Fogli e Parole d'Arte

Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.

Fogli e Parole d'Arte è diretta da
Andrea Bonavoglia (Roma)
e distribuita on line dalla società Ergonet di Montefiascone (Vt).

-Informazioni sui cookie-

Statistiche dal 2010

Visite agli articoli
1742314

Abbiamo 240 visitatori online

La prima versione on line di Fogli e Parole d'Arte, definitivamente chiusa all'inizio del  2012, aveva raccolto oltre 600mila contatti tra il 2007 e il 2012.

Cerca nel sito

Vedi anche ...

Il Tesoro di Antichità. Winckelmann e il Museo Capitolino nella Roma del Settecento


L’unica via per noi di diventare grandi e, se possibile,
insuperabili, è l’imitazione degli antichi.
J.J. Winckelmann

Fig. 1


Il Settecento corrisponde a un secolo di importanza sostanziale per la storia dell’Europa; a esso risalgono la rivoluzione industriale e la diffusione del pensiero illuminista, due eventi destinati a cambiare radicalmente l’assetto socio-culturale dell’epoca. In entrambi i casi, questi fenomeni sono all’origine di un significativo processo di rinnovamento che riguarda l’intera società: da una parte, la rivoluzione industriale influisce sensibilmente sui rapporti fra le classi, determinando l’emergere della borghesia, dall’altra, l’Illuminismo suscita un acceso dibattito sulla vita dell’uomo e sul suo ruolo nella storia. Il prodotto più importante di questa
Stimmung è l’Encyclopédie ou Dictionnaire raisonné des sciences, des arts et des métiers, una maestosa opera in ventotto volumi che si propone di organizzare lo scibile umano in “voci” redatte dagli intellettuali più noti del tempo.

Tale rinnovamento si avverte anche in ambito artistico; innanzitutto, la borghesia si viene progressivamente a configurare come bacino privilegiato di committenza di cui gli artisti devono conoscere e soddisfare i gusti. Inoltre, la cultura illuminista raggiunge la sua piena realizzazione con il Neoclassicismo, movimento incentrato sulla ripresa dei modelli antichi (greci e romani), che costituiscono il nuovo punto di riferimento per pittori, scultori e architetti. Questo principio di imitatio del mondo classico è teorizzato nella sua forma più alta da Johann Joachim Winckelmann (1717-1768), il padre dell’archeologia moderna; non a caso, i suoi Pensieri sull’imitazione dell’arte greca nella pittura e nella scultura sono considerati il manifesto dei principi estetici neoclassici.

Al fine di celebrare gli anniversari del 2017 (300 anni dalla sua nascita) e del 2018 (250 anni dalla sua morte), è stata allestita presso i Musei Capitolini di Roma una ricca mostra visitabile dagli inizi di dicembre 2017 sino al 22 aprile 2018; essa si inserisce nel contesto delle manifestazioni europee coordinate dalla Winckelmann Gesellschaft di Stendal, dall’Istituto Archeologico Germanico di Roma e dai Musei Vaticani. Nella Città Eterna, infatti, egli giunse nel 1755 dopo essere stato per qualche tempo al servizio del conte Heinrich von Bünau di Nöthnitz presso Dresda, come responsabile della sua biblioteca, all’epoca la più grande e famosa biblioteca privata tedesca.

Il percorso, suddiviso in tre ambienti distinti (le Sale Espositive di Palazzo Caffarelli, le Stanze Terrene di Sinistra del Palazzo Nuovo e le Sale del Palazzo Nuovo), comprende una selezione di 124 opere e alcuni apparati multimediali predisposti appositamente; tali manufatti appartengono a diverse categorie, fra cui documenti, dipinti, incisioni, sculture antiche e moderne, compreso un busto raffigurante lo stesso Winckelmann, databile al 1782 (Fig. 1). È proprio l’arte statuaria a costituire uno degli ambiti privilegiati di espressione degli ideali di “nobile semplicità e quieta grandezza” teorizzati da Winckelmann; alle manifestazioni ricercate, talvolta stravaganti del Barocco e del Rococò si contrappone un grande rigore formale, in cui rivivono i valori etici e spirituali dell’arte classica. Sono gli stessi valori che si incontrano nei ritratti di personaggi vissuti in età imperiale, come il Busto di Faustina Minore (Fig. 2). La moglie dell’imperatore Marco Aurelio, che sposò nel 145 d.C., indossa tunica e mantello e i capelli ondulati, divisi da una scriminatura centrale, sono fissati dietro la nuca; l’espressione del volto è sobria, quasi severa.

Fig. 2

La scultura non è tuttavia l’unico campo in cui l’arte del ritratto ha la possibilità di realizzarsi; la scoperta dei siti di Pompei ed Ercolano attira infatti l’attenzione verso le bellezze dell’Italia, inducendo un numero elevato di persone a visitarla. Una conseguenza di questi viaggi è la diffusione di ritratti che fungono da souvenir, in cui il viaggiatore appare circondato dal paesaggio italiano, ornato da statue e monumenti antichi. A questo proposito, si ricorda il nome del toscano Pompeo Batoni (1708-1787), uno dei pittori più illustri del tempo, artefice di numerosi ritratti aventi come soggetto personaggi del mondo aristocratico; ne è un esempio il Ritratto a figura intera del Principe Abbondio Rezzonico (Fig. 3), che rappresenta il membro di una nobile famiglia di origine comasca che investì buona parte del suo capitale nella Repubblica di Venezia.

Fig. 3

È bene considerare che, verso la metà del XVIII secolo, giunge un ulteriore impulso alla ricerca archeologica dalla pubblicazione dei quattro volumi di Giovan BattistaPiranesi intitolati Antichità romane; essi promuovono una ricostruzione immaginaria del passato, esaltando la magnificenza dell’architettura romana e, di conseguenza, il ruolo di Roma caput mundi. Tali incisioni riproducono i luoghi più suggestivi della città, come il Tempio di Giove Tonante, la Piramide di Caio Cestio, l’anfiteatro Flavio e la Veduta del Campidoglio (Fig. 4), che è possibile ammirare qui.

Fig. 4

Oltre a presentare un cospicuo numero di opere d’arte, soprattutto sculture, alla luce del modo di pensare di Winckelmann, la presente mostra si propone l’obiettivo, se possibile ancora più ambizioso, di far riscoprire lo splendore di un’epoca che ha determinato lo sviluppo dell’arte moderna, favorendo la nascita di un nuovo modo di fruizione del patrimonio artistico: lo spazio museale. Prototipo di questo spazio è l’istituzione dei Musei Capitolini, fondati a Roma nel 1734 grazie a un decreto di papa Clemente XII. Nel 1753 nascerà a Londra il British Museum e alcuni anni dopo sarà avviata a Kassel la costruzione del Fridericianum, ma con la creazione di una vera e propria collezione pubblica l’Italia e, nello specifico, la città di Roma, hanno rivestito un ruolo pionieristico, segnando una tappa essenziale nella storia culturale dell’Europa.

Didascalie delle immagini

Fig. 1, Friedrich Doell, Busto di Johann Joachim Winckelmann, 1782, marmo, Musei Capitolini, Roma.

Fig. 2, Busto di Faustina Minore, età antonina, marmo, Musei Capitolini, Roma.

Fig. 3, Pompeo Batoni, Ritratto a figura intera del principe Abbondio Rezzonico, 1766, olio su tela, Gallerie Nazionali di Arte Antica, Roma.

Fig. 4, Giovan BattistaPiranesi, Veduta del Campidoglio, 1761-1778, acquaforte, Museo di Roma, Roma.

 

Scheda tecnica

Il Tesoro di Antichità. Winckelmann e il Museo Capitolino nella Roma del Settecento. Mostra aperta dal 7 dicembre 2017 al 22 aprile 2018. Musei Capitolini, Sale Espositive di Palazzo Caffarelli, Stanze Terrene di Sinistra del Palazzo Nuovo e Sale del Palazzo Nuovo. Orario: tutti i giorni, 9.30-19.30 (la biglietteria chiude un’ora prima); chiusa il 25 dicembre e il 1 gennaio. Ingresso gratuito per i residenti a Roma e nell’area della Città Metropolitana nella prima domenica di ogni mese. Biglietto integrato mostra e Musei Capitolini: 15,00 € (intero), 13,00 € (ridotto), 2,00 € (ridottissimo). Per i cittadini residenti nel territorio di Roma Capitale (mediante esibizione di valido documento che attesti la residenza): 13, 00 € (intero), 11,00 € (ridotto), 2,00 € (ridottissimo).

 

Copyright © 2018 Fogli e Parole d'Arte. Tutti i diritti riservati.
Joomla! è un software libero rilasciato sotto licenza GNU/GPL.