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Fogli e Parole d'Arte

Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.

Fogli e Parole d'Arte è diretta da
Andrea Bonavoglia (Roma)
e distribuita on line dalla società Ergonet di Montefiascone (Vt).

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La decifrazione e l'indecifrabile nel ritratto di Ginevra Benci

 

LA DECIFRAZIONE E L'INDECIFRABILE:
L'INSOSPETTABILE CARTIGLIO SUL VERSO DEL RITRATTO DI GINEVRA BENCI

(con un contributo di Elisa Camera)

 

Vi chiedo perdono; io sono una tigre di montagna

Ginevra Benci

 

benci01

Risolvere un rebus non sempre risolve.

Nel caso del cartiglio celato nel ritratto di Ginevra Benci - nota 1 -, la soluzione in sé premia l’ostinato investigatore, ma lascia il retrogusto amaro di un quid indefinito e sfuggente.

Tra i quadri di Leonardo ce n’è uno - l’unico dipinto su pannello a doppia faccia - che riporta una scritta: una frase per la quale nessuno ha mai sospettato possa celarsi “sul rovescio” un messaggio.

Si tratta del “Ritratto di Ginevra Benci”, noto anche come “La Dama Liechtenstein” (dal nome dei principi che l’ebbero nella loro galleria per circa tre secoli). Gli studiosi concordano nell’identificare la giovane con Ginevra Benci, figlia di Amerigo e nipote di Giovanni Benci.

Esistono la precisa testimonianza dell’Anonimo Gaddiano (“ritrasse in Firenze dal naturale la Ginevra d’Amerigho Benci, la quale tanto bene finì che non il ritratto ma la propria Ginevra pareva”) e alcune lettere che provano un rapporto amichevole tra Leonardo e Amerigo di Giovanni Benci.

Si ritiene che il quadro sia stato eseguito da Leonardo nel 1474, in occasione delle nozze di Ginevra con Luigi di Bernardo Nicolini.

Tuttavia si è pure ipotizzato che il ritratto sia stato commissionato dopo tale data dal poeta e umanista veneziano Bernardo Bembo, con cui la Benci intratteneva una relazione platonica, durante il periodo in cui era Ambasciatore a Firenze (nel 1475 Bernardo Bembo aveva 42 anni e Ginevra 16, ed entrambi erano sposati: la loro relazione avrebbe coinciso con gli anni 1475-76 e 1478-80, in cui il Bembo svolgeva il suo incarico in quella città).

Le notizie biografiche pertanto alimentano il dubbio che il pallido volto di Ginevra riveli una malattia d’amore. Il pallore sarebbe stato una caratteristica della Ginevra storica, delle cui non buone condizioni di salute si lamentava il Nicolini, suo marito, per giustificare presso l’ufficio delle tasse la propria situazione finanziaria rovinata da costose e prolungate spese mediche.

Sul rovescio della tavola col ritratto c’è una natura morta di Leonardo, con un ramo di ginepro che si riferisce a Ginevra, a costituire una sorta di “simbolico ritratto”. Questa pianta sempreverde crea un giuoco di corrispondenze tra il suo nome e quello della donna: ginepro ha un’assonanza palese con “Ginevra”. I due rami di palma e di alloro che attorniano “a ghirlanda” il rametto di ginepro, alludono, secondo i più, alla moralità di Ginevra e al suo talento poetico .

Un nastro avvolto alla ghirlanda a mo’ di ornamento porta un’iscrizione in latino - VIRTUTEM FORMA DECORAT - che significa: “La bellezza adorna la virtù”. Quindi, la bellezza di Ginevra adorna la sua virtù, così come il nastro con la scritta, aggiunto ad avvolgere l’intreccio dei rami, abbellisce il rametto di ginepro.

benci02

Tuttavia potrebbe esserci anche un’altra verità: l’alloro e la palma che attorniano il rametto di ginepro comparivano nello stemma di Bernardo Bembo ed egli lo usava anche per decorare i manoscritti in suo possesso.

Ad esempio tale stemma decora la copia autografa di Bernardo dei “Commentarium in Platonis Convivium de Amore” del Ficino; ed inoltre il predetto stemma, disegnato da Bartolomeo Sanvito, con all’interno la scritta VIRTUS ET HONOR compare anche in un poema di Paolo Marsi. Si è pertanto pure ipotizzato che la ghirlanda dipinta da Leonardo sul retro del ritratto vada letta come la rappresentazione del suo desiderio di congiungere alla linea della sua famiglia l’amata Ginevra .

In ogni caso quella scritta, che non lasciava dubitare alcunché di recondito, in realtà nascondeva un segreto.

Infatti, le stesse lettere costitutive della scritta sul nastro che adorna il ginepro (simbolo di Ginevra stessa e perciò parte essenziale dell’iscrizione) sono costitutive di un’altra frase, calzante sotto ogni aspetto con il ritratto e la biografia di Ginevra, riportante la “firma” del pittore.

La chiave per la soluzione del rebus sta (come nel caso dell’altra decifrazione da me operata, a conferma di analoga metodologia crittografica) nella parola “iuniperus” (ginepro) aggiunta alla scritta del cartiglio in quanto elemento essenziale e costitutivo del ritratto.

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diventa
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1° VIRTUTEM FORMA DECORAT+ IUNIPERUS

occulta al suo interno il seguente messaggio da me decriptato:

2° VINCI PERITUS AUDET FORMARE TORUM

La verifica può essere fatta tramite cancellazione delle lettere biunivocamente corrispondenti.

Per rendere immediata la verifica quantifico le lettere che compaiono in identico numero complessivo di ventinove lettere nelle due frasi:

- n. 1 V

- n. 3 T

- n. 4 R

- n. 3 U

- n. 3 E

- n. 2 M

- n° 3 I

- n. 2 O

- n. 1 N

- n. 2 A

- n. 1 C

- n. 1 D

- n. 1 F

- n. 1 P

- n. 1 S

La frase contenente le medesime ventinove lettere celata per così dire “sul rovescio“ della scritta dell’insospettabile cartiglio, da me portata alla luce, contiene una serie di informazioni:

- innanzitutto la firma “VINCI”

- inoltre la descrizione “istantanea” di ciò che il pittore sta dipingendo: (una descrizione esatta, riferita a un dettaglio del piccolo dipinto: L’esperto Vinci osa formare il (giro di) nastro (alla ghirlanda)

- infine ha in sé alcune significative implicazioni, apportatrici di sviluppi.

Importa sottolineare l’esattezza del riferimento fatto con la parola TORUM al nastro avvolto intorno alla ghirlanda e la sua pertinenza nel contesto del dipinto e della storia fin nei particolari biografici relativi a Ginevra (così come ricostruiti dagli studiosi).

La parola TORUM non significa in questo caso soltanto “nastro avvolto alla ghirlanda”, in quanto può essere correlata pure con la situazione sentimentale di quel momento, vissuta da Ginevra Benci, così come ricostruita da storici e studiosi: infatti, come si è detto, la Benci era prossima al matrimonio con un uomo che - a quanto tramandato - non amava (e che probabilmente non l'amava). Perciò, in questo senso, il letto nuziale che per lei si andava preparando era anche un letto funebre. Nella sua ambiguità (quale parola portatrice di legame di amore e morte) la parola TORUS doveva sembrare perfetta a Leonardo per definire il nodo inestricabile che si andava chiudendo sulla virtuosa Ginevra. E mentre, sul rovescio del pannello, egli andava stringendo il nodo intorno alla ghirlanda (che era simile allo stemma del Bembo, da lei amato), sulla parte frontale una fitta trama (un vero ginepraio) si addensava in una sagoma tenebrosa sulla sua testa e la imprigionava…

A ben vedere anche il verbo AUDET non è di facile interpretazione.

L’esperto pittore “osa” dare forma, sulle due facce del dipinto, a quell’intrico inesplicabile di amore/morte, al nodo nuziale funesto che si andava formando nella realtà. “Osa” nel senso attenuato di “risolversi a” formare quel nodo (come dopo una esitazione, forse gravosa), di tentare l’impossibile impresa di dar forma a quel confuso dramma? Oppure “osa” nel significato più forte di cimentarsi, arrischiarsi nel senso di una sfida che si sa ardua? O nel suo osare nel dar forma è prevaricante l’idea della sperimentazione pittorica unita, nel segno del “conoscere”, a una sorta di lucido, sovrumano distacco?

O magari in quell’“osa” prevale l’ironia di fronte a se stesso, nel trovarsi a dover dare forma sulla tela a quella faccenda intricata e confusa, un autentico “ginepraio”?

O la frase è semplicemente la descrizione del gesto di dipingere il nastro ornamentale che avvolge la ghirlanda con al centro il rametto di ginepro simbolo di virtù?

L’analisi della frase VINCI PERITUS AUDET FORMARE TORUM contenuta nel corpus delle lettere della scritta VIRTUTEM FORMA DECORAT, comprendente il rametto “IUNIPERUS” ivi dipinto, aveva pertanto le seguenti caratteristiche che risultavano convincenti :

- a) era in un latino corrente e corretto, senza forzature di sorta

- b) rispecchiava ciò che era dipinto ed era riferita all’azione (reale e non si sa quanto “simbolica” né in che senso) che il pittore medesimo stava compiendo in quel “mo mento/contesto”

- c) conteneva la parola TORUM, assolutamente pertinente.

- d) era una espressione “diretta”, immediata (e al tempo stesso forse intrinsecamente ambigua) del pittore stesso, ed al contempo veicolava informazioni precise in riferimento a notizie biografiche e relative alla commissione del quadro

- e) soprattutto, conteneva il suo nome: VINCI.

La decifrazione, verificabile e falsificabile, si propone quindi come “matematicamente” esatta e conforme sotto il profilo della coerenza logico-testuale. Ma ciò che è logicamente e computabilmente esatto, (soprattutto nel caso di Leonardo), si conferma in arte indefinitamente sfuggente e portatore di molteplici dimensioni di significato e aperture interpretative.

Come se sotto il velo di colore sottile della scritta chiara in stampatello maiuscolo, e dietro la mano che formava sul nastro la frase e il suo segreto rovescio infine decifrato, si aprisse lo spazio indefinito e perturbante di un enigma insoluto: Leonardo da Vinci... that is the question

 

- nota 1 - Sono arrivata a formulare l’ipotesi, che si direbbe “inconcepibile”, dell’esistenza di una frase celata nel cartiglio del Ritratto di Ginevra Benci a partire dalla ricerca su di una frase fortemente enigmatica di un altro cartiglio (quello del Ritratto di Luca Pacioli del Museo di Capodimonte), contenente un messaggio alquanto criptico, decifrato con procedura metodologica analoga a questo nel 2010

Ideazione grafica: Ugo Cappello

 

BIBLIOGRAFIA

E. Forcellini, Lexicon totius latinitatis, Padova 1876-1925.

C. Du Cange, Glossarium mediae et infimae latinitatis, 1883.

Thesaurus Linguae Latinae TLL (cd-rom, 2004)

A. Ernout, A. Meillet, Dictionnaire étymologique dé la langue latine, Parigi 1959.

C. Daremberg, E. Saglio, Dictionnaire des antiquités greques et romaines, Parigi 1887.

Carla Glori - Ugo Cappello, "Enigma Leonardo: decifrazioni e scoperte. La Gioconda. In memoria di Bianca - La Ricerca", Edizioni Cappello, 2011

 

Analisi dei termini latini nella frase decifrata

VINCI PERITUS AUDET FORMARE TORUM

Contributo di Elisa Camera

Al fine di supportare la decifrazione del cartiglio, provando che la frase latina decifrata da Carla Glori ha senso morfologico e sintattico, presento il risultato dell'analisi dei singoli termini in essa presenti alla luce di una ricerca effettuata su testi della letteratura latina classica, medievale e umanistica (come da "bibliografia specifica" in calce), in cui i singoli termini sono stati usati in contesti o espressioni corrispondenti a quelli da lei scoperti, con particolare attenzione per il valore etimologico di ogni lemma.

PERITUS: dal latino Peritus, -a, -um un aggettivo della prima classe con un significato di "esperto conoscitore", ma, nel latino tardo, con il valore di "artistico" come in Ausonio Epist, 16,22: Suescat peritis fabulis simul jocari et discere. Qui potrebbe essere riferito a Vinci in forma sostantivata, traducibile con "artista", considerando anche l'assenza di un'espressione (composta da un genitivo, da in con ablativo, da ad più accusativo) che completi il termine specificando in quale ambito Vinci sarebbe esperto.

AUDET: terza persona singolare del presente indicativo del verbo semideponente audeo. -es, ausus sum, ere, "osare" oppure "volere". Qui è preferibile il primo significato. Questo verbo regge l'infinito che nel testo è dato da formare. 

FORMARE: infinito presente attivo del verbo formo, -as, -avi, -atum, are. "rappresentare, "plasmare". È una forma verbale che, con il suo primo significato, è riconducibile al lessico artistico-pittorico e come tale risulta perfettamente calata nel contesto della frase. 

TORUM: dal latino torus, -i, "filo" "nastro", che potrebbe costituire l'interpretazione letterale del termine. In riferimento all'immagine rappresentata nel dipinto, potrebbe assumere, come significato secondario, il valore di "letto nuziale" accettabile in accordo con le nozze imminenti di Ginevra; il termine torus ha anche il significato di "letto funebre, feretro". Leonardo farebbe qui una tacita allusione al matrimonio combinato a cui era destinata Ginevra che si sarebbe inevitabilmente rivelato per lei un'unione funesta e infelice.