Fogli e Parole d'Arte

Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.

Fogli e Parole d'Arte è diretta da
Andrea Bonavoglia (Roma)
e distribuita on line dalla società Ergonet di Montefiascone (Vt).

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Oro e argento. La fuga in Egitto nella collezione permanente della Pinacoteca Nazionale di Sassari

 


Nel percorso artistico che la Pinacoteca Nazionale di Sassari propone ultimamente, dopo l’astronomo attribuito al Guercino, nell’ambito del percorso ‘Musei di Storie’ con tema ‘Oro e argento’, si è tenuto un recente incontro-conferenza sul tema della Fuga in Egitto

Il soggetto, interessante quanto poco esaminato, ha visto le opere di un seguace di Bartolomeo Castagnola, di Francesco Vanni e del Bertoia esaminate e “sviscerate” con attenzione somma all’aspetto storico-liturgico (la commemorazione della fuga in Egitto cade nella liturgia romana il 17 febbraio). La prima opera è certamente non attribuibile al Castagnola, artista non eccelso ma nemmeno mediocre, quanto alla sua bottega con interventi del Maestro, ed è da ritenersi realizzata in Sardegna. Si nota un san Giuseppe sollecito e lesto, con una culla sulle spalle dove giace il Bambino, che guarda – come spaurito e frettoloso – lo spettatore. Colpisce in questo dipinto l’aderenza quasi maniacale ai vangeli apocrifi dell’infanzia di Gesù (Vangeli dello pseudo-Tommaso e dello pseudo-Matteo, e il cosiddetto ‘vangelo armeno’): palme di datteri, piramidi (incredibilmente simili alla Piramide Cestia e alla Piramide Vaticana - oggi non più esistente ma documentata da varie fonti e finanche da Cimabue), sfondi esotici, idoli infranti al solo passaggio del vero Dio (che sono poi copia di sculture classiche greco-romane).

Ma la cultura storico-archeologica dell’artista non gli fu, comunque di aiuto. Le figure si presentano rigide e diritte, se si escluden il bellissimo panneggio della Vergine che con delicatezza materna sorveglia il Figlio, seguenti una direttrice ostinata a destra dello spettatore. Questo trucco visivo, evidenziato dalle posture e dal voluto errore prospettico della culla, e dal bastone di Maria (non molto diffuso nell’arte – Maria non cammina quasi mai), spingono il devoto spettatore verso la destra, suggerendo con questo ingenuo accorgimento, il moto, la fretta, la fuga. Ma tutta questa fatica dovette anche avere pace nonostante il secondo capitolo del Vangelo di Matteo non ne faccia menzione. Maria si riposò, stanca, e le palme colme di datteri – su ordine del Bambino-Dio-Creatore – si piegarono verso di lei, e gli angeli servirono in tutto la sacra Famiglia. Nel dipinto della bottega del Castagnola questi ultimi sono sgraziati e quasi ingombranti.

Fig. 1

Fig. 2

Fig. 3

Non compaiono, nel delicatissimo olio su rame compiuto da Francesco Vanni su disegno di Federico Barocci, troppe allusioni ai vangeli apocrifi ma, con la delicatezza propria della Scuola senese del ‘600, dolci colori e morbide figure. Si tratta di un’opera non scandita come nello pseudo-Castagnola, ma compiutamente delicata, dolce, e dove si intravede la pace che, nella frettolosità del dipinto sardo, non si percepisce se non nel gesto premuroso di Maria che – sollécita – osserva il Figlio nella piccola culla. Giuseppe offre al Figlio putativo frutti che miracolosamente si sono avvicinati a loro (che paiono i frutti trionfali di lauro – come profezia iconografica del Cristo Rex gloriae). Maria – che serbava tutto nel suo Cuore – pare non badarci e prende pani e altri cibi da una piccola scarsella nell’angolo sinistro. Interessante è la delicata e al contempo familiarmente viva giustapposizione delle figure, e un piccolo dettaglio: il cappello da pellegrino – a falda larga poggiato ai piedi di Maria. L’asinello che la portava, osserva, in secondo piano, ma senza ansia. L’angelo (negli apocrifi è quasi sempre san Gabriele) non è presente, ma se ne sente la presenza. La gioia provvisoria della Sacra Famiglia è allietata dall’artista – in questo piccolo olio – con il sapiente e leggero colore che, nonostante le lacune materiali, emana come un velo letizia e serenità.

Questa pace non traspare nella colorita opera del Bertoia, dove Giuseppe con l’ausilio dell’angelo tutelare, offre del cibo (datteri?) al Divin Figlio che gioca con il suo Precursore, Giovanni il Battista. Colpiscono, in questo raffinato lavoro, tre elementi: il colorismo – liquido, limpido, non vitreo, tipico della Maniera; la figura di san Giuseppe quasi nascosta tra le fronde prosperose di frutti; la straordinaria Maria Vergine in posa classicheggiante e regale. Forse con questa consapevolezza guarda il vuoto? è assorta, nonostante l’agitarsi giocoso di Giovanni e Gesù – simbolo del compimento delle profezie veterotestamentarie in Cristo, segno di incontro e non scontro, continuità e al contempo rottura: la vecchia alleanza, spiegata dal Battista, trova il compimento perfetto e atteso nella nuova. esemplato dal Bambino, e in Maria trova silenzio e docile accoglienza.

Prima di chiudere vogliamo portare l’attenzione ancora sulla Vergine. Non è in corsa come in Castagnola né pacificamente intenta alla dispensazione del cibo come in Vanni/Barocci, ma classicamente disposta. Bertoia prepara con forza d’innovazione la strada al classicismo con una Madonna ‘romana’, con lo sguardo misterioso disperso nel vuoto e una posa imperiale. Maria, quasi, veste qui i panni della solenne Agrippina dei Musei Capitolini in Roma, veste i panni di una vestale. La sua distensione elegante è classicamente giusta e. possiamo dirlo, curiosamente anomala nel Manierismo che, pure, esaspera la perfezione nella bizzarria. Nel fine lavoro del Bertoia si legge un’aderenza al disegno classico tranne che nel trattamento del colore. L’opera risalta, infatti, per la cangiante coloritura, specialmente nelle vesti mariane e nelle ali angeliche. Su tutto domina il verde brillante del fogliame.

Ad accompagnare il percorso si trovano affiancati, sempre di scuola senese, una raffinata Adorazione dei Magi oltre alla già illustrata Natività e adorazione dei pastori di disegno raffaellesco (della quale si trova dettagliata descrizione nella sala apposita della Pinacoteca). Al visitatore il piacere di scoprire questo ed altri percorsi tematici.

 

Didascalia delle immagini

Fig. 1, Riposo durante la Fuga in Egitto, attr. F. Vanni su disegno di F. Barocci, olio su rame

Fig. 2, B. Castagnola (bottega o allievo), Fuga in Egitto, olio su tela

Fig. 3, Bertoia, Riposo durante la fuga in Egitto, olio su tela,

 

INFORMAZIONI

Pinacoteca Nazionale di Sassari (ex Convitto Canopoleno) – Piazza Santa Caterina 4. 
La mostra è visitabile sino al 15 febbraio ogni giorno escluso il lunedì.
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Telefono: 079/231560   Posta elettronica. Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

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