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Fogli e Parole d'Arte

Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.

Fogli e Parole d'Arte è diretta da
Andrea Bonavoglia (Roma)
e distribuita on line dalla società Ergonet di Montefiascone (Vt).

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La prima versione on line di Fogli e Parole d'Arte, definitivamente chiusa all'inizio del  2012, aveva raccolto oltre 600mila contatti tra il 2007 e il 2012.

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Gli architetti di Zevi

 Storia e controstoria dell’architettura italiana 1944-2000

 

Bruno Zevi è stato uno dei maggiori studiosi e critici dell'architettura italiana e principale animatore del dibattito culturale intorno ad essa. L'occasione per ripercorrere i momenti fondamentali delle vicende dell'architettura italiana negli anni del secondo dopoguerra è fornito dalla grande mostra che il Maxxi gli dedica, nel centenario della sua nascita.

Nessun settore della cultura architettonica è stato trascurato da Zevi. Ha scritto fondamentali saggi sull'architettura antica e moderna, ha progettato e realizzato architetture, fondato e diretto prestigiose riviste di architettura, pubblicato centinaia di articoli su riviste di grande diffusione, insegnato nelle facoltà di architettura, fondato associazioni per promuovere l'architettura moderna, organizzato esposizioni memorabili, partecipato attivamente all'attività politica, utilizzato tutti i mezzi di comunicazione (persino fondando un canale televisivo), sostenuto le proprie idee per rinnovare il panorama culturale italiano, avvicinandolo alla cultura internazionale e liberandolo dalle reminiscenze delle ideologie totalitarie.

Anche per una sola di queste attività Bruno Zevi sarebbe meritevole di essere ricordato, ma i curatori dell'esposizione hanno preferito porre l'accento sullo stimolo culturale suscitato negli architetti e ingegneri italiani che Zevi apprezzava e promuoveva, presentati ciascuno tramite un'opera magistrale.

Nell'esposizione si evidenziano alcuni elementi ricorrenti del pensiero di Zevi:
la persecuzione razziale subita durante il Fascismo e la conseguente avversione ad esso ed alle sue espressioni artistiche ed architettoniche;
l'ammirazione incondizionata verso i maestri dell'architettura del razionalismo europeo;
l'entusiasmo verso gli stati Uniti, come società portatrice di ideali di libertà e espressione individuale, incarnata nella vita e nell'opera di F. L. Wright;
l'aspirazione alla rigenerazione etica della società italiana attraverso l'architettura e l'urbanistica, utilizzate attraverso l'azione diretta nel campo professionale, politico, associativo, didattico.

L'esposizione presenta tre diversi livelli narrativi: il primo descrive la biografia di Bruno Zevi, il secondo la sua attività storico-critica, l'ultimo illustra i progetti degli architetti che Zevi stimava e promuoveva tramite le riviste di architettura.

Nel primo la biografia dell'architetto viene illustrata attraverso testi, immagini, filmati. Si percorre la vicenda di Zevi, dalla sua formazione culturale romana, all'esilio negli Stati Uniti (a causa delle leggi razziali), che gli fornisce l'opportunità di conoscere direttamente Walter Gropius, uno dei fondatori del razionalismo architettonico, e di completare con lui gli studi universitari. Negli USA Zevi si appassiona all'architettura di Frank Lloyd Wright, tanto da considerarlo il massimo architetto contemporaneo.

Il secondo livello della mostra espone la sua attività di critico e storico, che spazia dagli studi storici su Michelangelo, Brunelleschi, Borromini, fino alla pubblicazione della Storia dell'architettura moderna, alla redazione di rubriche su settimanali di grande diffusione ed alla creazione di riviste di architettura, come Metron e L'architettura, cronache e storia, realizzate per diffondere le proprie idee di rinnovamento etico dell'architettura.

Finita la guerra, Zevi, fedele alle idee di Wright, fonda l'APAO, Associazione per l'Architettura Organica, collegata alla rivista Metron, con la quale cerca di promuovere le idee del maestro statunitense. Nella sua attività, Zevi, non temerà di prendere posizioni politiche, prima con il Partito d'azione, poi con quello socialista ed infine con i radicali, dei quali diverrà deputato nel 1987 e presidente nel 1988. La sua carriera universitaria è altrettanto brillante: docente di Storia dell'architettura a Venezia e poi a Roma, dove crea un istituto che si dedica alla ricerca critica sul moderno, fino a quando, ritenuta la sua attività non abbastanza riconosciuta, abbandona la cattedra universitaria.


Sergio Musmeci, progetto per il ponte sullo stretto di Messina (modello)


Giuseppe Perugini, progetto per il ponte sullo stretto di Messina (modello)


 Franco Albini, Museo del Tesoro di Genova (modello)


L'archivio dell'architetto, di università e fondazioni hanno fornito il materiale documentario di libri e riviste che si trova nella mostra, ma la parte più interessante dell'esposizione è costituita proprio dal terzo ed ultimo livello narrativo rappresentato dai singoli pannelli dedicati agli
Architetti di Zevi.

I curatori hanno selezionato trentotto opere, esponendo progetti, foto, modelli, presentate da brevi brani tratti dalle pubblicazioni dello stesso Zevi. Si ripercorre, osservando i pannelli, la storia dell'architettura italiana del secondo Novecento, filtrata dalla idea zeviana di modernità, attraverso i progetti più importanti, che hanno innescato polemiche e stimolato il dibattito su quale dovesse essere la forma della nuova architettura italiana.


Luigi Carlo Daneri, Quartiere Forte Quezzi a Genova (disegno)

 Studio Passarelli, Palazzina in via Campania a Roma (modello)

 

Giuseppe Perugini, Mausoleo delle Fosse Ardeatine (modello)

Giuseppe Michelucci, Chiesa dell'Autostrada a Firenze (plastico)

Giancarlo De Carlo, Università di Urbino (planivolumetrico)

 

Piero Sartogo, Ordine dei Medici a Roma (modello e disegni)


I grandi modelli del concorso per il ponte sullo stretto di Messina di Musmeci e Perugini, il complesso abitativo a Genova di Carlo Daneri, gli esperimenti dello Studio Passarelli a Roma, il museo del Tesoro di Genova di Albini ed Helg, la chiesa sull'autostrada di Michelucci, sono solo alcuni fra i progetti esposti, che hanno segnato il dibattito sull'architettura del secondo dopoguerra. Esaminandoli con attenzione possiamo ripensare al ruolo dell'architettura nel periodo cruciale post-ricostruzione fino alla soglia del secolo attuale. Di questo brano di storia dell'architettura, non ancora indagata a fondo, la mostra offre una visione volutamente parziale, passando per l'aperta avversione delle correnti della "Tendenza" e del Postmodern ed arrivando all'adesione di Zevi al Decostruttivismo, in un percorso che ci permette di ragionare sulla effettiva incidenza dell'architettura di qualità in Italia, paese in cui operano molti architetti, ma in cui si realizza molta edilizia e poca architettura.

 

Scheda tecnica

Gli architetti di Zevi. Storia e controstoria dell'architettura italiana 1944-2000,

Maxxi, Museo Nazionale delle Arti del XX secolo, via Guido Reni 4a. dal 25 aprile 2018 al 16 settembre 2018; apertura martedì e mercoledì 11.00 - 19.00, giovedì 11.00 - 22.00 , dal venerdì alla domenica 11.00 - 19.00 (la biglietteria chiude un ora prima del museo).
Biglietti: intero € 12, ridotto e ridotto famiglie € 8.
A cura di Pippo Ciorra, Jean-Louis Cohen.
Catalogo Quodlibet.