limitandosi a raccontare una storia capace di arrivare a un pubblico più vasto. I personaggi sono più autonomi sia dall'autore che dal regista e il pubblico è più libero di interpretare i fatti a suo piacimento. La regia si dilegua dietro le quinte, i segni scenografici vengono ridotti al minimo, anche perché, come insegna Shakespeare, a teatro quello che conta è l'umano.

 

Scheda tecnica

UN QUADERNO PER L'INVERNO di Armando Pirozzi. Costumi: Daniela Salernitano. Scene: Luca Baldini Con: Alberto Astorri e Luca Zacchini. Regia di Massimiliano Civica.

Produzione: Teatro Metastasio di Prato con il sostegno di Armunia Centro di Residenze Artistiche Castiglioncello.

Prima nazionale: 17 marzo 2017 al Teatro Fabbricone di Prato.

Visto al Teatro India di Roma nell'aprile 2017.

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