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Fogli e Parole d'Arte

Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.

Fogli e Parole d'Arte è diretta da
Andrea Bonavoglia (Roma)
e distribuita on line dalla società Ergonet di Montefiascone (Vt).

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Canaletto tra Venezia e Roma

 

La fama dei vedutisti italiani del Settecento si deve da un lato alla loro precisione tecnica mirabile e sorprendente, dall’altro lato alla bravura di un singolo artista quasi mitizzato, Canaletto. La spiegazione commerciale del quadro-cartolina da vendere ai ricchi turisti del Nord Europa regge solo in parte per definire questa corrente pittorica, perché deve essere integrata da un’idea di arte che poggia le sue basi sul pensiero illuminista. Tutto questo è detto con chiarezza nell’introduzione della curatrice Bożena Anna Kowalczyk contenuta nel catalogo della mostra romana dedicata a Canaletto, una interessante antologia di opere che non privilegiano l’aspetto vedutista, ma spaziano lungo l’intera carriera del maestro. Canaletto dedicò spesso ai “capricci”, vale a dire alle vedute di fantasia, il proprio talento di artista creatore, e lo fece in particolare da giovane e da vecchio, in quei periodi quindi che potrebbero essere visti come più liberi rispetto alle commissioni del pittore ormai affermato.

In realtà, non è difficile individuare questa vocazione, perché Antonio Canal era figlio di uno scenografo di vaglia e proprio insieme al padre, Bernardo, e al fratello Cristoforo lavorò con successo nei teatri di Venezia. Tra il 1719 e il 1721, come documenta la seconda sala della mostra romana, Canaletto fu a Roma e, in anticipo rispetto al grande Piranesi, ritrasse le rovine della città con spirito archeologico, ma anche con una decisa componente teatrale, suggestiva e pre-romantica.

La rassegna di Palazzo Braschi, che è sede del Museo di Roma, propone oltre sessanta opere di Canaletto, tra cui vengono segnalati alcuni “capolavori”, una nota pubblicitaria che ovviamente individua nelle vedute di Piazza San Marco le tele migliori del pittore. Lo spettatore troverà invece molto altro da ammirare, al punto che forse proprio quelle vedute nitidissime e luminose potrebbero risultare le meno interessanti, anche perché troppo viste. I primi quadri nelle prime sale sembrano a volte opera di qualcun altro, non molto luminoso, ancora baroccheggiante, con note anche drammatiche.

 

1. Bernardo e Antonio Canal, Santa Maria d'Aracoeli e il Campidoglio, 1720 

Le prime vedute di assoluta precisione, datate intorno al 1725 quando il pittore aveva 28 anni, sono raccolte nella terza sala della mostra; qui è protagonista il Ponte di Rialto insieme al Canal Grande.

 

2, Il Ponte di Rialto da nord, 1725

Ma i luoghi delle splendide architetture veneziane possono anche apparire freddi senza la gente, il popolo, i gondolieri, i commercianti, per non parlare delle occasioni festive di cui Venezia è tuttora regina. Sono in questo senso molto vivaci e vitali quei quadri che Canaletto eseguì per commissioni importanti, destinati a ricordare i momenti di sfarzo e di celebrazione che la città sapeva organizzare e nei quali l’intera popolazione si impegnava e si riconosceva.

 

3, Il Bucintoro di ritorno al Molo il giorno dell’Ascensione, 1729

La fama del maestro si estende, il pittore ha trovato mecenati a Venezia e uno in particolare ha un ruolo da protagonista, il console inglese Joseph Smith. Sempre più abile e più conteso dai ricchi clienti, Canaletto affina lo stile, che si arricchisce di personaggi, rappresentanti di un popolo e di una città diversi, con i loro mestieri, i loro costumi, le loro peculiarità che tanto affascinavano gli stranieri allora come ora. Un esempio straordinario è nella veduta del Molo verso ovest, che per una volta ha davvero al centro la banchina delle gondole con il mercato, e sullo sfondo la cupola della Salute e la Punta della Dogana, dopo San Marco e Rialto lo scorcio più noto della città.

 

4, Il Molo verso ovest con la Colonna di San Teodoro a destra, 1738 

Canaletto vende quadri agli inglesi che a decine frequentano Venezia durante l’ormai lanciatissimo Grand Tour, e sempre da Smith riceve commissioni per vedute romane, che lo riportano tra le rovine imperiali nel 1742, oltre vent’anni dopo il primo viaggio. 

 

5, L’Arco di Settimio Severo con la chiesa dei Santi Luca e Martina, 1743

Questa volta con lui c’è il nipote Bernardo Bellotto, figlio della sorella, pittore vedutista che per affinità e parentela viene spesso chiamato Canaletto anche lui. Nella mostra sono state affiancate, per consentire un confronto, due vedute di piazza San Marco realizzate dai due pittori, quasi identiche al primo impatto eppure diverse nei contrasti di luce, nelle tonalità, nell’umore. Di Bellotto, che girò l’Europa affermandosi come vedutista principe e confondendo le acque sul nomignolo di Canaletto, sono presenti anche due quadri eseguiti a Torino, mentre tutta l’ottava sala è dedicata al soggiorno a Londra del Canaletto maggiore, durato nove anni, ovviamente per invito e opera di Joseph Smith. Le opere esposte sono poche, anche perché - possiamo immaginare - gran parte dei quadri sono tuttora esposti nei castelli della nobiltà inglese, famiglia Windsor compresa.

 

6. St. Paul’s Cathedral, 1754 

Non sorprende comunque ritrovare il genere dei Capricci, che potrà oggi apparire bizzarro ma in realtà aveva discendenze stilistiche dirette dal Manierismo e continuerà a piacere al pubblico sino a tutto l’Ottocento, ancora in qualche tarda opera del maestro, che peraltro ha modificato alcune impostazioni della propria arte, tra cui le proporzioni stesse delle tele, ora frequentemente verticali e più intime, più popolari, appunto meno cartoline.

Il portico di fantasia nella Prospettiva del 1765 è quasi la summa dell'opera del grande veneziano, che non ha dimenticato Tiziano, e neppure Antonello, e sembra voler tornare a quell'idea di teatro che da ragazzo tanto lo affascinava, il vero strumento che unisce realtà e finzione.  

 

7, Prospettiva con portico, 1765

 

 

Scheda tecnica

Canaletto 1697-1768, Museo di Roma a Palazzo Braschi, Piazza Navona, 2; Piazza San Pantaleo, 10. Apertura al pubblico 11 aprile – 19 agosto 2018, Dal martedì alla domenica dalle ore 10 – 19 (la biglietteria chiude alle 18). A cura di Bożena Anna Kowalczyk. Biglietti Biglietto “solo mostra”: intero € 11; ridotto € 9

Biglietto integrato Museo di Roma + Mostra (per non residenti a Roma): intero € 17; ridotto: € 13

Biglietto integrato Museo di Roma + Mostra (per residenti a Roma): intero € 16; ridotto € 12

Catalogo Silvana editoriale.