Leonardo in Abruzzo

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Passeggiando con Leonardo fra antichi borghi e paesaggi rupestri

L’Abruzzo è un territorio legato storicamente a una tradizione tessile molto antica. Essendo una regione a grande vocazione pastorale, da sempre ha prodotto la materia prima per la tessitura: i filati di lana. Già nel Quattrocento la famiglia di banchieri fiorentini de’ Medici cominciò ad occuparsi del commercio della lana e instaurò una fiorente attività commerciale, basandosi proprio sull’approvvigionamento di filati e tessuti di lana dall’Abruzzo.

La Via degli Abruzzi era ritenuta fra le più sicure, grazie alle tante fortificazioni esistenti, con torri di avvistamento, castelli e fortilizi.
La transumanza abruzzese, seconda solo a quella spagnola, si avvaleva dei tratturi regi o magni, strade erbose enormi: in Abruzzo se ne contavano cinque o sei, tra cui quella che dall’Aquila raggiungeva Foggia.
L’importanza di questo territorio nella produzione tessile durò fino alla seconda metà dell’Ottocento, quando il commercio della lana non fu più fiorente e, a causa della progressiva diminuzione del fenomeno della transumanza, questi territori a poco a poco si spopolarono.

Recenti studi hanno ipotizzato che alla fine del ‘400 Leonardo da Vinci sia venuto in Abruzzo, insieme al suo amico commerciante di stoffe Paolo Trivulzio, al fine di conoscere meglio la produzione tessile di queste zone. Leonardo non solo si interessò al paesaggio rupestre abruzzese, che lo affascinò profondamente, ma esercitò anche una sua influenza teorico-pratica sulla realizzazione di moderni e più efficienti telai, per tessere le stoffe prodotte in Abruzzo.
Leonardo da Vinci ebbe un legame significativo con l’Abruzzo, e lo visitò, probabilmente tra fine ‘400 e inizio ‘500, per esplorarne i paesaggi e le tecniche artigianali, recandosi in particolare a Sulmona, Celano, l’Aquila e Taranta Peligna. Recenti studi hanno collegato il famoso disegno “Paesaggio con fiume” (1473), realizzato da Leonardo a soli 21 anni e attualmente conservato agli Uffizi, alla Valle del Fucino, vista da Celano: il disegno, raffigurante una balza pedemontana abruzzese, dimostrerebbe il suo profondo interesse per le valli e i castelli di questa regione. Secondo alcuni studiosi l’artista sarebbe stato ospite nel castello di Celano, residenza gentilizia di Antonio Todeschini Piccolomini, che lo accolse dopo il sacco di Volterra. Sul verso della carta filigranata su cui fu realizzato il disegno lo stesso Leonardo scrive “Io, morando dantonio sono chontento”, che sta per “sono felice di stare [dimorare] in casa di Antonio [Todeschini Piccolomini]”.

I legami fra il genio del Rinascimento e l’Abruzzo vengono intensificati durante il viaggio, verosimilmente compiuto tra il 1498 e il 1501. «Volo cognoscere questo paese [che] tiene tante cose belle a vederse»: con queste parole Leonardo si riferisce a Sulmona, alla vigilia del suo viaggio in terra d’Abruzzo. Terminato il sodalizio con Ludovico il Moro, Leonardo lasciò Milano con il suo amico Paolo Trivulzio, mercante di stoffe, che si recava all’estremo Nord del Regno di Napoli per acquistare la preziosa lana degli altipiani aquilani.

La lana dell’Aquila era ritenuta la più pregiata sul mercato e veniva commercializzata sia come materia prima, sia come prodotto finito, in pezze e tessuti. A testimonianza di questi rapporti commerciali, rimangono a tutt’oggi nella toponomastica della città dell’Aquila i nomi delle strade in cui si erano stabilite le diverse comunità di mercanti: via Alemanni, via Veneziani, via Lombardi, solo per citarne alcune. Sembrerebbe che nel viaggio, tra le mete toccate, ci fosse anche Taranta Peligna, centro all’avanguardia per la produzione “di coperture per sopra a lo lecto”.

Leonardo, su richiesta del suo accompagnatore, realizzò disegni che raffiguravano i motivi decorativi delle coperte, attualmente conservati al Castello di Windsor, nella Royal Collection: questi motivi decorativi sono ancora in uso presso i tessitori locali. Ma la vera ragione di questa sosta a Taranta Peligna, territorio sotto diretta influenza fiorentina, sembra fosse, per Trivulzio, portare l’amico, geniale ingegnere, a studiare i famosi telai e gualchiere locali, realizzandone schemi da portare a Milano. Secondo alcuni studiosi, sembra che Leonardo, per poter studiare i telai, dovette lasciare in pegno disegni di putti e di fiori, gli stessi ancora oggi in uso nelle coperte abruzzesi: “messere Paulus Trivultio fa fare a me anco tanti dipinti fati sopra lo chartone per a le coperte per a sopra lo lecto che […] se fa fabricare […] quando ariva a Solmona”. Da lì a poco, i macchinari milanesi ebbero grandi migliorie in efficienza e velocità, a danno delle produzioni abruzzesi, che videro restringersi il mercato a causa di questa nuova concorrenza.

 

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 Secondo alcuni docenti dell’Università dell’Aquila, a confermare l’ipotesi di un viaggio in Abruzzo di Leonardo sarebbero alcuni bozzetti conservati nella Royal Collection. I disegni raffigurano alcuni paesaggi montani di alta quota, che presentano interessanti analogie morfologiche con i paesaggi del massiccio del Gran Sasso. Gli schizzi sembrerebbero raffigurare il profilo del Monte Prena, l’ampia insellatura del Vado di Ferruccio e il canyon dello Scoppaturo, nonché un aspro rilievo roccioso caratterizzato da guglie, che ricorda il profilo del Corno Grande del Gran Sasso. Questi disegni potrebbero essere stati realizzati durante il viaggio con Trivulzio, ma anche nel periodo in cui fu alle dipendenze di Cesare Borgia (1502-1503), in qualità di consigliere militare. Infatti, tra i compiti che il Valentino gli assegnò ci fu proprio quello del rilevamento delle fortificazioni, in vista del loro adeguamento alle nuove tecniche di assalto. Tra l’altro, non sarebbero gli unici disegni di Leonardo relativi a questi luoghi: nello schizzo D, contenuto nel codice L della Biblioteca dell’Institut de France, a Parigi, potrebbe essere riconosciuto il castello di Rocca Calascio. Osservando l’immagine, si nota l’assenza delle torri cilindriche, che sarebbero state quindi aggiunte successivamente al passaggio di Leonardo, dopo i primissimi anni del sec. XVI, nel quadro dell’adeguamento delle fortificazioni della zona alle nuove tecniche difensive contro l’assedio e alla difesa dagli attacchi di artiglieria. Lo stesso Leonardo in quel periodo approfondì queste tematiche in diversi progetti o disegni di fortificazioni e macchine da guerra.

 

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Un’altra conferma del passaggio di Leonardo nelle terre d’Abruzzo è certamente il fatto che gli schizzi e i bozzetti riferibili a questo periodo furono realizzati su carta della gualchiera di Celano, una fabbrica in cui veniva lavorato il cotone con cui si fabbricava la carta. Tale fabbrica, tutt’oggi esistente, era tra le più importanti del Medioevo: i maestri cartai di Celano, di Vetoio, dell’Aquila e di Sulmona erano rinomati in tutto il Regno di Napoli. La cartiera di Celano usava macchinari idrovori alimentati dall’enorme lago del Fucino. La carta, derivata dalla follatura del cotone, diveniva ultrasottile, rigida e resistente, e incorporava una filigrana che ne attestava l’autenticità: questa filigrana compare sulle carte usate da Leonardo per i suoi disegni. A questo proposito c’è anche da segnalare come il Codice Lauri, uno dei tre manoscritti apografi del Trattato della Pittura di Leonardo, venne realizzato sulla carta della cartiera di Celano. Il Codice, di proprietà della famiglia Lauri di Pescara, mai ristampato fino al 2019, è una copia manoscritta del Trattato originale, che fu compilato da Francesco Melzi, l’allievo più fedele del Maestro, nel 1540, venti anni dopo la sua morte. Questa copia, venuta in possesso della famiglia Lauri nel secolo scorso, fu eseguita nella seconda metà del XVII secolo tra Roma e l’Abruzzo, forse proprio nel territorio di Celano, come suggerirebbe la filigrana della carta che, osservata in controluce, rivela lo stemma e il nome della città marsicana. 

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In Abruzzo Leonardo non si limitò all’osservazione della natura e dei macchinari per la filatura della lana, ma intrattenne rapporti con personalità abruzzesi insigni, come Giovan Battista Branconio e Serafino Aquilano, celebre musicista. Branconio, orafo e protonotaro apostolico, fu un importante committente artistico, molto legato a Papa Leone X, presso il quale Leonardo avrebbe in seguito operato: nel 1514 egli realizzò per il Papa diversi studi per la bonifica delle Paludi Pontine, e anche il progetto per il loro prosciugamento. Questo lavoro, da realizzare mediante canali e macchine idrovore, venne commissionato e finanziato dal Papa, ma non vide la luce a causa della morte di questi. Secondo gli studiosi, questo progetto fu reso possibile grazie agli studi che Leonardo aveva fatto precedentemente sulle tecniche di prosciugamento del Fucino ad opera dei Romani. Giulio Cesare per primo aveva dato inizio a un iter per eseguire il prosciugamento, attraverso un vero e proprio incanalamento delle acque. La sua morte bloccò l’opera, che venne ripresa dall’imperatore Claudio fra il 42 e il 52 d.C. Egli, utilizzando tecniche di altissimo livello, aveva fatto scavare un canale sotterraneo, collegato a cunicoli e pozzi che dovevano far defluire l’acqua, per proteggere i paesi marsicani dalle inondazioni e rendere coltivabili i terreni portati all’asciutto. Nerone, alla morte del padre adottivo Claudio, non si interessò al mantenimento della funzionalità dei cunicoli, e solo dopo molto tempo, nel diciannovesimosecolo, l’opera fu compiuta da Alessandro Torlonia.

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Secondo gli studiosi, Leonardo si interessò alle opere realizzate per il Fucino dagli antichi Romani, progettando varianti e migliorie che poi riportò nel progetto di bonifica delle Paludi Pontine per Leone X: il progetto realizzato nel 1514 è sorprendentemente simile alla tecnica utilizzata per il Fucino. L’opera fu abbandonata per la morte di Leone X, ma il piano di lavoro risultava talmente efficiente che fu adottato da Alessandro Torlonia, quando intraprese il grandioso e costosissimo progetto del prosciugamento del Fucino. Ad Avezzano, sul soffitto dell’ingresso di Villa Torlonia, sopra l’affresco che rappresenta il Castello di Celano e il lago del Fucino è inserito il ritratto di Alessandro Torlonia fra quelli di Giulio Cesare e di Leonardo da Vinci: sono quindi raffigurati il primo ad aver avuto l’idea di prosciugare il lago, il mecenate che aveva realizzato questa impresa e il “genio” ingegneristico e idraulico che, con la sua tecnica e il suo studio, ne aveva resa possibile la realizzazione.

Tanti sono i “cammini” che hanno legato Leonardo da Vinci alla terra d’Abruzzo. Alcuni sono stati investigati, altri hanno bisogno di approfondimenti, altri ancora potranno essere scoperti: comunque questo viaggio avventuroso alimenta la nostra curiosità e la nostra fantasia.



Riferimenti su carta e in rete 

G. Ferrini, "Montagne d'Abruzzo in due disegni di Leonardo da Vinci" e F. Redi, "Leonardo e Rocca Calascio", in "Leonardo e l'antico", atti del convegno, Villa Adriana e Villa d'Este, Tivoli,  4-5 aprile 2019

M. Corridore, "Il genio di Leonardo nell'ampliamento di Rocca Calascio", 14 aprile 2019, il Centro, 14 aprile 2019

F. Proia, "Leonardo da Vinci in Abruzzo", in "Leonardo", n. 43, luglio 2019, pp. 10 e seguenti

"Il primo disegno di Leonardo da Vinci fu realizzato a Celano in Abruzzo. La scoperta", ArtTribune, 11 agosto 2021,

Lucia Celenza, "Leonardo da Vinci sulle vette d'Abruzzo", 17 settembre 2023, ilcapoluogo, 17 settembre 2023

Guerrato S.p.A., 2024, "Dalle sorgenti al lago", Guerrato

G. Izzi Benedetti, "Tratturi e transumanze. Le vie della pastorizia, tra Abruzzo e Puglia, e l’arte della lana che portò Leonardo a L’Aquila", 15 giugno 2024, ilmiogiornale.org

G. Izzi Benedetti, 27 giugno 2024, "Leonardo da Vinci a spasso per l’Abruzzo", Daily Cases Magazine


Didascalie delle immagini

  1. Leonardo da Vinci, Autoritratto, disegno a sanguigna su carta (1517 ca.), Biblioteca Reale di Torino.

  2. Leonardo da Vinci, Paesaggio con fiume (1473), Firenze, Gabinetto dei Disegni e delle Stampe delle Gallerie degli Uffizi.

  3. Leonardo da Vinci, Codice L, Schizzo D (part.), disegno, Bibliothéque de l’Institut de France, Parigi.

  4. Il Corno grande del Gran Sasso visto da Campo Imperatore.

  5. Castello di Rocca Calascio (XII-XVI sec.), con la chiesa di S. Maria della Pietà (1596).

  6. Celano, Castello Piccolomini (1392-1451).

  7. Foglio di carta di Celano con la caratteristica filigrana (coll. privata).

  8. Fara San Martino, Gualchiera Orsatti (inizio sec. XIX), macchinario per il trattamento della lana grezza.

  9. Coperta abruzzese con disegni tradizionali.

  10. Coperta abruzzese con disegni tradizionali.

  11. Leonardo da Vinci, Mappa delle Paludi Pontine (1514-1515 ca.), Castello Reale di Windsor.