Fogli e Parole d'Arte

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Goya, di Tzvetan Todorov


Goya
di Tzvetan Todorov, pubblicato nel 2011 in Francia e nel 2013 in Italia, rivela ancora una volta i due principali interessi dello studioso bulgaro-francese, l’Illuminismo da un lato e la natura umana dall’altro, quei medesimi aspetti che impregnarono e definirono l’opera del celebre pittore spagnolo. Francisco Goya è agli occhi di Todorov il perfetto esempio di come la storia si intrecci con l’espressione artistica, e di come l’Illuminismo rappresenti il momento di massima ricerca intellettuale nell’evoluzione del pensiero europeo.

La scomparsa di Todorov all’inizio del 2017 ha certamente lasciato un grande vuoto nella pubblicistica di filosofia, storia e arte, ma naturalmente i libri dello studioso gli sopravvivono, e ne mantengono intatta la grande cultura, la capacità divulgativa, l’eclettismo degli interessi. Goya nell’originale francese ha come sottotitolo À l’ombre des lumières (Nell’ombra delle luci), un modo sintetico, se non poetico, di definire la figura del pittore, vista da Todorov meno nel suo aspetto biografico che in quello pittorico. Sono ombre ossessive e terribili le linee scure dei disegni e delle incisioni che il pittore creava per descrivere la guerra, la violenza, la disumanità. E sono invece fatti di luce i quadri vivaci e in fondo ottimisti che ritraevano i volti e i luoghi dell’aristocrazia spagnola, per la quale Goya lavorò ai massimi livelli e dalla quale ricevette stima, denaro, e fama. Ma se sono ombre le immagini dell’orrore, è comunque perché la luce del pittore le colpisce e consente di vederle, e in questa contraddizione, o forse meglio in questa complementarità, la figura di Goya si apparenta a quella di un esploratore, di un antropologo, di uno psicanalista ante litteram. E’ immediata la costatazione che la luce razionale, la luce che nasce da Voltaire e dagli altri filosofi francesi, quella luce da cui certamente Goya fu abbagliato intellettualmente, consente tanto una visione ottimistica della natura umana, quanto una sua interpretazione del tutto tragica.

Goya fu certamente un uomo abile nel trovare committenza e popolarità, ma fu anche in grado di nascondere nelle sue opere segrete, a stento rivelate a pochi, una sorta di feroce introspezione; sono quelle opere segrete (comprese le celebri pitture nere dipinte ad olio su muro tra il 1819 e il 1823) che oggi lo trasformano in un genio artistico tra i maggiori della storia.

Todorov ci racconta Goya nella sua vita esteriore, ma senza entrare in minuzie biografiche, e riserva quindi all’analisi approfondita delle opere la ricerca della sua vera e segreta personalità. La nostra lettura procede tra pochi fatti esistenziali e molti quadri, e qui il lettore va avvertito che il libro, edito da Garzanti con il corredo di 42 immagini in b/n e di 24 a colori, tratta di almeno trecento opere tra disegni, incisioni e quadri, e che vale quindi la pena di affiancarlo e integrarlo con un catalogo completo. [Esiste un ebook di ottima qualità con l’opera completa di Goya, pubblicato da Delphi]

La vita di Goya (1746-1828) fu segnata profondamente dalla malattia – di natura non chiara – che lo lasciò sordo nel 1793 , quando aveva 37 anni ed era un pittore affermato. Todorov segue in particolare la corrispondenza del pittore per delineare come la conoscenza e la vicinanza con la morte e con la malattia ne abbiano certamente modificato l’indole, o forse accentuato alcuni caratteristiche latenti. Con una forse eccessiva simpatia e tolleranza per le scelte professionali di Goya, l’autore non lo accusa mai di ipocrisia, ma ne svela la capacità mimetica, per cui ritratti e scene sacre continuano a nascere dal suo pennello con la giusta quantità di luce, di sfarzo e di devozione, mentre dalla matita e dagli strumenti dell’incisore escono immagini macabre, grottesche, satiriche, e spesso intrise di un desolato pessimismo della ragione.


Queste incisioni, prodotte dal maestro in tirature spesso limitate e del tutto “private”, sono numerosissime e raccolte di volta in volta sotto titoli espliciti, come Capricci e Disastri della Guerra. Non c’è soltanto il celeberrimo Sonno della ragione tra di esse, e Todorov ci guida in un’analisi serrata delle violente e incalzanti immagini che Goya seppe creare per descrivere incubi, orrori, violenze. Con esse, in bianco e nero, sottolineate da didascalie, costruite secondo sequenze logiche, siamo in effetti davanti a uno stile pittorico mai sperimentato, fatto di linee e macchie, a volte appena abbozzato, ma sempre pungente come una lama che entra nella pelle: Goya è già Daumier mezzo secolo prima di Daumier, è già Kirchner e Kollwitz un secolo prima di Kirchner e Kollwitz, ed è un fotografo dell’orrore, come certi reporter che entrarono nei lager nazisti, un secolo e mezzo prima dei lager nazisti.

Todorov insiste in particolare su questo Goya, per buona parte trascurando il Goya ufficiale, che forse poteva meritare maggior spazio soprattutto per ricostruirne la notevole carriera pubblica alla corte dei re di Spagna. Ma Todorov ha perfettamente ragione nel farci capire le idee del pittore espresse nelle sue linee. L’inconscio, la natura umana, le follie dell’odio e della violenza, escono nitidi e definiti dall’arte di Goya come se fossero scritti nelle pagine scientifiche di Freud.

 

Scheda tecnica

Tzvetan Todorov, Goya, , Milano, Garzanti Libri (trad. E. Lana) 2015, 293 p., EAN: 9788811687979, 20 €

 

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