Fogli e Parole d'Arte

Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.

Fogli e Parole d'Arte è diretta da
Andrea Bonavoglia (Roma)
e distribuita on line dalla società Ergonet di Montefiascone (Vt).

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Ribera, Giordano e altri barocchi alle Scuderie del Quirinale

 Fig. 1

Se dovessimo badare alle coincidenze, anche la mostra Da Caravaggio a Bernini (in corso alle Scuderie del Quirinale) mette l’accento su un autore con la B maiuscola, come accade in altre quattro esposizioni che, curiosamente, contrassegnano nella primavera del 2017 l’offerta artistica di Roma: Baselitz, Basquiat, Boldini e Botero. Certo, si può essere soddisfatti di tante proposte nella Capitale, ma solo se si sorvola sul ruolo decisamente marginale o discutibile che ricoprono nella storia dell’arte Boldini e Botero, entrambi proposti al Vittoriano (soprattutto il pittore e scultore colombiano, che per motivi davvero misteriosi ritorna di moda, dopo la sorprendente popolarità ottenuta negli anni Novanta in Italia) solo se si concede credito filologico alla non elevata qualità delle opere di un Baselitz ancora giovane con i suoi ripetitivi e immaturi Eroi degli anni Sessanta esposti al Palazzo delle Esposizioni. Di livello superiore è invece sicuramente la rassegna di Basquiat al Chiostro del Bramante, che riporta a Roma un protagonista dei nostri tempi dopo la mostra alla Fondazione Memmo del 2009.

Di alto livello è anche la scelta barocca delle Scuderie, a parte il titolo ingannevole, pensato probabilmente per attirare i turisti e i distratti. Infatti, sono presenti solo un quadro di Caravaggio e un crocefisso di Bernini (insieme a un bozzetto), accompagnati da una grande tela di Velàzquez e da un notevole numero di opere risalenti ad artisti soprattutto di ambito napoletano, che oltrepassano l’epoca berniniana per giungere al tardo barocco di inizio Settecento. L’origine della selezione è spagnola, dalla corte di Madrid in particolare, dove il barocco italiano fu tanto apprezzato e imitato e dove l'anno scorso era stata organizzata questa mostra "italiana". La sequenza dei quadri e delle sculture, ben presentata e spiegata dai cartelloni introduttivi, crea un percorso storico ideale, che ci consente di entrare in particolare nel clima dettato dalla Controriforma nei paesi cattolici. Atmosfere tenebrose, penitenze, ma anche dettagli emozionanti di volti, occhi, mani, che sembrano manifestare sentimenti più veri e profondi del reale stesso.

Fig. 2

La mostra è introdotta dalla Salomè con la testa di Battista di Caravaggio (Fig. 1), ed è una scelta felice non tanto per la fama dell’autore, ma per condurre lo spettatore dentro scenari che, con qualche eccezione appena, sono in gran parte proprio caravaggeschi, scuri e drammatici, solo a tratti ravvivati dagli sprazzi luminosi della presenza divina. Questa Salomè è la versione “madrilena” del quadro più spesso riprodotto nella sua versione “londinese”, entrambi legati al tormentato soggiorno a Malta del pittore.

Subito dopo Caravaggio c’è un Velàzquez del 1631 (Fig. 2), La tunica di Giuseppe, eseguito subito dopo il primo soggiorno in Italia del grande maestro spagnolo; è una grande tela, più vicina al gusto dei Carracci che di Caravaggio, animata e densa per il racconto biblico dell’inganno ordito dai fratelli di Giuseppe che vogliono farlo credere morto.

A seguire, incontriamo un bel numero di quadri di Josè de Ribera (altrove ancora rintracciabile come Lo Spagnoletto), il maestro spagnolo vissuto a lungo a Napoli, le cui qualità pittoriche e compositive sono decisamente superiori – secondo la mia opinione - a quelle di un Guido Reni, subito riconoscibile anche qui per gli occhi rivolti al cielo di uno dei suoi innumerevoli santi. Di Ribera è straordinaria la forza espressiva del San Girolamo penitente, colto mentre cerca di sollevarsi da terra nel momento più intenso delle sue meditazioni (Fig. 3).

La collezione propone anche opere di Massimo Stanzione, con i suoi insoliti Sette arcangeli, del Guercino, di Pietro Novelli, di Mattia Preti, di Charles Le Brun, e contempla per una volta, a tutto onore del curatore Gonzalo Redín Michaus, anche pezzi di scultura, collocati al secondo piano ad accompagnare i due Bernini esposti (Figg. 4 e 5), un crocifisso bronzeo e un bozzetto della Fontana dei Quattro fiumi (che convinse giocoforza Innocenzo X a dare l’incarico di esecuzione a Bernini). Nessuna delle due opere, soprattutto a Roma, potrebbe far accorrere spettatori ansiosi di conoscere meglio Bernini, ma il contesto in cui sono state collocate merita sicuramente attenzione. Nella sala del crocefisso, di fattura ovviamente mirabile, c’è anche un notevole Calvario composto da Algardi e Raggi; nella stanza accanto il bozzetto della Fontana sta insieme a due bronzi di Alessandro Algardi commissionati direttamente da Velàzquez nel suo secondo soggiorno in Italia. Le luci dell'allestimento qui sono puntuali e suggestive nel dare maggior risalto alle forme plastiche.

Fig. 3

Fig. 4   Fig. 5

A seguire, una selezione di quadri e un busto notevolissimo della regina Cristina di Svezia, appartenenti alla collezione Maratti, che hanno trovato una loro corretta collocazione spaziale e temporale in questa mostra tutta barocca.

Nelle ultime sale, prima di arrivare a Luca Giordano, due opere mi hanno colpito per motivi diversi, l’Allegoria della Logica di Andrea Vaccaro e la Maria addolorata di Francesco Solimena.
La Logica di Vaccaro (Fig. 6) è una figura ambigua e a suo modo inquietante; ha in mano una spada e due chiavi, come dire elementi di forza penetrante e di ragionamento insieme, e ha un aspetto femminile con una testa quasi maschile. Come stile pittorico potrebbe essere tanto caravaggesca quanto vicina ai fiamminghi, delineata da luci che diventano dorate nei riflessi e da un taglio compositivo asimmetrico; un’opera decisamente interessante.

Fig. 6  Fig. 7

La Madonna di Solimena (Fig. 7), che peraltro fu artista e architetto di grande fama, è invece un quadro che sembra visto già mille volte, e propone le soluzioni tardo-barocche che riempiranno migliaia di chiese, tra Madonne col bambino, Madonne piangenti, e Madonne assunte in cielo: una figura che cerca tra sbuffi e chiaroscuri di farsi tridimensionale, di creare pathos, di farsi adorare, ma che in definitiva propone una brutta copia pittorica delle geniali soluzioni plastiche di Bernini (si pensi alla Santa Teresa, qui forse direttamente richiamata da Solimena).

Concludono la rassegna alcuni quadri di Luca Giordano, maestro celebre, attivo e apprezzato in Spagna per almeno un decennio; in particolare, è di una quasi comica irruenza la sua Asina di Balaam, esempio di un realismo spettacolare e impetuoso (Fig. 8). L’asina vede l’angelo minaccioso e cerca di fermare Balaam, ma l’uomo non vede nulla; e il muso dell’asina, che infine parla al suo padrone girandosi verso di lui, è davvero memorabile.

Fig. 8

 

Didascalie delle immagini

Fig. 1 Caravaggio,Salomè con la testa di Battista, 1607, olio su tela.

Fig. 2 Diego Velazquez,La Tunica di Giuseppe, 1630-34, olio su tela.

Fig. Josè de Ribera, San Girolamo penitente, 1638, olio su tela.

Fig. 4 Gian Lorenzo Bernini,Fontana dei quattro fiumi (bozzetto), 1651-1655, bronzo dorato.

Fig. Gian Lorenzo Bernini,Cristo Crocifisso, 1654-56, bronzo e legno

Fig. 6 Andrea Vaccaro,Allegoria della Logica, 1660-1670, olio su tela.

Fig. Francesco Solimena, Maria addolorata, ca. 1700, olio su tela.

Fig. 8 Luca Giordano, L’asina di Balaam, 1665-1667, olio su tela.

  

Scheda tecnica

Da Caravaggio a Bernini. Capolavori del Seicento italiano nelle collezioni reali di Spagna, dal 14 aprile al 30 luglio 2017, Scuderie del Quirinale Roma, via XXIV Maggio 16.

Da domenica a giovedì: dalle 10:00 alle 20:00, Venerdì e sabato: dalle 10:00 alle 22:30. Biglietto intero: € 12,00, ridotto: € 9,50. 

 

 

 

 

 

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