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Fogli e Parole d'Arte

Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.

Fogli e Parole d'Arte è diretta da
Andrea Bonavoglia (Roma)
e distribuita on line dalla società Ergonet di Montefiascone (Vt).

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La prima versione on line di Fogli e Parole d'Arte, definitivamente chiusa all'inizio del  2012, aveva raccolto oltre 600mila contatti tra il 2007 e il 2012.

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Azimut/h. Continuità e nuovo, a Venezia

 

fig. 1

Il terremoto creativo, conditio sine qua non per la ripresa culturale italiana ed europea del dopoguerra, è il fulcro della mostra Azimut/h presso la Peggy Guggenheim Collection di Venezia, probabilmente una delle più fruttuose testimonianze di quella irriverente creatività che ha permesso lo sviluppo e la presa di coscienza di quello che noi oggi definiamo e percepiamo come contemporaneo.

La mostra, suddivisa in sei sale secondo un processo filologico, vuole riproporre, all’interno di un ambiente chiuso, la dinamicità di quei celebri undici mesi (da settembre 1959 con la pubblicazione del primo numero della rivista fino al luglio 1960, con la chiusura definitiva della galleria) responsabili di essere elemento agitatore, bollicine, spazio di azione all’interno di uno contesto precedente considerato quieto e accademicamente riversato su se stesso.

La Milano del dopoguerra, simbolo del miracolo economico, è lo scenario prediletto per la nascita di Azimut/h, rivista e galleria fondate nel 1959 da Castellani e Manzoni; i due artisti divengono così responsabili di un notevole contributo dato alle neoavanguardie, attraverso un clima di radicale sperimentazione che produce una dialettica tra continuità e novità, mediante un processo critico che solo oggi comincia ad essere riconosciuto collettivamente, affrancandosi dal legame con i grandi protagonisti della scena artistica di quel periodo, fra tutti Fontana (che proprio grazie a queste personalità artistiche verrà traghettato all’internazionalità), Burri e Rauschenberg.

fig. 2

Gli intenti filologici e dialettici della temporanea, curata da Luca Massimo Barbero, si vedono in ogni singolo aspetto dell’esposizione nella quale ogni opera rimanda ad un elemento specifico della rivista creando una connessione imprescindibile tra parola ed immagine, portando al massimo livello il concetto stesso di contenitore, parte essenziale, ad esempio, della poetica di Manzoni, testimoniata da opere come Linee e Merda d’Artista.

I legami tra le finalità di Azimut/h e il suo influsso sull’arte, non solo nazionale ma anche internazionale, sono del resto esplicitati nella mostra Zero: countdown to Tomorrow 1950s e 1960s al Guggenheim di New York, occasione che permette di inserire la mostra della Peggy Guggenheim Collection all’interno di un discorso di più ampio respiro, facendola divenire a tutti gli effetti portavoce essenziale dell’arte contemporanea e delle ricerche artistiche ad essa connesse. L’idea che va quindi a svilupparsi, è che la mostra veneziana non sia una riduzione di quella newyorkese ma una precisa monografia, tassello fondamentale di un aspetto più vasto analizzato dalla sede americana e che entrambe dipendano, nella loro indipendenza curatoriale, strutturale e spaziale, in realtà l’una dall’altra: un modo sicuramente diverso per ricordare che la cultura artistica non subisce limiti di sorta, se non barriere imposte dalla mente umana.

E tali barriere vengono sicuramente scardinate nelle sale della Peggy Guggenheim Collection, attraverso una mostra che lo stesso curatore definisce giovane, non solamente riferendosi all’arte proposta e al nuovo interesse per tale periodo, ma in quanto concepita per essere visitata dai giovani: una mostra giovane per i giovani, attraverso la quale è possibile ricreare nell’odierno quella dialettica tra continuità e innovazione. I ragazzi sono chiamati ad essere gli spettatori privilegiati per scoprire un’arte che spesso viene tralasciata nei vasti programmi scolastici ministeriali o trattata marginalmente, un’arte che rivela la sana arroganza e ribellione di quelle generazioni che non si sono arrese ma hanno lottato per cercare di cambiare il mondo, non importa se esso era semplicemente quello dell’arte. La rivoluzione operata da Azimut/h è una rivoluzione formale ed intellettuale che parte dal campo artistico per dipanarsi in differenti campi del sapere, una visione ante litteram dell’odierno, e quanto mai inflazionato, “stay hungry stay foolish” di Steve Jobs.

fig. 3

Impossibile per chi ha uno sguardo fresco e non ancora completamente compromesso dall’età, ma non solo da quella, ignorare la fame metaforica e la follia che ha invaso gli animi di Manzoni e Castellani, il loro essere diversi ma non del tutto distanti dai loro mentori, il rispetto per la genialità artistica attraverso un’apparente irriverenza, soprattutto di Manzoni, che trova eccellenti precedenti, fra tutti il Dada.

Si evince, quindi, come la teatralità insita in Azimut/h abbia aperto la dimensione del concettuale, undici mesi germinali che insinuano l’equivoco come espressione vitale dell’arte e nell’arte.

 

Didascalia delle immagini

Fig. 1, Lucio Fontana, Io sono un santo, 1958, tagli e inchiostro su carta telata naturale beige, 50x60. Fondazione Lucio Fontana Milano, © Fondazione Lucio Fontana, Milano, by SIAE 2014.

Fig. 2, Enrico Castellani, Superficie bianca, 1959, acrilico su tela, 114x146 cm. Collezione Maria Teresa Venturini Fendi, © Enrico Castellani, by SIAE 2014.

Fig. 3, Piero Manzoni, Merda d’artista, maggio 1961, scatoletta di latta, carta stampata, altezza 4,8 cm, diametro 6 cm. Fondazione Piero Manzoni, Milano, in collaborazione con Gagosian Gallery. © Fondazione Piero Manzoni, Milano, by SIAE.

 

Scheda tecnica

Azimut/h. Continuità e nuovo, fino al 19 gennaio 2015, Collezione Peggy Guggenheim, Venezia. Chiuso il martedì.

Ingresso: 14 euro; anziani oltre i 65 anni 12 euro; studenti fino ai 26 anni 8 euro.