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Fogli e Parole d'Arte

Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.

Fogli e Parole d'Arte è diretta da
Andrea Bonavoglia (Roma)
e distribuita on line dalla società Ergonet di Montefiascone (Vt).

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La prima versione on line di Fogli e Parole d'Arte, definitivamente chiusa all'inizio del  2012, aveva raccolto oltre 600mila contatti tra il 2007 e il 2012.

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L’universo parallelo di Jan Saudek

 

Fig. 1

 

Per entrare nel mondo surreale di Jan Saudek occorre abbandonare l’incredulità.

La realtà delle sue immagini diventa l’unica possibile ed i personaggi raffigurati sembrano appena usciti da un carrozzone circense, governato da regole proprie che nulla hanno a che spartire con l’esterno.

Nato a Praga nel 1935, città nella quale vive fino all'età di 15 anni. Suo padre sopravvisse al campo di concentramento di Theresienstadt dove però morirono i suoi sei fratelli.

Inizia a dipingere prestissimo, a metà anni Cinquanta, presso la tipografia per la quale lavora. Dello stesso periodo la scoperta della sua prima macchina fotografica - una Baby Brownie Kodak – della quale afferma: "l'unica cosa che si può fare con questa macchina fotografica è caricare la pellicola, premere il bottone e fare la foto; ed è esattamente quello che ho fatto fino al 1963." Anno della prima mostra personale a Praga.

Da questo momento in avanti, decide di dedicarsi totalmente alla fotografia e vuole creare una sorta di book fotografico che parli delle persone del suo tempo, a patto che siano persone a cui è personalmente legato.

Ad inizio degli anni Settanta, scopre quello che diventerà il suo studio e sinonimo della sua arte ovvero il muro di uno scantinato decadente. A questo punto la sua reputazione è internazionale. Lavora con artisti quali: Paule Pia, Karsten Fricke, Jean-Pierre Vorlet e David Travis dell’Istituto d'arte di Chicago.

L’anno decisivo è il 1983, in cui viene pubblicata la prima monografia a lui dedicata: "Il mondo di Jan Saudek", in lingua inglese, tedesca e francese. Da qualche anno, ha iniziato a colorare le sue stampe in bianco e nero.

Nel 1984, dopo anni di lavoro in una fabbrica, gli viene concesso un permesso dal lavoro in quanto fotografo ed ora, libero dal vincolo del salario settimanale, dedica tutte le sue capacità alla fotografia. Diventa membro dell'Unione Artisti Cechi; associazione che lo aveva ignorato a lungo.

Dopo numerose collettive, è l’ampia retrospettiva - dedicatagli nel 1998 dal Bergamot Station Arts Center – a rappresentare la consacrazione definitiva.Fig. 2

Ponendosi al di là della linea sottile che separa lo scatto fotografico dal lavoro su tela, l’opera di Saudek ci mostra scene terribili, al limite dell’orrido in cui corpi flaccidi si accoppiano, lottano, allattano o – semplicemente – ostentano se stessi al cospetto di un obiettivo privo di censure.

L’idea di ritoccare col colore l’immagine finita indica la necessità dell’artista di non collocarsi nel contemporaneo, ma di guardare – costantemente – al passato, al movimento estetico in generale ed al pre-raffaellismo in particolare.

Il risultato è quanto di più decadente la fotografia abbia proposto nell’ultimo secolo; non a caso Saudek ha deciso di pre-datare tutte le sue immagini al 1800, quasi a voler creare un parallelo tra se stesso e i maestri vittoriani: Dante Gabriel Rossetti, William Hunt ma – soprattutto – Oscar Wilde.

Il Ritratto di Dorian Gray viene più volte preso in prestito affinché esca definitivamente dalla carta stampata e cessi di esistere esclusivamente nell’immaginazione dei lettori, per prendere definitivamente vita.
Per questo motivo, l’utilizzo di persone in carne ed ossa, come ad esempio ne:
Ida come una carta da gioco (Fig. 1), non è che un continuo rimando all’opera citata. I volti scarnificati ed i corpi sventrati fino alle viscere sono semplicemente lo stadio successivo alla decadenza vittoriana.Fig. 3

Il fotografo ceco, pur non risparmiando nulla allo spettatore, mantiene un alto livello di poesia e – dopo tante istantanee grottesche – è impossibile non soffermarsi di fronte a: Il Destino Cammina Verso il Fiume (Fig. 2); senza chiedersi dove si stiano dirigendo le tre figure e a quale orizzonte, a noi ignoro, stiano guardando. Non a caso, nel 1991, il gruppo americano dei Soul Asylum scelse10 anni della mia Veronika l’istantanea per l’album: Grave Dancers Union, dedicato a tutte le persone disperse.

Poiché il campo di battaglia di Saudek non ha né vincitore né vinti, ma vittime (in)consapevoli dello scorrere del tempo - esempio ne sia Dieci Anni nella Vita della mia Veronica (Fig. 3) - ed, allo stesso tempo, complici del suo obiettivo, costretti a guardare con compassione questi strambi personaggi che – in realtà – siamo noi.

 

Didascalie delle foto di Jan Saudek

Fig. 1, Ida come carta da gioco, 1984
Fig. 2, Il destino cammina verso il fiume, 1991

Fig. 3, 10 anni della mia Veronika, 1982

Sitografia
www.saudek.com
– Sito Ufficiale
http://saudek.hit.bg/
- Galleria delle maggiori opere

Scheda Tecnica
Jan Saudek, dal 27 febbraio al 27 aprile 2008, Padiglione d’Arte Contemporanea, Milano, Via Palestro, 14.
L
unedì 14.30–19.30, da martedì a domenica 9.30–19.30, giovedì 9.30–22.30. Ingresso € 6, ridotto € 4. Catalogo Federico Motta Editore

 

(Questo articolo, pubblicato il 4 marzo del 2008 nella precedente edizione della rivista Fogli e Parole d'Arte, al momento della ristampa nella nuova edizione era stato letto da 1063 lettori)